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Ridurre l’ansia e stimolare il cervello, ecco perché dovresti scrivere a mano

Diversi studiosi hanno proposto all'UNESCO di inserire la scrittura a mano tra i Patrimoni immateriali dell’Umanità. La pratica millenaria della scrittura fa bene al corpo e alla mente. Ecco perché dovremmo riscoprirla.

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Una foto inviata su WhatsApp raffigura un incomprensibile scarabocchio con la didascalia: “Cosa c’è scritto?”. “Paracetamolo”, risponde prontamente l’interlocutore, evidentemente laureato in medicina. Lo screen della conversazione diventa virale. Sarà per questo che molti medici ormai stampano le ricette da file Word. Il vantaggio della computazione: comprensibilità dei segni senza margine di errore.

Eppure, nell’era della digitazione che tanti benefici apporta in termini di velocità e chiarezza, ricevere un messaggio scritto a mano è un evento che ci colpisce al punto da volerlo spesso raccontare. Possedere un quaderno o una penna particolare sembra essere un vezzo da appassionati, così come regalare un bel taccuino, magari con la copertina rigida e le pagine in carta di riso, è un gesto ricercato e carico di significato. Eppure quella della bella grafia – calligrafia per chiamarla col suo nome – è una pratica millenaria. In alcuni paesi, in Oriente in particolare, la calligrafia è una vera e propria arte dai poteri mistici perseguita con tecnica e devozione.

Filosofie a parte, avere una penna tra le mani sembra essere in ogni caso un efficace ansiolitico per il cervello umano. Non è una novità: la sopracitata arte della calligrafia orientale è spesso utilizzata come tecnica di meditazione, esattamente come quella del mandala, che tanta dedizione e pazienza richiede per essere eseguita in maniera corretta.

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Le Università si schierano in favore della scrittura a mano

Questa pratica della grafia – bella o brutta che sia – pare stia tornando di moda. Tanto è vero che all’Università di Harvard molti professori pretendono che gli studenti prendano appunti alla vecchia maniera: carta e penna anziché tablet o pc. In America in particolare, e non solo ad Harvard, diverse scuole stanno lanciando appelli perché si torni a insegnare il corsivo, ormai sempre più relegato nel dimenticatoio in favore di uno stampatello considerato evidentemente più user-friendly. A supporto della scrittura a mano intervengono anche esperti di educazione nostrani. Benedetto Vertecchi, professore di pedagogia all’Università Roma tre, sottolinea come questa pratica aumenterebbe la capacità di linguaggio dei bambini, migliorando le loro abilità di ragionamento e di argomentazione, oltre che la manualità.

I nostri test hanno dimostrato che scrivere a mano aumenta enormemente la capacità di usare il linguaggio. Non è solo questione di tracciare segni, ma del pensiero che corrisponde al segno che si traccia. Scrivendo sulla carta, il pensiero si esprime in modi molto più distesi e riflessivi che con altri mezzi. Un bimbo che la tiene correttamente con pollice, indice e medio, invece che con due dita o impugnandola come una clava, è anche un bimbo che tipicamente sa allacciarsi le scarpe e usare bene un cucchiaio.

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Scrivere a mano aiuta a liberare il flusso dei pensieri e svuotare la mente

A voler essere onesti, siamo così disabituati a raccontarci con carta e penna che compilare a mano un’intera pagina ci stanca, eppure la manualità con la quale ci si approccia alla grafia senza l’ausilio del supporto digitale continua ad affascinarci. Non è un caso se video di persone particolarmente abili nel replicare scritte e loghi con il solo ausilio della penna rimbalzino sui newsfeed al ritmo di un treno in corsa. Per non parlare della fascinazione provocata dall’avere tra le mani il frutto di scambi epistolari d’altre epoche: buste, cartoline e fogli incartapecoriti dagli anni come si portassero addosso le stesse rughe di chi ha lasciato quei segni su carta.

Produttività e pratica artistica a parte, ci sono argomenti che assumono più senso se scritti a penna. Un diario, una riflessione personale o la pratica del dream journaling sono tutte attività così intimamente legate al nostro mondo interiore da impregnarsi di ulteriore significato se scribacchiate su un bel foglio color crema anziché un file da salvare in una cartella rigorosamente protetta da password. “Nella mia testa suonava meglio” è un leitmotiv che ci perseguita nel leggere quegli appunti salvati su cloud spogli e rifiniti, senza la loro storia di cancellature, note a margine e qualche sbavatura causata da una lacrima o una goccia di caffè.

Scrivere a mano rende i pensieri più liberi, forse proprio perché la mano è libera anch’essa di spaziare sul foglio senza doversi instradare sui binari della riga dritta e sequenziale dei programmi di videoscrittura, seguendo invece il flusso della mente in maniera naturale, con i suoi moti che la guidano ora indietro, ora avanti, ora verso una digressione scollegata dal resto che magari è meglio appuntare altrove per darle senso poi.

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Una petizione per rendere la scrittura a mano Patrimonio dell’Umanità

Insomma, amiamo le opportunità del digitale, ma nel nostro cuore ci sarà sempre un posto d’onore per la scrittura a mano, quella unica e irreplicabile che muta da persona a persona al punto da diventarne un’emanazione rilevante anche per gli ispettori di polizia. E ci teniamo così tanto che l’Istituto Grafologico Moretti di Urbino si sta adoperando perché la scrittura a mano venga inserita dall’UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità, insieme all’arte cinese della calligrafia.

Così si legge sul manifesto ufficiale pubblicato su Facebook:

Scrivere è un comportamento, una comunicazione e una testimonianza in tutte le fasi della vita: è una gestualità che attiva la formazione della persona nei bambini; diventa espressione completa e totale di sé da adulti; aiuta il benessere di mente e cervello anche da anziani.

La scrittura a mano ha un valore antropologico universale, è la manifestazione oggettiva dell’unicità di ciascun individuo, è compagna di vita dallo scarabocchio sino al testamento. L’atto della scrittura unisce in una “melodia cinetica” l’essere uomo nella sua totalità, perché chiama in causa la mente, il cuore e la mano.

Nessuno ha il diritto di privare le generazioni future di tale ricchezza: abbiamo il dovere e la responsabilità di salvaguardarne l’esistenza mediante un’importante e vasta operazione culturale e sociale.

Potremmo prendere esempio da Quentin Tarantino e anche noi dar voce alle nostre idee attraverso la penna. Magari buttando giù non un’intera sceneggiatura, ma un bigliettino di tanto in tanto che fa bene agli occhi e al cuore.

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di Marianna Chiuchiolo

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