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Ogni giorno 7 mila bambini muoiono di malnutrizione, ma la cosa non ci tocca

La tragedia del Covid ci renderà più sensibili, ci aiuterà a preoccuparci della morte di chi è lontano da noi, dal nostro mondo occidentale?

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Ogni giorno muoiono nel mondo circa 7.000 bambini di età inferiore a 5 anni. Cinque bambini ogni sessanta secondi muoiono per gli effetti della malnutrizione o senza utilizzare eufemismi a causa della mancanza di cibo. Muoiono in un assordante silenzio. L’occidente dimostra ancora una volta la propria inquietante iniquità intellettuale, etica e culturale, frutto di una non celata pretesa di superiorità materiale che sbandiera al vento da secoli. In occidente non si può morire! Ogni occidentale che muore rappresenta un dramma! Ma solo in occidente.

Un uomo asiatico, africano, sudamericano può morire

Un uomo asiatico, africano, sudamericano può morire, ne accettiamo la morte senza che ciò ci causi emozione alcuna, salvo qualche frase di circostanza per salvare l’umana parvenza. Un somalo, un eritreo, un cambogiano possono morire anche da bambini, ancora prima del compimento del loro quinto anno di età, di fame, di stenti, di umana frustrazione fisica e morale, ma un uomo di Milano no. Non importa che età abbia, le malattie pregresse, il suo vacillante stato di salute. Un uomo di Milano, Roma, Parigi, Berlino, Londra no.

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Non ci disturba la morte di chi è al di là del nostro occidente

È nell’ordine delle cose, in quell’armonia mundi che regola il sereno scorrere della vita di un occidentale. Non ci disturba la morte al di là del nostro occidente, al di fuori della nostra culla di tranquillità e ordine. Non ci disturba la morte in Siria, Sudan, Somalia, Congo, Vietnam, India. Ci disturba la morte di chi è come noi, di chi come noi va a teatro, al ristorante, passeggia e fa shopping per i negozi del centro o passa la serata allo stadio ad assistere ad una partita di calcio; di chi come noi vive nella parvenza di sicurezza delle nostre città d’occidente, di chi ha la nostra stessa faccia, tutti figli dello stesso paradigma economico-culturale.

La morte di un solo bambino malnutrito non ci riguarda

La morte di un solo bambino malnutrito non ci riguarda, ma neanche quella di centinaia di migliaia di morti, sono numeri, notizie di coda di un TG ascoltato nel giubilo di un pranzo o di una cena, perché nel nostro inconscio noi ci consideriamo ontologicamente diversi da loro in una percezione di distacco nei confronti degli “altri umani” profondamente radicata. L’uomo di Milano è il nostro simile, l’uomo somalo, eritreo, birmano, ci è già dissimile da vivo, figuriamoci da morto.

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L’emergenza Coronavirus finirà ma c’è chi in un giorno qualunque continuerà a morire

Può morire di fame, di stenti, di guerra, di privazione di ogni dignità umana, non andare al teatro, al ristorante, a vedere un partita di calcio perché lui – cazzo – mica è come noi! Ci è lontano e non solo geograficamente. Allora accogliamo con profonda gratitudine l’attuale situazione nell’opulento e decadente occidente. Respiriamo a pieni polmoni la paura, l’incertezza, l’odore acre e poco familiare della morte. Forse servirà farne profonde e lunghe boccate di tutto questo terrore, di questa situazione di profonda instabilità, per interiorizzarne l’insegnamento, per comprendere esistenzialmente, per affacciarci da quei balconi dove la paura civica e ammaestrata ci ha voluti relegati e guardando in aria scorgere e comprendere – finalmente – quanto sia vuoto il cielo dell’occidente.

Perché l’emergenza COVID19 – come tutto nella storia dell’uomo – passerà e anche dopo che ciò accadrà, anche dopo che i riflettori sulla nostrana tragedia saranno spenti, ogni giorno 7.000 bambini di età inferiore ai 5 anni continueranno a morire di fame nell’indifferenza di tutti… o forse no.

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di Daniele Stefanelli

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