lunedì, Settembre 27, 2021

Disturbo ossessivo compulsivo: cos’è e come riconoscerlo

Dimentica i quadri perfettamente allineati e le mani sempre pulite: il disturbo ossessivo compulsivo è molto di più. Analizziamo una delle sindromi più debilitanti e meno comprese dei giorni nostri.

Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e psicologia. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

Matite perfettamente appuntite e distanziate, libri in linea con il bordo della scrivania e quaderni organizzati per dimensione e colore… se stai già pensando a una persona che soffre di disturbo ossessivo compulsivo, fai un passo indietro: non è affatto detto che tu abbia ragione.

Il disturbo ossessivo compulsivo è una condizione psichiatrica molto utilizzata nella cultura popolare per la creazione di personaggi di fantasia con peculiarità uniche eppure, proprio per questo motivo, molto poco conosciuta e capita. Si tratta di una sindrome che, se non trattata, può essere estremamente debilitante per chi ne soffre.

In questo articolo analizziamo nel dettaglio cos’è, come si manifesta e come si cura il disturbo ossessivo compulsivo, e quali sono le sue conseguenze sulla salute psichica e mentale di chi lo sperimenta.

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Cos’è il disturbo ossessivo compulsivo, definizione medica

Il DOC, disturbo ossessivo-compulsivo, detto anche OCD – dall’inglese obsessive-compulsive disorder – è una sindrome che si manifesta in una gran varietà di forme, la cui caratteristica principale è l’anacasmo, cioè la presenza di pensieri ossessivi e/o di compulsioni che hanno lo scopo di esorcizzarli o tenerli sotto controllo.

In passato era classificato tra i disturbi d’ansia, mentre nel DSM-5 è stata creata una categoria specifica dedicata ai disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo che, oltre al DOC vero e proprio, comprende diverse sindromi come il disturbo da accumulo, la tricotillomania e la sindrome da acquisto compulsivo.

Si stima che sia diffuso tra il 2-3% della popolazione di molti stati e che ne soffra all’incirca 1 individuo su 50 tra adulti e adolescenti. Nella metà delle persone, i sintomi possono insorgere prima dei vent’anni e manifestarsi per più di un’ora ogni giorno. Può convivere con altre sindromi come attacchi di panico, disturbi dell’umore o fobie specifiche.

Cause del disturbo ossessivo compulsivo

Sebbene i meccanismi alla base del disturbo ossessivo compulsivo siano stati identificati in una disfunzione nella trasmissione della serotonina tra i neuroni del cervello, le cause di questa disfunzione sono ancora dibattute.

È possibile che si tratti esclusivamente di una questione biologica, ma non è escluso che la causa possa essere anche dovuta a una serie di comportamenti acquisiti, particolarmente in individui geneticamente predisposti. Questa seconda ipotesi, in particolare, apre al dibattito: è il DOC a influenzare il funzionamento del cervello per primo o è più valido il contrario? In ogni caso, le strutture cerebrali collegate alle manifestazioni del DOC sono state identificate con una certa precisione.

Sono in fase di studio anche ipotesi relative a un’origine autoimmune o a una disfunzione dei gangli basali, oltre a diversi studi sull’origine comportamentale della sindrome, ad esempio riguardo all’influenza di figure importanti, come genitori e parenti, affette da DOC durante l’infanzia e l’adolescenza.

Sintomi del disturbo ossessivo compulsivo, come riconoscerlo

Disclaimer: questo articolo è redatto a titolo informativo, allo scopo di promuovere la consapevolezza sulle malattie mentali e l’abbattimento dello stigma ad esse legato. Non utilizzare questo articolo per l’autodiagnosi: se ti riconosci nei comportamenti riportati di seguito, rivolgiti a uno specialista per una valutazione professionale.

Come dicevamo in apertura, il DOC si manifesta sotto forma di ossessioni e/o compulsioni che hanno lo scopo di tenere le prime sotto controllo.

La diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo deve essere effettuata da un medico specialista a seguito di un’accurata osservazione sul paziente. Perché si possa parlare di DOC – in assenza di altre patologie che potrebbero anch’esse presentarsi sotto forma di ossessioni, come ad esempio un disturbo d’ansia – è necessario che i sintomi ossessivi e/o compulsivi si manifestino per più di un’ora ogni giorno, con un conseguente spreco di tempo che interferisca pesantemente sullo svolgimento delle normali attività quotidiane e sociali.

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Cos’è un pensiero ossessivo

disturbo ossessivo compulsivo

Per comprendere la natura altamente debilitante del disturbo ossessivo compulsivo, bisogna comprendere cosa si intende esattamente con la definizione di pensiero ossessivo. A causa della leggerezza con cui il termine ossessione viene utilizzato nel linguaggio quotidiano e dei media, questa condizione è spesso sottovalutata. Quello che nella cultura popolare viene definito ossessione è più generalmente un pensiero ricorrente.

Un’ossessione è un pensiero, un dubbio, una paura o un impulso persistente che monopolizza in maniera totale l’attenzione di chi lo sperimenta. Questo tipo di pensiero è invadente e, quando si manifesta, non può essere neutralizzato in alcun modo, né tenuto sotto controllo cercando di razionalizzarlo. È come se davanti agli occhi della persona ci fosse uno schermo che trasmette ripetutamente la stessa scena impedendo al soggetto di focalizzarsi su qualsiasi altra cosa. È diverso dalla ruminazione, che consiste anch’essa nel ritornare continuativamente sullo stesso pensiero ma in maniera volontaria, mentre l’ossessione si manifesta contro la volontà del soggetto.

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Tipologie di ossessione nel disturbo ossessivo compulsivo

Le ossessioni ricorrenti nel DOC sono generalmente ascrivibili a diverse categorie:

  • Ossessioni di contaminazione: chi ne soffre sperimenta una grande paura di essere entrato in contatto con sostanze pericolose, virus o batteri che potrebbero avvelenarlo o comprometterne lo stato di salute.
  • Ossessioni aggressive e di danno: in questo caso il soggetto potrebbe essere ossessionato dal pensiero di fare del male – in maniera volontaria nel primo caso e involontaria nel secondo – a se stesso o alle persone a lui care. In questa categoria sono compresi i dubbi legati al non aver effettuato correttamente azioni come chiudere il gas o aver spento la luce.
  • Ossessioni di tradimento: il soggetto potrebbe essere preda di pensieri intrusivi sulla possibilità di essere tradito dal proprio partner, oppure – al contrario – sull’inadeguatezza di quest’ultimo e considerare l’ipotesi di stare con qualcun altro.
  • Ossessioni sessuali, di pedofilia o omosessualità: in questo caso il soggetto è preda di fantasie o impulsi dal contenuto erotico. Queste ossessioni potrebbero essere rivolte a soggetti sconvenienti, come ad esempio dei bambini, oppure mettere in discussione l’orientamento sessuale di chi li sperimenta.
  • Ossessioni superstiziose: si tratta di immagini legate a eventi negativi che si verificheranno se non verranno seguite determinate regole. Questi pensieri spesso vengono esorcizzati con la ripetizione di gesti percepiti come magici o con la preghiera.
  • Ossessioni blasfeme: in questo caso il soggetto è ossessionato da contenuti come bestemmie o insulti ai defunti, oppure sperimenta fantasie di tipo sessuale rivolte a immagini sacre o rappresentazioni del divino.

Altra caratteristica delle ossessioni del DOC è che il soggetto è cosciente del fatto che i pensieri siano un prodotto della propria mentenon si tratta, quindi, di allucinazioni, psicosi o di un qualcosa che egli percepisce come reale.

È a seguito della necessità di tenere sotto controllo questo tipo di pensieri intrusivi che possono essere messi in atto dei comportamenti compulsivi.

Cosa sono le compulsioni nel disturbo ossessivo compulsivo

Il fatto di rendersi conto che le ossessioni non siano razionali ma allo stesso tempo non essere in grado di contenerle può generale stati di forte ansia nei pazienti con DOC. Per questo motivo il soggetto può sentirsi obbligato ad effettuare una serie di operazioni e rituali che in qualche modo contrastano l’ossessione e hanno lo scopo di tenerla a bada.

Il contenuto dei rituali generalmente si oppone all’ossessione ad essi correlata: ad esempio, il soggetto può cercare di tenere a bada un’ossessione di contaminazione effettuando ripetutamente lavaggi o abluzioni, mentre al pensiero che si verifichi un evento negativo può contrapporsi la ripetizione compulsiva di un mantra o di una sequenza di gesti di controllo, e così via.

Questi rituali, che spesso vanno eseguiti secondo un ordine specifico e, se interrotti, vanno ripetuti dall’inizio, possono portare via anche ore e diventare parte della quotidianità del paziente. Interferire con l’esecuzione dei rituali può generare ancora maggiore ansia nella psiche di chi soffre di DOC.

Alcuni rituali possono essere legati alla ripetizione di azioni – toccare, mettere in ordine, controllare o regolare oggetti, camminare secondo una specifica successione di passi e seguendo un preciso tragitto – e quindi essere osservabili dall’esterno. Altri, invece, possono essere eseguiti mentalmente – contare, ripetere frasi o mantra – e risultare molto meno evidenti.

I rituali più comuni nel disturbo ossessivo compulsivo

  • Ripetizione di azioni riparatrici, come il lavarsi le mani per evitare contaminazione o ipocondria.
  • Controlli ripetuti per prevenire incidenti o disgrazie.
  • Adottare un sistema di conteggio specifico, ad esempio sistemare le cose in gruppi di tre o in insiemi di soli numeri pari o numeri dispari.
  • Imporsi limiti specifici entro cui compiere un’azione, ad esempio raggiungere il portone di casa in esattamente venti passi, oppure camminare senza mai poggiare il piede sulle fughe delle piastrelle.
  • Osservare o toccare tutti gli angoli di una stanza o posizionare gli oggetti in modo che siano puntati in una specifica direzione.
  • Ricercare simmetria nelle proprie azioni: ad esempio, se si calpesta una cartaccia con il piede destro, dover fare lo stesso col sinistro, anche a costo di tornare indietro e ripetere il tragitto.

Disturbo ossessivo compulsivo, esiste una cura?

Se non trattato, il disturbo ossessivo compulsivo può avere un decorso degenerativo e diventare sempre più invalidante per chi ne soffre. Inoltre è considerato una condizione cronica: intervenire con le corrette terapie è quindi un’azione irrinunciabile per il miglioramento della qualità della vita del paziente.

Attualmente non disponiamo ancora di una cura per il DOC, ma esistono diverse tipologie di trattamento che possono portare a una prognosi positiva. I trattamenti più utilizzati sono la psicoterapia cognitivo-comportamentale e il trattamento farmacologico.

I farmaci più comunemente utilizzati hanno lo scopo di inibire la ricaptazione della serotonina da parte del cervello, mentre, per quanto riguarda la psicoterapia, il lavoro si concentra sulla modificazione dei pensieri automatici e disfunzionali.

Il trattamento è, in ogni caso, modellato sull’esperienza personale del paziente.

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Esempi di disturbo ossessivo compulsivo nella cultura di massa

sheldon cooper disturbo ossessivo compulsivo

Come dicevamo in apertura, sebbene si tratti di una condizione poco compresa e conosciuta, nella fiction si fa ampio utilizzo di alcuni aspetti del disturbo ossessivo compulsivo per la delineazione di personaggi con caratteristiche peculiari. È molto comune trovare almeno un personaggio che ne è affetto nei film e nelle serie TV più popolari. La rappresentazione del DOC nella fiction può essere più o meno accurata, certo è, però, che spesso questa condizione viene utilizzata per la creazione di gag o effetti comici.

È questo il caso del personaggio di Sheldon Cooper, uno dei protagonisti della fortunatissima serie The Big Bang Theory. Sheldon ha una maniera inconfondibile di bussare – bussa per tre volte e dice ad altra voce il nome della persona che si aspetta di trovare dall’altra parte, il tutto ripetuto per tre volte – ed è visibilmente a disagio se la porta viene aperta prima che abbia finito. In un episodio della prima stagione si intrufola nottetempo nell’appartamento della vicina di casa per rimetterlo in ordine poiché il pensiero di avere un ambiente sporco e disordinato a poca distanza da casa sua gli impedisce di dormire.

In altre occasioni lo si vede scendere le scale recitando una filastrocca e tornare in cima alla rampa per ripetere il tutto se l’ultimo verso di questa non coincide con l’ultimo gradino. Inoltre si sente obbligato ricominciare daccapo quando viene interrotto mentre sta cantando una canzone e, in generale, venire interrotto mentre porta a termine qualcosa gli provoca un forte stress che si manifesta anche sotto forma di tic.

Un esempio simile è quello di Monica Geller in Friends: fissata con la pulizia e il controllo, Monica viene mostrata mentre pulisce i suoi stessi strumenti di pulizia, si offre di mettere in ordine l’appartamento di una vicina che non conosce dopo averlo solo intravisto e in un’occasione lava una macchina parcheggiata vicino a casa sua perché non sopporta di vederla sporca.

Tuttavia, in questi e altri casi, le ossessioni rappresentate hanno lo scopo di creare effetti esilaranti nel pubblico o, al massimo, di caratterizzare il personaggio come estremamente abitudinario e portato al controllo. La stessa Monica Geller non mostra mai di soffrire a causa della sua condizione. Raramente viene mostrato il profondo disagio che deriva dal non poter tenere a bada le ossessioni o l’intrusività dei rituali nella vita quotidiana.

Altre rappresentazioni di DOC nelle serie tv

scrubs disturbo ossessivo compulsivo

Diverso è il caso di Kevin Casey, personaggio interpretato da Michael J. Fox in due episodi della terza stagione di Scrubs, che ci mette davanti a una rappresentazione molto più accurata delle battaglie quotidiane di chi soffre di DOC. Il Dottor Casey viene inizialmente presentato come il classico stereotipo del genio stramboide: già alla sua prima apparizione ripete il suo ingresso per tre volte perché non riesce a far coincidere l’entrata in ospedale con il numero di passi che si era prefissato. Pur essendo considerato un luminare della medicina, ogni volta che lo vediamo in scena Casey mette in atto una delle sue fissazioni: ripete il suo nome ad alta voce ogni volta che firma o sigla un documento, tocca ogni singolo oggetto presente in una stanza quando vi entra per la prima volta, copre il collo di una bottiglia di birra con un sottobicchiere pulito ogni volta che beve un sorso e ne chiede un’altra se il sottobicchiere cade, costringendolo a ricominciare daccapo.

JD, il protagonista della serie, decide a un certo punto di affrontarlo e costringerlo a venire a patti con quelle che egli percepisce come stramberie. Ed è a quel punto che il profondo disagio derivante dalla sua condizione ci viene letteralmente sbattuto in faccia. Casey viene raggiunto da JD dopo che ha completato un’operazione chirurgica: è in bagno e sta compulsivamente lavandosi le mani senza riuscire a tenere a bada la sua ossessione di contaminazione. Il dialogo che segue lascia intendere che si trovi lì da ore, ed è talmente provato da essere sull’orlo delle lacrime. L’immagine del genio inizialmente trasmessa agli spettatori e agli altri personaggi si ridimensiona in quella di un essere umano impotente davanti ai demoni della sua mente. La sua battuta “Ognuno ha la sua croce da portare” è, a quel punto, l’unico sunto possibile per la sua condizione.

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Il DOC nei film

Altra rappresentazione interessante del DOC è il personaggio di Howard Hughes, interpretato da Leonardo DiCaprio,nel film The Aviator, che in un’iconica scena viene mostrato mentre si lava le mani fino a farle sanguinare a causa della sua crescente paranoia da contaminazione.

Altrettanto interessante è Hannibal Lecter che posiziona in maniera metodica gli oggetti sulla tavola, assicurandosi che le matite siano adeguatamente distanziate e allineate, un riflesso dell’altrettanto controllata modalità con cui consuma le sue vittime.

Molto sottile è invece la rappresentazione del DOC di cui soffre Pat Solitano Senior, interpretato da Robert De Niro, ne Il lato positivo. Il personaggio viene mostrato mentre impedisce a un amico di spostare alcuni oggetti che egli ha sapientemente posizionato in una precisa combinazione a scopo scaramantico. Tuttavia, la tranquillità con cui Solitano si interfaccia con la sua condizione lascia intendere che il suo DOC sia stato trattato: questo rende ancora più intenso il modo in cui interagisce con suo figlio, il protagonista del film, che soffre invece di un disturbo bipolare e rifiuta di sottoporsi ai necessari trattamenti.

Personaggi famosi affetti da disturbo ossessivo compulsivo

nikola tesla ocd

Diverse celebrità hanno pubblicamente dichiarato di soffrire di DOC, utilizzando la propria notorietà per sensibilizzare sull’argomento. Tra queste l’attrice Cameron Diaz, che ha dichiarato di essere talmente ossessionata dalla contaminazione da aver lavato via la vernice dai pomelli delle porte di casa sua a furia di pulirli. Leonardo DiCaprio, invece, ha dichiarato di non soffrire di DOC ma di avere tendenze compulsive in determinati contesti – ad esempio quelli legati alla ricerca della simmetria di cui parlavamo sopra – e di aver esplorato a fondo questa sua caratteristica per l’interpretazione del personaggio di Howard Hughes.

Howie Mendel, uno degli host più popolari dei talent show inglesi e americani, non ha mai fatto mistero della sua fobia di contaminazione, evitando accuratamente il contatto diretto con colleghi e partecipanti durante le dirette dei suoi programmi tv.

Menzione a parte merita Nikola Tesla, il geniale scienziato vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, che aveva un’ossessione per il numero 3. Ogni volta che era ospite in un albergo pretendeva che il numero della sua stanza fosse un multiplo di tre, ogni volta che visitava un luogo faceva tre volte il giro dell’isolato e chiedeva che i pasti gli fossero serviti insieme a diciotto tovaglioli. Inoltre contava il numero dei passi che faceva quando camminava, calcolava il volume dei liquidi che stava per bere o delle zuppe che stava per mangiare e i capelli delle altre persone gli davano repulsione al punto che li avrebbe toccati “solo con la punta di una pistola”.

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Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e psicologia. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

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