giovedì, Dicembre 1, 2022

“Non mi accontento di vivere una vita sola”: Klara Murnau, il detective privato che gira il mondo in cerca di verità

Abbiamo incontrato Klara Murnau, il detective privato a capo della prestigiosa agenzia di investigazioni Europol. Tra curiosità, aneddoti e citazioni letterarie, ecco quello che ci siamo raccontati.

Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato da teatrante e una generale tendenza a perdersi nei vicoli di una fin troppo vivida immaginazione. Ama in egual misura la scienza e la poesia, qualunque forma quest'ultima assuma, e si spende da tempo per la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita.

Doti imprescindibili per diventare un bravo detective privato: grande capacità di ascolto, abilità decisionale, intuito per le prove e una gran dose di pazienza. Punti extra se, alle skill descritte sopra, si aggiungono poliedricità, comprensione degli aspetti più bizzarri dell’animo umano e quell’aura di fascino, tipica di chi si sente a proprio agio in qualsiasi pelle e in qualunque angolo del mondo.

È a questa esatta descrizione che corrisponde Klara Murnau, detective di origini cagliaritane con una storia che l’ha portata un po’ dappertutto, una figura sopra le righe che non abbiamo potuto fare a meno di inseguire.

Cosa vuol dire essere un detective privato nel mondo moderno

Bisogna essere un po’ un enigma in se stessi per far luce sugli enigmi posti da un lavoro insolito, ed è così anche per la Murnau. Incontrarla è come leggere un libro il cui narratore decide di lasciare spazio soprattutto ai sottintesi: Klara si racconta, ma non troppo, condivide con piacere aneddoti e curiosità su se stessa e il suo lavoro, sempre nel rispetto di quel non detto, che è necessario per proteggere un’etica fatta soprattutto di gestione delle informazioni.

Del resto è così che lo si immagina un detective privato: un po’ Sherlock Holmes, un po’ Mata Hari, una figura fuori dal tempo che il tempo ha attraversato per secoli, muovendosi con cautela, mai invisibile, ma sempre inosservata.

Leggi anche: “Che nessun talento sia lasciato indietro!” – Alessia D’Epiro, la coach delle imprenditrici

Klara Murnau, da detective privato in giro per il mondo a webstar

Il che può sembrare un controsenso visto che, da un po’ di tempo a questa parte, la bionda detective si sta affermando anche come web star: sua è la seguitissima rubrica Corna e Cappuccino, meglio nota come il Vlog sul Tradimento e le Relazioni dove l’etica è un’opinione.

Ma, per chi sa come muoversi, anche coniugare due mondi diventa possibile: al di là dell’aspetto da femme fatale, è d’obbligo ricordare che la Murnau è Chief Executive Intelligence di Europol, agenzia di investigazioni private, che da oltre mezzo secolo opera su tutto il territorio nazionale grazie a una rete capillare di detective e informatori.

Abbiamo catturato Klara nello spazio tra un viaggio e l’altro, lei che ama definirsi un po’ dada e un po’ bohémienne, per farci raccontare i lati meno conosciuti della vita di un detective privato. Ecco cosa ci siamo raccontati.

Klara Murnau, l’intervista

Leggi anche: Francesca Gasperi e Eugenia Capanna, due donne in pista

Prima di cominciare, una domanda è d’obbligo: investigare è un sogno che hai inseguito oppure, come spesso accade, è la professione che ha inseguito te?

Onestamente, questa professione è arrivata nella mia vita quasi per caso. Non avevo mai, e dico mai pensato di diventare un Detective: infatti i miei studi dell’epoca e i miei interessi erano orientati verso tutt’altro. Diciamo, per farla breve, che sono stata “reclutata” da una famosa e importante agenzia a 24 anni, poiché rientravo in alcuni parametri ritenuti interessanti per uno specifico caso di cui si stavano occupando. Andò molto bene e, da lì in poi, il resto è storia.

Quanto è diverso lavorare come Investigatore Privato rispetto a farlo per gli organi ufficiali?

Questa è una domanda a cui è difficile rispondere in poche righe, in quanto il mestiere dell’investigatore privato varia sostanzialmente da paese a paese e le possibilità dell’investigatore italiano hanno – ahimè – niente a che vedere, ad esempio, con quelle di un investigatore americano. Lo stesso vale per gli organi ufficiali.

In Italia ogni corpo ha il suo reparto investigativo specializzato per specifiche indagini. La stessa figura del criminologo nel nostro stato non ha la stessa rilevanza che possiede negli USA, in quanto non regolamentata da nessuna norma e non inscrivibile in nessun albo. Per sfatare alcuni dei miti più comuni in materia non basterebbe una giornata.

Ma, tornando alle PI, bisogna considerare che sono disciplinate dal Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, dal Codice di Procedura Penale e dal Codice Deontologico dell’Investigatore. Possiamo fare meno di quel che si pensa, portare più di quel che ci si aspetta e abbiamo tante, tante responsabilità che, come privati cittadini possessori di licenza prefettizia e appositi studi per operare, pesano come un macigno al collo.

Sui tuoi canali social ti definisci una ‘spia di incerte origini in perenne ritardo’. Vale anche per il lavoro? Esiste un arco temporale entro il quale le commissioni vanno portate a termine e in che modo i tempi lavorativi vanno gestiti?

I social sono un potente mezzo di comunicazione con cui veicolare informazioni, creare contenuti o semplicemente passare il tempo.

Io li uso in maniera molto fluida senza connetterli prettamente al mio lavoro, in primis perché ho grande rispetto per la sensibilità di alcuni degli argomenti che tratto – trovo che Instagram o Facebook non siano il luogo dove parlare a prescindere di qualunque cosa – e infine perché non ne ho davvero il tempo. Quindi sì, nella vita privata sono spesso in ritardo, e questo perché, nel mio mestiere, precisione e puntualità sono inderogabili e vengono prima di tutto.

Una precisazione importante va fatta sulle tempistiche delle indagini private: non esiste quasi mai l’investigazione con durata a obiettivo. L’arco temporale in cui verranno svolti i casi accettati viene deciso insieme al cliente al momento della stesura del mandato investigativo.

Nell’immaginario comune, gli investigatori privati si occupano quasi esclusivamente di scoprire relazioni adulterine. Sfatiamo questo mito: qual è la commissione più insolita che hai accettato durante la tua carriera?

Le indagini matrimoniali – tenendo presente che anche all’interno di questo genere di investigazioni non si affronta solo la raccolta prove di eventuali tradimenti – possono essere all’ordine del giorno in un’agenzia e, con un tasso di separazioni così alto come si ha oggi, potete immaginare quante persone hanno necessità di difendere un loro diritto in sede giudiziaria.

Sotto il grande cappello delle investigazioni ed intelligence si trovano una moltitudine di possibili casi che garantiscono una raccolta di prove utili ai fini di una tutela.

Se dovessi menzionarne uno particolarmente stravagante, ricordo quello di una bonifica ambientale nella gran tenuta di una famiglia convinta di essere spiata – per motivi troppo lunghi da spiegare ora – e che arrivò al punto di contattare un medium e far esorcizzare l’abitazione. Vista la casa e i soggetti, all’epoca trovai più probabile la presenza del demonio che di eventuali microspie, ma l’avvocato ci teneva svolgessimo il servizio e quindi…

Ancora un mito da sfatare: ‘quello che fai prima o poi si viene a sapere’. Ti è mai successo, invece, di trovare qualcuno davvero bravo a nascondere le proprie tracce?

Dipende dal tipo di tracce di cui stiamo parlando. Se ci riferiamo ai classici traditori, no. La banalità del tradimento alla fine può essere sempre esposta. Se invece la questione è rivolta a situazioni con risvolti penali, la materia è decisamente più delicata e implica una infinità di variabili.

Tornando alle storie di vita vissuta, adesso siamo davvero curiosi di conoscere la cosa più singolare che ti è successa durante un’indagine.

Singolari potrei dire, perché sono tante. Tra queste, probabilmente il caso legato ad un giro di malavita connessa al business delle pompe funebri in sud Italia. Passai notti a studiare carte all’interno di una casa funeraria e a seguire travestita un carro mortuario che trasportava tutt’altro che salme nella splendida cornice del Cilento.

Leggi anche: Lavori in corso per due sequel di Diabolik. Manetti: “Lavoriamo più di prima”

Domanda tecnica: quanto è più semplice il tuo lavoro nell’era social? O magari questa sovrabbondanza di informazioni, spesso condivise volontariamente, può creare false piste o confusione?

Qualche anno fa ricorrere a tecniche di Osint sui social era la mano divina che correva in aiuto per collegare persone e momenti.

Oggi è sempre più complicato, ma più che per possibili abbagli – questi sono generalmente appannaggio di wannabe detective – grazie alle impostazioni più stringenti delle regolamentazioni della privacy e soprattutto, in alcuni casi, grazie finalmente a una maggior consapevolezza nell’utilizzo di Internet. L’educazione digitale è fondamentale, qualunque sia l’utilizzo che vogliamo farne.

Parliamo del lato umano della tua professione. In che modo ti rapporti alle umane fragilità quando lavori? Un freddo distacco è necessario, oppure a volte c’è spazio anche per il coinvolgimento emotivo?

L’analisi dei fatti è necessariamente sempre fredda ed oggettiva. Per natura sono una persona molto obiettiva, ma questo non esclude la possibilità di lasciar spazio ad una connessione empatica con i miei clienti.

Come dico sempre loro: “Durante il periodo del mandato sarò la tua/vostra migliore amica, nessuna paura ne vergogna e diamoci da fare per risolvere questo caso/rogna.” Credo fortemente che la verità renda liberi. Sempre.

Leggi anche: Ambra Angiolini e Allegri si sono lasciati. La figlia di lei: “É stata tradita. Il tapiro andrebbe a lui”

Molti dei tuoi contenuti social hanno toni da Belle Époque e spesso ritraggono luoghi intrisi di arte e cultura. In quale periodo storico ti sarebbe piaciuto rivestire il tuo ruolo da investigatrice?

Oh la la, in tutti i periodi ed in tutte le epoche! Questo è un mestiere antichissimo, se ne trovano tracce già nell’antica Grecia, antico Egitto ed impero Romano. Lo stesso San Tommaso, a modo suo, dimostrò delle velleità investigative nel non voler accettare il miracolo di Cristo sulla parola, arrivando a mettere il dito nella piaga per credere, il che non è poco.

Gli stessi inquisitori si dichiaravano investigatori sui generis e – ok, lo so – non ne sono usciti proprio benissimo con le loro indagini. Ovviamente non va escluso neanche il 1800, che vede l’âge d’or della mia arte nell’epoca vittoriana, dove sicuramente sarebbe stato entusiasmante trovarsi sulle tracce di Jack the Ripper, o a sfatare alcune delle famose séances che andavano tanto di moda, o essere una novella recluta della Pinkerton.

Non mi sono mai accontentata di essere una persona sola, volevo essere tutti, capire tutti. Ecco perché ho deciso di continuare su questa strada.

Leggi anche: Linguaggio inclusivo contro razzismo e sessismo, ne parliamo con Vera Gheno

Torniamo ai miti da sfatare. Secondo un pregiudizio diffuso, un’avvenente investigatrice sfrutta soprattutto le umane e mascoline debolezze per ottenere ciò che vuole. Possiamo dire che i tempi sono cambiati o, in fondo, le trame si ripetono?

Ognuno usa le armi a propria disposizione per ottenere ciò che vuole, e questo vale in qualunque ambito della vita, per qualunque mestiere e qualunque scopo, e con i diversi gradi dati dalla propria integrità e morale.

Io voglio pensare che educazione, personalità, buon gusto e intelletto aprano più porte di un bel faccino. Naturalmente non sono une ingénue e riconosco che la seduzione sia uno dei poteri al femminile, ma personalmente sono stata fortunata: con estrema rarità sono dovuta arrivare nel mio passato di undercover investigations a giocare la carta della gatta morta per ottenere le informazioni che mi erano necessarie.

Parliamo di detective letterari. Senza scomodare gli iconici Holmes e Maigret, dacci un giudizio tecnico sull’operato di questi tre detective nati da penne nostrane: il Commissario Montalbano, Dylan Dog e il Commissario Ricciardi.

Camilleri si è basato sul modello Simenon, creando un Montalbano iconico con molti parallelismi Magrettiani. La Sicilia è bella, i casi sono intelligenti e lui ama mangiare. Mangiare Bene. Già per questo, tra noi è amore.

Dylan Dog è sexy, emaciato, tormentato. Scova mostri e demoni, ha per assistente Groucho. Voglio essere Montalbano con il metabolismo di Dylan Dog e – sì – anche con Marx al seguito. I Watson non mi sono mai piaciuti, così come i vari Robin e Bat Girl, ma quella è un’altra storia.

Per finire, Commissario Ricciardi chi? Dev’essere qualche creazione di un giallista contemporaneo suppongo. Non lo conosco, mea culpa, ma credo che, come quasi tutti i Detective letterari, sia laconico, introverso, divorato da conflitti interiori e probabilmente un po’ sciatto. L’antieroe per eccellenza. Se mi sbaglio, beh, sicuramente ne varrà la lettura.

Leggi anche: “Niente è impossibile”: parla Valeria Cagnina, giovane promessa della robotica

Un’ultima domanda: una spia bohémienne ha un luogo che può chiamare casa?

klara murnau detective privato

Il concetto di casa per me è sempre stato davvero relativo. Ho vissuto in tanti luoghi e mi adatto con estrema facilità, così come mi lamento con ancor più leggerezza. Accuso con estrema rarità la nostalgia e sono sempre pronta a nuove esperienze, anche perché altrimenti la vita che faccio sarebbe impossibile da sostenere.

Sembra un cliché, quindi rispondo con sincerità: casa è dove c’è il mio cane… ed il mio armadio.

Leggi anche: OrtaggiTua! L’ecommerce di Roma per la frutta e verdura che non la manda a dire

Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato da teatrante e una generale tendenza a perdersi nei vicoli di una fin troppo vivida immaginazione. Ama in egual misura la scienza e la poesia, qualunque forma quest'ultima assuma, e si spende da tempo per la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita.

Ultime notizie