mercoledì, Settembre 23, 2020

Dormire è più importante di quanto pensi. A cosa serve sognare?

Tonia Samela
Tonia Samela
Tonia Samela, nata a Potenza nel 1994. Psicologa Clinica e Dottoranda di Psicopatologia del Comportamento, attualmente conduce la sua attività di ricerca a Roma. È attiva nella promozione della salute e nella divulgazione scientifica del sapere psicologico.

I sogni e il loro significato sono un argomento di cui da sempre si discute nel campo della psicologia. Il merito è di Freud: è stato lui a dare un ruolo così rilevante a questi fenomeni mentali. Del resto, chi non ha mai sentito parlare de “L’interpretazione dei sogni?”. Per la psicoanalisi il sogno è considerato la via maestra verso l’inconscio delle persone, insieme alla convinzione che dietro ai sogni si celi sempre una paura o un desiderio che il sognatore non riesce a esprimere durante la veglia, per una serie di motivi legati spesso a convinzioni morali o a suoi conflitti interni. Col passare del tempo e l’avanzamento della ricerca, le considerazioni rispetto alla vita onirica sono molto cambiate, anche se la teoria psicoanalitica rimane ancora oggi valida per molti aspetti. Cominciamo con qualche curiosità:

  • Più dell’83% dei sogni è collegato a eventi personali.
  • Il 40% di queste esperienze autobiografiche riguarda eventi accaduti il giorno prima del sogno.
  • Il 23% dei sogni riguarda le attuali preoccupazioni del sognatore.
  • Non è raro che si possano sognare accadimenti o questioni risalenti a più di un anno precedente al sogno.

Leggi anche: Arriva l’ora di meditazione nelle scuole: i ragazzi hanno diritto alla felicità

Sognare ci aiuta a trovare soluzioni creative ai problemi

Sognare è un’attività molto salutare. A causa dei ritmi sempre più frenetici della vita contemporanea, tendiamo a ricordare poco i sogni e, in generale, a sognare molto poco. Probabilmente la causa è che passiamo troppo poco tempo in fase REM, la fase particolare del sonno in cui si verificano la maggior parte delle esperienze oniriche. Quando il sonno è sano, ha un andamento particolare e ricorsivo: ci sono cicli di circa novanta minuti ciascuno, divisi in fasi. Durante questo periodo si alternano la fase non-rem, cioè quella dedicata al sonno ristoratore in cui non si è completamente immobili, e la fase REM, in cui siamo completamente immobili. La fase REM ─ il cui nome deriva dall’acronimo “Rapid Eye Movement”, cioè “movimenti rapidi degli occhi” ─ è quella in cui compaiono i sogni. L’immobilità forzata serve al nostro corpo per bloccarci, altrimenti rischieremmo di mimare i movimenti fatti nei sogni, con il risultato di farci male o combinare disastri in casa mentre siamo addormentati. Lo stress influisce negativamente sulla qualità del sonno REM, ed è un peccato perché i sogni servono anche a proteggerci dagli effetti dannosi degli eventi stressanti della vita quotidiana, oltre che a migliorare l’empatia. A molti sarà capitato di non trovare soluzione a un problema lavorativo o personale, soluzione che invece sembra spuntare dal nulla dopo una bella dormita. Proprio da qui deriva il consueto “dormici su” consigliatoci spesso da amici e parenti. Dietro la saggezza popolare si cela in realtà un dato scientificamente provato: durante il sonno le esperienze della giornata vengono riconsiderate, elaborate e codificate secondo strategie diverse rispetto a quelle che utilizziamo da svegli. Leggi anche: Ansia da prestazione, cos’è esattamente?

Un consiglio per sognare meglio: niente smartphone prima di dormire

Il nostro cervello è sempre al lavoro e i sogni non sono altro che manifestazioni di questo eterno movimento. Per il nostro bene, occorre lasciarlo lavorare in pace. Per sognare bisogna dormire, tuttavia il nostro sonno è sempre più maltrattato e minacciato. Esiste una regola d’oro da seguire per migliorare la qualità del sonno. La principale minaccia per il nostro sonno è rappresentata dagli schermi. Dedichiamo sempre più tempo ad attività mediate dalla tecnologia, ma le tecnologie attuali sono troppo recenti rispetto ai nostri tempi evolutivi. Per stabilizzare il sonno così come noi lo sperimentiamo, l’evoluzione ha impiegato millenni. Questo vuol dire che non siamo ancora abbastanza evoluti per accomodare i ritmi frenetici della contemporaneità mediata dallo schermo. In più, la luce sui toni del blu ─ tanto cara ai social network ─ perturba il sonno, mentre i contenuti pubblicati stimolano il cervello proprio quando la nostra mente dovrebbe farci rilassare e predisporre al sonno. Una corretta igiene del sonno, ovvero l’insieme delle pratiche necessarie a garantire un buon riposo, prevede di stare lontano dagli schermi nella mezz’ora precedente l’addormentamento. Si tratta di un piccolo sacrificio che, se osservato, garantisce un premio importante: un buon sonno ristoratore. Leggi anche: Orbiting e Ghosting: relazioni che si ammalano sul web di Tonia Samela

Tonia Samela
Tonia Samela
Tonia Samela, nata a Potenza nel 1994. Psicologa Clinica e Dottoranda di Psicopatologia del Comportamento, attualmente conduce la sua attività di ricerca a Roma. È attiva nella promozione della salute e nella divulgazione scientifica del sapere psicologico.

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