venerdì, 7 Maggio 2021

Il gas radon, nemico invisibile ma anche premonitore del terremoto

Tutto quello che bisogna sapere per difenderci dal gas radon, un nemico invisibile della nostra salute.

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

Non ci accorgiamo di respirare il gas radon perché è inodore, incolore e insapore. Non lo possiamo vedere o toccare, non lo possiamo percepire con i nostri 5 sensi. Eppure ci circonda, è disperso nell’atmosfera, ma quando raggiunge alte concentrazioni diventa pericolosissimo per la nostra salute.

Bisogna tenere la guardia alta e sapere tutto quello che è possibile su questo nemico invisibile.

Cosa è il gas radon

atomo di gas radon

Il radon è un gas nobile radioattivo, ha numero atomico 86 e il suo simbolo è Rn. Una sostanza è radioattiva quando il nucleo del suo atomo si può trasformare, quando quella sostanza dunque subisce una trasformazione nucleare ed emette per questo radiazioni ionizzanti, cioè che producono ioni quando attraversano la materia, anche quella degli esseri viventi.

Il radon è stato scoperto nel 1899 da alcuni scienziati dell’università Mc Gill di Montreal, in Canada, che però ancora non avevano capito di cosa si trattasse esattamente.

Di fatto, avevano rilevato che dal decadimento del Radio, del Torio e dell’Uranio si sprigionavano gas che restavano radioattivi per un tempo relativamente lungo. All’inizio questi gas, quando ancora non si era capito che si trattava di un elemento unico, venivano chiamati “emanazioni” ora di uno, ora dell’altro metallo radioattivo da cui venivano sprigionati.

Via via che questo fenomeno veniva studiato, si capì che le “emanazioni” potevano consistere in un nuovo elemento della famiglia dei gas nobili che è stato quindi inserito nella Tavola Periodica degli Elementi sotto il nome, appunto, di radon.

Nel 1909 il gas radon fu isolato, ne fu determinato il punto di fusione e il peso, e si scoprì che è il più pesante dei gas. In condizioni normali si trova allo stato gassoso ed è quindi molto facile inalarlo. Se respirato in grosse quantità e per un tempo lungo mette in serio pericolo la nostra salute.

Perché il gas radon è pericoloso

Mentre all’inizio del XX secolo si pensava che avesse proprietà terapeutiche, per cui veniva utilizzato contro l’artrite e nella cura del tumore, con l’andare del tempo il gas radon si è rivelato un vero nemico.

La sua radioattività veniva usata per uccidere le cellule cancerose ma più tardi si scoprì che le radiazioni ionizzanti emanate provocano la formazione di radicali liberi, ovvero un danno cellulare e dunque un aumento dei tassi di malattia, compreso proprio il cancro.

Studi epidemiologici hanno dimostrato un evidente legame tra l’inalazione di alte concentrazioni di radon e l’incidenza di cancro ai polmoni. La qualità dell’aria è fortemente minacciata dalla presenza di questo gas che, dopo il fumo, è la causa più frequente di neoplasie polmonari maligne.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attraverso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) ha incluso il gas radon nel primo gruppo delle sostanze cancerogene per l’essere umano e la United States Environmental Protection Agency (EPA) ha attestato che solo negli USA i decessi per cancro ai polmoni causati dal radon sono 21.000 l’anno, di cui 2.900 di persone che non hanno mai fumato. Questa sostanza tossica dunque è la prima causa di tumore ai polmoni in pazienti non fumatori.

In Italia ogni anno muoiono circa 35.000 persone di tumore ai polmoni. Purtroppo anche i dati sulla sopravvivenza dei malati affetti da questa patologia sono drammatici, infatti solo il 13% di loro sopravvive per almeno 5 anni dalla diagnosi. Almeno nel 10% di casi annui di cancro polmonare (quindi tra i 3.500 e i 5000) la causa scatenante è proprio il gas radon.

Al momento le forme di difesa più efficaci contro questa patologia e contro la contaminazione che la provoca, sono la prevenzione e la diagnosi precoce. 

Leggi anche “Prossima pandemia il cancro”, il grido d’allarme degli oncologi

Dove si può trovare il gas radon

Come abbiamo detto, a temperatura ambiente il radon si trova allo stato gassoso e viene sprigionato dal decadimento di metalli già di per sé radioattivi, come l’uranio. Le rocce e i terreni  ricchi di uranio, ma anche di roccia fosfatica, scisti, rocce ignee e metamorfiche come tufo, granito, porfido, gneiss e scisto e, in misura minore, di rocce comuni come il calcare, sono fonti pericolose di contaminazione da questo gas radioattivo che, anche a causa della sua pesantezza, si accumula più facilmente in aree sotterranee.

Può dunque trovarsi in alte dosi in miniere, grotte, catacombe, tunnel sotterranei, in misura variabile da luogo a luogo, ma può anche essere presente in alcune acque sotteranee, acque sorgive o sorgenti termali. Il pericolo per la salute dei minatori è noto sin dal XVI secolo, quando Paracelso descrisse i mala metallorum e il tedesco Georg Agricola mise in guardia i lavoratori sotterranei dal Bergsucht, il mal di montagna, raccomandando la ventilazione nelle miniere. 

Per ogni chilometro quadrato di suolo con circa 15 cm di profondità, è presente circa 1 grammo di radio che già di per sè sprigiona radon nell’atmosfera in piccole quantità. Estendendo il calcolo alla intera superficie terrestre, ogni anno vengono rilasciati 2,4 miliardi di curie (90 EBq) di radon e la concentrazione media di questo gas nell’atmosfera è di circa 150 atomi in ogni millilitro d’aria.

Ancora non si è capito quanto l’esposizione a basse dosi di radon sia pericolosa e che conseguenze abbia sulla salute. Si sa per certo che le emanazioni di questo gas, che si trovano allo stato solido sotto forma di polveri, sono altrettanto pericolose se inalate, in quanto sospese nell’aria o attaccate alle superfici. 

Ma la fonte più subdola di contaminazione da gas radon può essere all’interno degli ambienti della nostra casa o degli edifici che frequentiamo per studio o per lavoro.

Il gas radon è anche in casa

livelli medi indoor gas radon
Livelli medi di concentrazione indoor del gas radon in Italia per regione – Foto di ISPESL

Già nel 1950 si cominciò a documentare la presenza di gas radon nell’aria di locali chiusi. Solo negli anni ’70 però si è cominciato a fare una vera ricerca sistematica delle fonti di radon “indoor”, con l’obiettivo di individuare cosa ne determini la concentrazione e come diminuirne le quantità o eliminarlo completamente. 

Il cancro al polmone tra il 3 e il 14% dei casi è causato proprio dal radon all’interno delle abitazioni, la cui concentrazione varia a seconda delle zone più o meno ricche di metalli che lo sprigionano e dell’utilizzo o meno di materiali da costruzione che le contengono.  

Abbiamo visto come il suolo sia la fonte principale di emanazione del gas radon, di conseguenza questo nemico della salute si accumula soprattutto negli ambienti a diretto contatto con il terreno, come cantine, taverne, seminterrati, garage. Tuttavia, se presente in alte concentrazioni, può arrivare a contaminare anche i locali situati nei piani più alti.

Sono a rischio dunque pavimentazioni e pareti a contatto con il suolo e non adeguatamente isolate o che presentano fratture e fessure, tubature e canalizzazioni non ben sigillate, soprattutto se si vive in zone con più presenza di metalli che sprigionano questo gas tossico.

Come si misura il gas radon nell’atmosfera

La quantità di gas radon nell’atmosfera si misura generalmente in becquerel per metro cubo (Bq/m3). C’è un’altra unità di misura, più comune negli Stati Uniti: le picocurie per litro (pCi / L). In media nelle abitazioni le quantità presenti di radon sono di circa 48 Bq/m3 mentre all’aperto di 15 Bq/m3 ma il range di variazione è ampissimo.

Prima di misurare il gas radon all’interno di un edificio, oltre a conoscere le caratteristiche geologiche della zona in cui è stato costruito e i materiali utilizzati, bisogna fare altre considerazioni importanti. La concentrazione di radon infatti è molto variabile a seconda delle condizioni meteorologiche, delle temperature e delle stagioni.

Nelle case in zone in cui le temperature invernali vanno sotto lo zero, è possibile trovare più alte concentrazioni del gas che, intrappolato dalle superfici ghiacciate all’esterno, fuoriesce all’interno delle abitazioni dai pavimenti a contatto con il suolo. Si verificano inoltre altri particolari e complessi fenomeni per i quali, a seconda della stagione o dell’esposizione al sole, si creano moti convettivi nel terreno che favoriscono l’insinuazione del gas radon all’interno delle costruzioni sui pendii o alla base di essi.

Per via di tutte queste variabili in gioco, la valutazione della quantità media di radon presente all’interno di un locale deve avvenire con un monitoraggio a lungo termine, almeno di qualche mese, attraverso l’utilizzo di strumenti di misurazione in grado di rilevare la proporzione tra quantità di gas e tracce delle radiazioni da esso emesse. 

È bene misurare il radon negli ambienti più vissuti della casa, quelli in cui si passa più tempo, considerando, come abbiamo detto, che ai piani bassi e nei seminterrati ce ne è una maggiore concentrazione. 

Come fare per misurare il radon? 

• Ci si può rivolgere ad enti pubblici come le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) o a privati che utilizzeranno due tipi di strumenti: il misuratore attivo o il flussimetro passivo. Con il misuratore attivo, alimentato a corrente elettrica, si rileverà immediatamente la quantità di radon ma in maniera solo estemporanea. Il flussimetro passivo, non alimentato a corrente elettrica, fornirà invece un monitoraggio a lungo termine della concentrazione media di radon in un ambiente. 

• Si può acquistare un misuratore digitale di ultima generazione da posizionare per un tempo lungo nell’ambiente in cui si vuole fare il rilievo. Se ne trovano di ottima qualità anche online, eccone alcuni esempi:

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Normative sul radon

In realtà non si può parlare di vere e proprie normative per il controllo e il contenimento del gas radon nelle abitazioni, nelle scuole e nei lughi di lavoro, dato che non esiste una legge con sanzioni per chi la infrange ma una Direttiva dell’Unione europea (Raccomandazione 90/143/Euratom) che di fatto indica come limite massimo di radon il valore medio annuale di 300 Bq/m3, oltre il quale si “raccomanda” di procedere ad operazioni di bonifica.  

L’Unione europea ha inoltre emesso una raccomandazione in merito al rischio di esposizione al radon attraverso l’acqua potabile (Raccomandazione 2001/928/Euratom) in cui indica il valore massimo di concentrazione del gas da non superare negli acquedotti pubblici pari a 1000 Bq/l. Lo stesso limite è fissato anche per le acque dei pozzi artesiani.

Per quanto riguarda l’esposizione al radon nei luoghi di lavoro, invece è in vigore una normativa specifica (Decreto Legislativo n. 241/2000) che prevede che debba essere misurata e monitorata la quantità di radon presente in tutti i locali in cui vengano svolte attività lavorative nelle zone del Paese ad elevato rischio di presenza massiccia del gas, come indicate dalla mappatura del territorio. Il valore massimo consentito corrisponde a una concentrazione media annua di radon in aria di 500 Bq/m3. 

Come eliminare il gas radon

Come ci possiamo difendere da questo nemico invisibile? Una volta scoperto che all’interno della propria abitazione la concentrazione di gas radon supera la soglia raccomandata, per non rischiare che l’esposizione alle radiazioni possa scatenare patologie pericolose è necessario eliminare, o quanto meno limitare, la presenza di questa sostanza dannosa per la nostra salute. 

Innanzi tutto si può notievolmente migliorare la qualità dell’ambiente interno creando un sistema di areazione, ovvero di ricambio dell’aria, grazie alla creazione di intercapedini che sfogano all’esterno con una rosetta di areazione o anche meglio con un aspiratore elettrico.

Per i pavimenti direttamente a contatto con il suolo sarebbe bene creare un pavimento flottante, cioè rialzato, e nell’intercapedine che si viene a creare fare in modo che circoli l’aria sempre con il sistema della rosetta di areazione verso l’esterno.

Queste misure funzionano bene, dato che il radon è un gas ed è facilmente eliminabile con il ricircolo dell’aria. È chiaro che l’ideale è prevenire e dunque è necessario prevedere queste accortezze già in fase di progettazione di un edificio. In tal caso la consultazione di un geologo e della mappa dei rilevamenti di radon in Italia è di fondamentale importanza.

L’informazione sul radon di noi cittadini mai come in questo caso è considerata vitale, è proprio il caso di dirlo. L’ISPESL, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro ha divulgato il documento importantissimo, Il radon in Italia, guida per il cittadino, che approfondisce nei minimi dettagli questo problema che in Italia è molto presente, date le caratteristiche geologiche della nostra penisola.

Leggi anche È urgente riprendere le cure anticancro, rimandate per paura del Covid

Il gas radon e i terremoti

Dopo aver descritto il gas radon come un mostruoso nemico della nostra salute, è doveroso però anche dire che potrebbe essere una grande risorsa come precursore sismico.

Da decenni si studia la relazione tra la presenza di questo gas e il possibile verificarsi dei terremoti. In sostanza il sismologo Giampaolo Giuliani ha rilevato che si registra un picco nell’emissione di radon dalle rocce prima di un terremoto. Una teoria ancora tutta da dimostrare e che necessita ancora di lunghi anni di studi e sperimentazioni, ma che potrebbe rappresentare una valida integrazione all’attività dei sismografi per prevedere l’arrivo di un terremoto.

Secondo Giuliani, infatti, basterebbe rilevare il gas radon con regolarità nelle zone a rischio sismico per individuare gli eventuali picchi e precorrere dunque i terremoti.

Leggi anche: Impronta ecologica, come alleggerire l’impatto della nostra vita sulla natura

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

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