martedì, 11 Maggio 2021

Sindrome di Wanderlust, quando spingersi oltre i propri limiti è un’esigenza

Viaggiare per molti è una passione, per altri una necessità. In psicologia il richiamo dell’esotico e della continua ricerca del nuovo è detto wan der lust. Ecco cos'è.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Viaggiare per molti è una passione, per altri una vera e propria necessità. In quest’ultimo caso, si è soliti riferirsi a questa pulsione con il nome di wanderlust o sindrome di wanderlust.

Sì, perché alle volte, l’amore per il viaggio e per l’esotico diventa ossessione e il non poterla soddisfare una patologia che ha ricadute sull’umore e lo stile di vita.

Nel tempo anche la scienza si è occupata di indagare quest’impulso e le conclusioni alle quali è giunta vi sorprenderanno, perché la passione per il viaggio non è un vezzo, ma è scritta nel nostro DNA.

Wanderlust significato

Il termine Wanderlust viene dalla lingua tedesca e deriva dall’unione di due parole: wander, girovagare e lust, desiderio. L’origine della parola, infatti, non di rado viene fatta risalire al romanticismo tedesco.

Il wanderer romantico è il viandante, colui che segue un cammino, da intendersi, però, non come un luogo tangibile e reale. Piuttosto è inteso come un avventuriero dello spirito, un essere alla ricerca di se stesso, colui che tende alla conoscenza di ciò che ancora non conosce.

La letteratura romantica è piena di questi esempi e il Wilhelm Meinster di Wolfgang Goethe, testo divenuto ormai classico della tradizione tedesca, ne è paradigma.

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Sindrome del viaggiatore o wanderlust

wanderlust
La parola wanderlust deriva dall’unione di due parole: wander, girovagare e lust, desiderio, desiderio del viaggio.

La necessità viscerale di viaggiare, intesa dunque come l’esigenza di confrontarsi con l’ignoto, di conoscere sempre nuova gente e nuovi luoghi e fare esperienze inusuali, è ciò che si definisce con il termine wanderlust.

È un impulso innato, e più avanti ne capiremo il perché, che spinge ad andare verso il nuovo e a superare ogni tipo di barriera culturale o geografica.

Uno stile di vita affascinante quando non diventa patologico. Sì, perché non di rado per un wanderer il desiderio di viaggiare si trasforma in ossessione e la voglia di fuggire è un impulso irrefrenabile.

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Sindrome di wanderlust, ecco cosa dice la scienza

Come accennato poco sopra, anche la scienza si è occupata di indagare quest’impulso irresistibile del viandante. Ebbene, diverse ricerche scientifiche sembrano aver dimostrato che nel DNA esiste un vero e proprio “gene del viaggio”, detto appunto “gene di wanderlust”.

Corrisponde al DRD4 7r, un recettore della dopamina D4 che regola il livello di curiosità di un individuo e lo rende sensibile agli stimoli esterni. La sua funzione si collega, dunque, alla dopamina, neurotrasmettitore fondamentale nel determinare gli equilibri dell’umore.

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Wanderlust e le tracce del corredo genetico

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Nel DNA esiste un vero e proprio “gene del viaggio”, detto appunto “gene di wanderlust”. Corrisponde al DRD4 7r, un recettore della dopamina D4 che regola il livello di curiosità di un individuo.

Secondo quanto riferito dallo studioso Chaunsheng Chen che di wanderlust si è occupato, il cosiddetto gene del viaggio è generalmente rintracciabile tra i popoli che vantano un passato di migrazioni. Un ulteriore studio di David Dobbs, autore per National Geographic, conferma questa teoria.

Comparando il corredo genetico delle popolazioni più sedentarie e quelle che tendono alla migrazione, anche Dobbs riferisce di aver notato che questo tipo di geni sono più frequenti nelle popolazioni i cui antenati hanno storicamente percorso lunghe distanze, gli africani ad esempio.

Comunque, una ricerca pubblicata dalla rivista “Evolution and Human Behaviour” dimostra che solo il 20% della popolazione mondiale presenta alti livelli di DRD4 7r nel proprio corredo genetico.

Identikit di un wanderer

È chiaro, a questo punto, che le persone con la sindrome di wanderlust non sono solo più propense di altri a viaggiare, sarebbe riduttivo. Sono anche più portate ad affrontare rischi, sperimentare novità, assaggiare cibi diversi e a cercare più relazioni sociali.

Il wanderer è spesso su internet alla ricerca di nuovi itinerari, consulta siti di viaggi, passa in rassegna ogni offerta di voli, e in generale di treni, autobus o navi.

Guarda documentari e film che raccontano di mete particolari o programmi che parlano di avventura. Il wanderer legge manuali di viaggi, il mappamondo e avrà sempre qualche guida turistica a portata di mano. Chi è affetto da sindrome di wanderlust risparmia per poter viaggiare, investe le proprie risorse economiche a tal fine e ha sempre una valigia pronta nel ripostiglio!

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Wanderlust tatuaggio

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Per un wanderer ogni tatoo ricorda un luogo, un’ispirazione e, spesso, un obiettivo raggiunto.

Ormai non è raro sentir parlare o leggere di persone che hanno lasciato tutto pur di viaggiare e fare nuove esperienze di vita.

Il wanderer sogna città ancora da scoprire, avventure da tentare, oasi da raggiungere. Si nutre di storie di viaggi incredibili e adora collezionare timbri sul passaporto. O tatuaggi che raccontano la sua di storia!

Ogni tatoo ricorda un luogo, un’ispirazione e, spesso, un obiettivo raggiunto. I tatuaggi servono a ricordare, esattamente come una cartolina, una fotografia o un souvenir. Frasi appassionate, mappamondi, simboli e colori dei luoghi visitati, coordinate, bussole: quando si tratta di raccontare delle esperienze vissute altrove la fantasia del wanderer si sbizzarrisce e il corpo si colora.

Prendendo in prestito le parole di Michel de Montaigne, filosofo e scrittore francese del 500, l’attitudine, la filosofia di vita che caratterizza un wanderer si potrebbe così esprimere in una frase:

A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco.

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Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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