lunedì, Ottobre 18, 2021

Cos’è la solastalgia, quando il cambiamento climatico danneggia la salute mentale

Il termine solastalgia è utilizzato per esprimere l’angoscia derivante dai cambiamenti ambientali. Nell’era del surriscaldamento globale, sempre più giovani ne sono colpiti.

Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e psicologia. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

Dopo l’estate più calda da secoli, in un mondo scombussolato dal surriscaldamento e alle soglie di una potenziale sesta estinzione di massa, un senso di inquietudine prende piede tra la popolazione. L’American Psychological Association l’ha definita eco-ansia, ma altrettanto corretto – e certo più poetico – è il termine Solastalgia.

Alla vigilia del ritorno in piazza dei Fridays For Future, con lo sciopero globale per il clima previsto per venerdì 24 settembre, una riflessione sull’argomento cambiamento climatico e sui suoi effetti sulla salute fisica e mentale delle persone è d’obbligo.

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Cosa vuol dire solastalgia?

Coniato nel 2005 da Glenn Albrecht, filosofo ambientalista australiano, solastalgia è la parola sempre più utilizzata per definire questa profonda angoscia.

Per comprendere di cosa si tratti esattamente, partiamo dal suo nome. Tutti abbiamo familiarità con il concetto di nostalgia. Nel caso della solastalgia, ci troviamo davanti a qualcosa di simile, ma con una differenza sostanziale.

L’idea di dolore – dal greco algos – si combina con il concetto di conforto – solacium in Latino – per dare vita a uno stato d’animo complesso, nel quale si prova nostalgia per un luogo nel quale, in effetti, si continua a vivere.

Solastalgia è la nostalgia di un luogo in cui ancora si risiede, ma che è fortemente cambiato.

Le catastrofiche modifiche ambientali generano un senso di angoscia profonda

solastalgia cambiamento climatico

Un termine applicabile a diversi compartimenti rispetto al più preciso eco-ansia, ma il concetto è lo stesso: le modificazioni del mondo intorno sono così catastrofiche e imponenti da far temere per il futuro, generando angoscia e inquietudine.

La stessa Greta Thunberg, attivista fondatrice del movimento FFF, ha raccontato di aver convissuto a lungo, durante la sua infanzia, con un senso di incontrollabile ansia e terrore a causa dell’impellente cambiamento climatico.

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Esempi di solastalgia nel passato e nel presente

È davvero possibile provare nostalgia per un luogo da quale non ci si è mai allontanati? Lo è nel momento in cui cambiamenti notevoli e repentini lo rendono un ambiente a noi estraneo, nonostante la nostra presenza costante.

Storicamente è noto l’esempio di popoli sfollati, come gli indigeni americani e australiani: dopo l’occupazione e la devastazione delle loro terre d’origine da parte di colonizzatori stranieri, i membri delle tribù native manifestavano questo senso di dolore, rabbia e alienazione.

Percepire notevoli e inarrestabili mutamenti nell’ambiente intorno è un po’ come guardare le strade di ogni giorno e sentirsene sempre più esclusi senza poter fare nulla per impedirlo. Suona familiare? In effetti, se si pensa a quanto velocemente il nostro pianeta sta cambiando aspetto, dovrebbe. Attualmente l’insorgenza dei casi di solastalgia è legata soprattutto ai devastanti avvenimenti che stanno modificando la Terra.

Solastalgia: quali sono gli effetti sulla salute?

Gli effetti della solastalgia sulle persone si misurano sia in termini fisici che di benessere mentale.

Non si tratta di semplice preoccupazione, ma di un disagio profondo che può sfociare in stati ansiosi e depressivi, con tutte le manifestazioni fisiologiche che ne conseguono: disturbi del sonno e dell’appetito, stress e senso di alienazione, aggressività, senso di perdita e, nei casi più gravi, ideazioni o pulsioni suicidarie.

Il persistente senso di stress, nel lungo termine, porta a indebolimento del sistema immunitario, oltre a rendere i soggetti più inclini a comportamenti dannosi, come il fumo o cattive abitudini alimentari.

Inutile dire che l’inattività di molti organi di potere nel cercare di rallentare quella che sembra sempre più una corsa contro il tempo non contribuisce a migliorare la situazione.

Quali sono i soggetti più a rischio di solastalgia?

Sebbene la solastalgia possa colpire chiunque, i giovani e gli anziani sembrano essere le categorie più colpite.

Gli anziani, particolarmente quelli vissuti in ambienti rurali a stretto contatto con la terra, si trovano davanti a un sempre meno condiviso senso di appartenenza alla natura, oltre che a siccità e carestie che arrivano quasi come una regressione sostanziale dopo un periodo in cui la vita era tendenzialmente migliorata.

I giovani, d’altro canto, sentono sulle spalle il peso di un futuro che si prospetta peggiore del presente. I Gen Z in particolare hanno ben chiaro che il mondo che riceveranno in eredità dalle precedenti generazioni è danneggiato.

Sanno che si troveranno davanti a catastrofi che modificheranno profondamente ogni cosa a loro nota, se non addirittura a minacce concrete per la sopravvivenza della razza umana. Secondo sondaggi e interviste, molti giovani temono addirittura che l’umanità potrebbe estinguersi nel corso della loro vita.

solastalgia fridays for future

Solastalgia, come combatterla?

Dicevamo poco prima che l’inattività degli organi di potere è un aggravante per chi sperimenta un senso di solastalgia. E, in questo scenario, è proprio l’inattività il nemico principale.

Se sperimentata in maniera grave, particolarmente quando sfocia in stati depressivi, la solastalgia può portare a una tale sfiducia nei confronti del futuro che ogni azione volta a un cambiamento positivo appare inutile.

Al contrario, l’unica strategia possibile per modificare il futuro infuocato che ci si prospetta, è proprio l’attivismo e l’impegno quotidiano, adesso che siamo ancora in tempo.

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Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e psicologia. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

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