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Lascio tutto e parto per un viaggio intorno al mondo: la storia dei Milijan

La scelta di vita della famiglia italo-francese: trasformare un sogno in un progetto imprenditoriale raccontato online.

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Quella dei Milijian può sembrare una favola irrealizzabile, una follia che nessuno avrebbe mai immaginato, un sogno di molti. In effetti la storia di questa famiglia potrebbe essere la perfetta sceneggiatura per un film di Allen o un best seller per gli amanti dell’avventura. Mamma Miki, italiana di nascita, e papà Julien, nato in Francia, si conoscono a Firenze, romantica città in cui nascono i loro due bambini, Teo e Lia. Tutto procede in modo lineare fino al 19 giugno 2017, data in cui la giovane coppia prende una decisione che cambierà per sempre le loro vite, rendendole uniche e affascinanti: lasciare tutto e fare del mondo la loro casa. Dopo averci riflettuto, aver preparato un paio di valigie e fatto i biglietti di sola andata per Ho Chi Minh, sono pronti a iniziare l’avventura. Non si sarebbero mai aspettati quel giorno di trascorrerne più di settecento in viaggio, prendendo innumerevoli aerei, conoscendo miliardi di persone e vivendo avventure di ogni genere. Da quel momento la loro passione, il coraggio e la tenacia hanno generato un progetto di vita alternativo, fuori dagli schemi e dalle convenzioni trite e ritrite, trasformando il viaggio in un vero e proprio lavoro.

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Si può lavorare viaggiando?

Like Milijian.

Il 19 giugno del 2017 annunciavamo a tutti che avevamo deciso di lasciare tutto per cominciare un lungo viaggio.
Contrariamente a quanto si possa credere, non era da molto tempo che tenevamo il segreto. La scelta era stata presa non più di un mese prima.
Oggi, da quella data, di giorni ne sono trascorsi 732.
Teo aveva 2 anni e mezzo, Lia non ne aveva ancora compiuto uno (anche se io, devo ammetterlo, in queste foto, di bambini ne vedo quattro)
Abitavamo a Firenze. Oggi, ci troviamo, per caso, proprio nello stesso posto.
Mi ricordo che il giorno in cui lo annunciammo non riuscii a mangiare nulla per l’agitazione. Continuavo a camminare avanti e indietro.
Sapevamo che i mesi a venire sarebbero stati intensissimi. Organizzazione, itinerario, lavoro, vendere tutto ciò che era di troppo e che ci sarebbe servito per partire con qualche soldo in più, trasloco.
Eppure, nonostante paresse lontano, quel 5 settembre 2017 arrivò. E noi salimmo sull’aereo.
Ora, siamo qui a riviverlo quasi con nostalgia.
Questi siamo noi, 2 anni e non so quanti kilometri fa.
#themiljiansaroundtheworld [Chi si ricorda questa foto? Che c’era già? Per chi già c’era, davvero, subito subito un regalo!]
With a Lot of Love
💛 – #likemiljian

Questa è una delle tante didascalie annesse alle coloratissime immagini raccolte dalla famiglia nel loro profilo Instagram @likemiljian, che conta oggi 116mila follower e più di 1.250 post. Le foto sono frutto del lavoro di papà Julien che, insieme a Miki, si è dedicato anima e corpo alla creazione di contenuti relativi alla famiglia. Anche se una tappa fondamentale, ancor prima di Instagram e della partenza, è stata l’apertura del blog Like Miljian, dedicato alla loro vita. Un’idea nata per tenere al corrente i nonni della vita dei bambini, un sito del tutto amatoriale di racconto virtuale per condividere ciò che loro facevano, che in poco tempo ha superato di gran lunga le aspettative. Grazie alle tante visualizzazioni, ha iniziato ad essere una delle principali fonti di reddito della famiglia, anche merito di una rete di collaborazioni e sponsor. Si può dire che la famiglia sia riuscita a fare di un sogno un vero e proprio progetto imprenditoriale, dedicandosi alla creazione di un prodotto unico e singolare. La vita dei Miljian non è una vacanza, ma un viaggio, che viene raccontato attraverso parole e foto. Inoltre, Miki e Julien sono sempre stati due imprenditori freelance, anche prima di programmare la partenza, perciò tutto il necessario per loro è avere un pc e nient’altro. Il loro obiettivo, ovvero quello di fare in modo che il viaggio diventasse autofinanziato, non è stata sicuramente una scelta priva si sacrifici. Nella descrizione presente sul loro sito, infatti, si legge:

In molti ci chiedono come facciamo: è stata durissima. Ciò che si vede online è solo la punta dell’iceberg. Dietro c’è tanto, tantissimo lavoro. La nostra non è mai una vacanza, ma un vero viaggio. Se insieme ai nostri bambini ci divertiamo, giochiamo, e scherziamo, vivendo insieme momenti da riuscire a riempire un intero album di ricordi spaziali, per rendere quella che stanno vivendo ora un’esperienza che saranno fieri di aver vissuto, ci impegniamo ogni giorno, ed ogni ora di più.

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I figli e la scuola del mondo

Giappone, Vietnam, Stati Uniti, Nepal e Singapore sono solo alcune delle mete lontane su cui i Miljian hanno lasciato la propria impronta. Se il lavoro e lo stile di vita “sempre in viaggio” che hanno abbracciato può sorprendere, sicuramente viene da chiedersi come si affronti l’essere genitori di bambini molto piccoli prima di organizzare una partenza così impegnativa. Nel momento in cui sono partiti, Teo aveva due anni e Lia appena otto mesi, proprio lei infatti ha mosso i primi passi e spento la sua prima candelina su una spiaggia di Bali. In un’intervista rilasciata alla Lonely Planet, la coppia italo-francese ha parlato delle mete più family-oriented, citando il sud est asiatico come meta esemplare ed estremamente kids-oriented e ricordando Messico e Sri Lanka, come i posti dove i bambini si sono divertiti maggiormente. I genitori vedono nel viaggio non l’ansia di un possibile ostacolo, ma i tanti valori che i figli possono acquisire dall’esperienza: imparare nuove lingue, avere una maggiore apertura mentale e spirito d’adattamento, avere rispetto dei luoghi che li ospitano e dei popoli con i quali interagiscono, vivere con i propri ritmi. Sicuramente anche nelle avventure dei Miljian non sono mancate difficoltà e imprevisti ma, con una ricca scorta medicinali e la condivisione con altri genitori locals, la coppia ha sempre trovato il modo per affrontare gli ostacoli. In un’intervista rilasciata a D Repubblica si legge:

Non siamo ansiosi. Non lo eravamo neanche prima di partire, non potremmo esserlo: quando ci vengono un po’ di paranoie finiamo per dirci ‘qualsiasi sia la destinazione, in quel posto esistono dei bambini’, quindi ci adeguiamo. Chiediamo alle mamme del posto quali siano i migliori pannolini; entrambi i nostri figli li usano ancora, e all’estero le marche delle multinazionali sono costosissime. Quindi attacco bottone al parchetto, al supermercato, mi faccio dire dalle donne con quale sapone lavano il culetto dei figli. A gesti, o in inglese. Se sei pronto a recepire la novità, adeguarsi è divertente. I bambini per esempio adoravano il succo di mela, e d’un tratto non potevano averlo più, lo abbiamo sostituito con quello di passion fruit, et voilà, ora non bevono altro.

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Una vita in viaggio, un viaggio per la vita

Sebbene l’epica avventura dei Miljian affascini i lettori e sia d’ispirazione per tante altre famiglie, anche loro si sono dati una data di scadenza come travel couple, che combacia con l’ingresso alla scuola dell’obbligo di Teo. Nel frattempo, portano avanti il loro progetto e un principale messaggio: la famiglia al centro di tutto. Perché il tempo condiviso insieme, grazie al viaggio, è un fattore dal valore inestimabile che rende il nucleo familiare unito e forte. Fieri di viaggiare insieme ai loro figli, Miki e Julien sono l’esempio plateale di quanto sia sbagliato pensare alla vacanza in famiglia come una mission impossible e di come sia importante, d’altra parte, focalizzarsi più sul noi che sull’io per essere felici.

di Federica Tuseo

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