domenica, Gennaio 24, 2021

Cannabis, l’Onu ne riconosce il valore terapeutico: non è più sostanza stupefacente

Il cambio di rotta è storico. La cannabis non è più uno stupefacente. L'Onu ha riconosciuto le proprietà medicinali della pianta.

Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

Cade il tabù. La Commission on Narcotic Drugs dell’ONU (CND), organo esecutivo per la politica sulle droghe delle Nazioni Unite, ha ricollocato la cannabis all’interno delle quattro tabelle che classificano piante e derivati psicoattivi a seconda della loro pericolosità. La cannabis è stata rimossa dalla tabella IV, quella che contiene le sostanze ritenute più dannose come cocaina ed eroina. L’ONU ha riconosciuto il valore terapeutico della cannabis.

La cannabis non è più uno stupefacente

La Commissione dei 53 stati membri della CND si è riunita a Vienna per votare, tra le altre cose, la riclassificazione della cannabis. La votazione per la riclassificazione della cannabis si è conclusa con 27 voti favorevoli, 1 astensione e 25 voti contrari. L’Unione europea, Italia compresa, ha votato a favore con la sola eccezione dell’Ungheria

I risultati positivi del voto non avranno un impatto immediato sulla politica internazionale, perché i governi avranno ancora giurisdizione su come classificare la cannabis.

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Il valore terapeutico della cannabis

cannabis
I voti dei 53 stati membri per rimuovere la cannabis dagli stupefacenti.

La decisione positiva in merito alla riclassificazione della cannabis può agevolare la legalizzazione della cannabis terapeutica i cui benefici sono validi per patologie come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, l’epilessia, il dolore cronico e il cancro.

Pierangelo Cifelli, neuroscienziato e ricercatore del dipartimento di Fisiologia umana dell’Università La Sapienza, nel suo studio romano ‘Green Doctors’ ha in cura 450 pazienti che usano cannabis terapeutica. La maggior parte di questi non sono giovani.

Il dottor Cifelli ha scritto un libro “I volti della canapa” in cui racconta 15 storie di persone che hanno ottenuto risultati importanti con la cannabis terapeutica in malattie come dolori cronici e farmacoresistenti di varia origine (fibromialgia, dolore oncologico e neuropatico), malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, Demenze) e croniche infiammatorie dell’intestino.

Una sentenza storica

Marco Perduca, dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, coordina la campagna ‘Legalizziamo!’ e ha dichiarato che la decisione dell’Onu può agevolare i controlli internazionali:

La decisione di oggi toglie gli ostacoli del controllo internazionale, imposti dal 1961 dalla Convenzione unica sulle sostanze narcotiche, alla produzione della cannabis per fini medico-scientifici.

Anche il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova su Facebook sostiene che la riclassificazione della cannabis sia un passaggio politico internazionale molto rilevante:

Un passaggio politico internazionale rilevantissimo che dovrà portare a sdoganare completamente sul piano internazionale la cannabis terapeutica e a slegare la regolamentazione della cannabis per uso ricreativo da quella di altre sostanze.

L’Italia colga l’indicazione dell’Onu e tolga definitivamente le restrizioni proibizioniste e vessatorie che ancora impediscono a migliaia di malati di utilizzare e coltivare ad uso terapeutico la cannabis.

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La cannabis in Italia

cannabis.
La storia della cannabis in Italia.

Nel 2007 l’Italia aveva permesso la prescrizione di cannabis per usi terapeutici e nel 2015 aveva consentito la produzione di infiorescenze con Cbd e Thc. La legge 242 del 2016 ha ammesso la coltivazione, l’utilizzo e la commercializzazione di una versione di cannabis legale diventata nota come cannabis light. La cannabis light ha una concentrazione di principio attivo (THC) non superiore allo 0,2% con un limite di tolleranza dello 0,5%.

Il fabbisogno di cannabis medica in Italia

Secondo il report Estimated World Requirements of Narcotic Drugs 2020 dell’International Narcotics Control Board, l’Italia ha un fabbisogno di 1.950 kg all’anno di cannabis medica. Sulla base di quanto pubblicato sul sito del Ministero della Salute, lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, nel 2019, ha distribuito alle farmacie cannabis per soli 157 kg. Lo Stato italiano, per rispondere alla domanda interna, ha dovuto acquistare 252 kg di prodotti importati dall’Olanda. Inoltre, questo rende complesso l’approvvigionamento della terapia da parte dei pazienti che molto spesso sono costretti a misure come l’autoproduzione.

La storia di Walter De Benedetto: la cannabis per l’artrite reumatoide

A tal proposito, ricordiamo la storia di Walter De Benedetto, malato di artrite reumatoide e costretto su una sedia a rotelle, che fu arrestato per coltivazione di sostanza stupefacente in concorso:

LO SANNO I SIGNORI QUANTO CI VUOLE PER FARE UN GRAMMO DI OLIO? PENSANO CHE LA CANNABIS TERAPEUTICA SI ASSUMA SOLO TRAMITE INFUSO. SCOPRIRANNO CHE QUEL QUANTITATIVO È APPENA SUFFICIENTE PER PRODURRE L’OLIO CHE CONSUMO IN UN ANNO.

IO MI CURAVO CON L’OLIO E DA QUANDO È SUCCESSO IL FATTO NON MI CI POSSO CURARE PIÙ E SONO PEGGIORATO MOLTISSIMO. IL MIO PEGGIORAMENTO NON È UN CASO PERCHÉ LA CANNABIS È UN OTTIMO COADIUVANTE.

HO DOVUTO BUSSARE A TANTE PORTE PER AVERE QUESTA PRESCRIZIONE, E PER TANTO NESSUNO HA APERTO. ORA FINALMENTE HO QUESTO FOGLIO. SONO CONDANNATO A MORTE, LASCIATEMI VIVERE SERENO.

Questo il commento di Walter a all’apertura nei suoi confronti un fascicolo che lo dichiara indagato. Si spera che con la decisione e il voto positivo dell’Italia alla riclassificazione della cannabis storie come quella di Walter non accadano mai più e che tutti possano trarre benefici dalle proprietà terapeutiche della canapa. Finalmente è arrivato il cambio di rotta storico: la cannabis non è più uno stupefacente.

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Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

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