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Il mal di testa passa con un bacio, la risonanza lo conferma

Genitori affettuosi crescono figli sani: lo dimostra uno studio effettuato analizzando una serie di immagini di risonanze funzionali. Il ruolo dell’empatia nello sviluppo cognitivo riduce il rischio di cefalea negli adulti.

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Come emozionare con una risonanza: un’immagine pubblicata sulla rivista Neurology è riuscita a commuovere il web utilizzando uno strumento diagnostico.

Si tratta della risonanza funzionale eseguita sulla ricercatrice del Mit Rebecca Saxe mentre bacia sulla fronte suo figlio di pochi mesi. Dalla risonanza è visibile la risposta emotiva del piccolo, evidenziata dalle aree cerebrali attivate dal gesto della madre. È una fotografia emblematica per il suo valore scientifico: questa e altre immagini sono la rappresentazione visiva dell’empatia. Nel suo libro The Emphatic Brain, la ricercatrice ha pubblicato molte foto analoghe – baci tra genitori e figli ma anche tra innamorati – evidenziando come questi gesti d’affetto facciano risuonare le stesse aree del cervello in entrambe le persone coinvolte.

La foto, pubblicata su Neurology, mostra la risposta emotiva del bambino al bacio della madre.

Non è una scoperta che stupisce: che l’affetto dei genitori influisca sullo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini è cosa nota da tempo, e non solo agli psicologi. Quello che non tutti sapevano, però, è che un rapporto molto affettuoso tra genitori e figli non combatte soltanto l’insorgenza in età adulta di patologie come ansia e depressione, ma anche cefalea. Quando da bambini la mamma ci baciava la fronte per farci passare la bua, probabilmente non aveva tutti i torti.

La scoperta della Saxe ha aperto nuovi percorsi nello studio della cefalea del bambino: mentre le ricerche passate si concentravano su una combinazione di fattori ambientali, psicologici, genetici o epigenetici, adesso è disponibile una prova visiva e concreta delle strutture coinvolte nel rispecchiamento emotivo.

Lo sviluppo emotivo comincia da piccolissimi

Tutto comincia durante l’infanzia, particolarmente nel periodo tra i 2 e i 5 anni. Durante questa fase, i bambini cominciano a consolidare la propria struttura emotiva, a rapportarsi con i coetanei in famiglia e negli asili e a sviluppare la propria Theory of Mind, vale a dire la capacità di capire cosa pensano gli altri e agire di conseguenza. In questa fase, una relazione affettuosa con almeno uno dei genitori è fondamentale perché il rapporto con persone esterne possa svilupparsi in maniera sana e positiva. È proprio osservando il comportamento dei genitori che il piccolo prende coscienza di sé, di conseguenza una carenza d’affetto in questo periodo dell’infanzia può portare conseguenze nell’età adulta.

Durante il periodo in cui il bambino sviluppa il proprio Io, infatti, questo si confronta con il Super-Io dei genitori. Nel momento in cui viene a mancare un ambiente relazionale che lo faccia sentire sicuro, i processi di socializzazione e interazione del piccolo si svilupperanno in maniera alterata rispetto a un percorso sano.

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Non solo ansia e depressione: le carenze di affetto causano anche il mal di testa

Una ricerca presentata da Vincenzo Guidetti, neuropsichiatra della Sapienza di Roma, al Congresso Internazionale sulle Cefalee di Stresa elenca il mal di testa tra i disturbi di internalizzazione derivati da carenze affettive nell’infanzia. Guidetti ha analizzato circa 60 studi condotti negli ultimi 5 anni.

Gli strumenti di neurovisualizzazione hanno confermato quello che gli psicologi avevano intuito da tempo: i gesti di affetto dei genitori attivano specifiche aree del cervello legate allo sviluppo della coscienza. Più precisamente vengono attivate le aree frontali in entrambi i sessi, il solco temporale superiore di destra nelle femmine e la giunzione temporoparietale nei maschi. Le conclusioni della ricerca hanno evidenziato che nei bambini che soffrono di mal di testa la capacità di gestire le emozioni è alterata o carente.

“Come nell’adulto, ogni bambino ha una sua storia personale e una sua esperienza di vita”, spiega Guidetti, “e la sua vulnerabilità può essere compresa solo analizzandone le radici, altrimenti le nostre conclusioni sono parziali e ci fanno perdere di vista la complessità del problema”.

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L’empatia è la chiave per uno sviluppo sano

Il gioco dell’empatia, poiché di empatia si parlava all’inizio, vale anche al contrario. I gesti d’affetto causano adattamenti neurofisiologici anche nel cervello dei genitori, che imparano a riconoscere le reazioni dei figli attraverso quello che in psicologia si chiama mirroring, “rispecchiamento”. Attraverso lo sguardo questo senso di comprensione viene trasmesso al bambino, creando un gioco di risposte e di scambi emotivi che ne favorisce lo sviluppo insegnando al piccolo a regolare le sue preoccupazioni ed elaborare le sue reazioni affettive.

Questo lavoro di empatia si estende in tenera età anche al di fuori della famiglia: i bambini hanno bisogno di rispecchiarsi anche nelle figure di autorità come le maestre d’asilo, che diventano di fondamentale importanza per il loro sviluppo.

L’empatia, quindi, è una caratteristica fondamentale per lo sviluppo di un individuo sano. Ce lo ricorda anche Guidetti:

Uno dei migliori consigli da dare ai genitori per guidare correttamente i figli è ascoltare e capire con empatia i loro bisogni. I piccoli si rispecchiano nei loro occhi, e lo stile di educazione che gli daranno è fondamentale. I bambini che sviluppano cefalea, ad esempio, spesso hanno genitori divorziati o madri che tendono a enfatizzare eccessivamente i loro disturbi, manifestando il dolore in maniera molto più marcata rispetto ai padri.

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di Marianna Chiuchiolo

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