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Milano: no agli sprechi alimentari con il progetto “Non si butta via niente”

Il Ciessevi di Milano ha istituito un network di prossimità per la lotta agli sprechi. Alla fine di ogni giornata, il cibo invenduto da mercati e negozi viene destinato ai bisognosi anziché buttato via.

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Aiutare i più bisognosi e allo stesso tempo dichiarare guerra agli sprechi: questi sono gli obiettivi del progetto Ghe n’è mingha de ruera, ovvero Non ce n’è di spazzatura/Non si butta via niente in meneghino, istituito dal Ciessevi – Centro di Servizio per il Volontariato – di Milano nel 2017.

L’iniziativa prevede progetti e reti solidali di piccole e medie aziende impegnate nel recupero delle eccedenze alimentari cosiddette “di giornata”. Promosso da Fare non profit e dal Milan Center for Food Law and Policy, Non si butta via niente sta mappando le microreti di aziende, negozi, botteghe e associazioni no-profit che raccolgono i surplus da destinare a persone bisognose.

Ivan Nissoli, presidente Ciessevi, ha sintetizzato:

Panettieri, pasticceri, lattai, fruttivendoli, trattorie, minuscoli punti vendita di zona saranno i protagonisti. Loro cederanno quegli alimenti che non potendo essere stoccati risultano invendibili ma che possono essere ancora mangiati, e che raccolti a fine giornata da volontari, saranno subito distribuiti a destinatari bisognosi, individuati e conosciuti

Il Km zero solidale

Alla base del progetto, l’idea che l’economia sociale si basi sul vero e proprio km 0: la comunità genera i bisogni ed è essa stessa ad affrontarli localmente. In questo modo, sia beneficiario che beneficiante ne traggono vantaggi. Il recupero di derrate alimentari viene ripagato ai negozianti in termini di visibilità e di conoscenza reciproca tra aziende della stessa rete. La donazione di eccedenze alimentari diventa occasione di cittadinanza attiva, coesione sociale e condivisione di buone pratiche e materiali.

Non sprecare significa anche sfruttare i contatti tra realtà vicine che si trovano nello stesso quartiere. Del resto i vantaggi del KM 0 non possono riguardare solo la produzione ma anche il recupero e la distribuzione del cibo

Il Ciessevi ha messo a disposizione un servizio mail cui scrivere per aderire all’iniziativa territorio@ciessevi.org da parte delle associazioni o aziende che vogliono impegnarsi nella lotta allo spreco alimentare.

Numerose sono state le adesioni da parte delle scuole milanesi che, in collaborazione con associazioni  quali la Caritas, la Croce Rossa Italiana, il Merkos l’Inyonei Chinuch, il Tavolo delle povertà, Comunità di Quintosole, destinano gli scarti delle mense scolastiche a case famiglia, poveri, bisognosi e meno abbienti.

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La cultura del cibo e il buon vicinato

Il progetto sancisce un nuovo modo di vivere il cibo e il suo spreco, nell’ottica del cosiddetto “buon vicinato”. Da una parte nasce l’esigenza di tessere legami simili a quelli familiari, che metta in relazione il donatore, il volontario e il bisognoso. Dall’altra, vengono riservati grande attenzione e rispetto anche alle differenze dovute a pratiche religiose, usi e costumi inerenti il cibo: è il caso della Caritas Ambrosiana, che ha imparato a chiedere gli scarti freschi ai proprietari delle bancarelle del mercato solo dopo l’orario di chiusura dell’attività. Oppure, la già citata CRI che recupera il pane da un fornaio per donarlo ai malati di AIDS.

Livia Pomodoro, presidente del Milan Center for food Low e Policy, ha sottolineato l’importanza di creare reti tra associazioni e commercianti, anche in una prospettiva giuridica, in ottemperanza della Legge Gadda 166/2016.

In ogni angolo del mondo ormai – per combattere lo spettro della fame e di una nuova terribile povertà – cresce una domanda di regolazione e di azione congiunta che noi sentiamo il dovere di ascoltare e di interpretare, una domanda su base internazionale, capace finalmente di dare alla garanzia di cibo, quantitativamente e qualitativamente adeguato, lo statuto di un vero e proprio diritto esigibile

L’Associazione Provinciale Milanese dei Pubblici Esercizi (EPAM) ha accolto positivamente lo slogan Io non butto, sperando che tali pratiche possano ulteriormente giovare alle aziende, riducendo le tasse sui rifiuti agli esercenti che donano l’invenduto.

Non si butta via niente rappresenta un ulteriore passo verso lo sviluppo sostenibile, in accordo con quanto auspicato dai 17 obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

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di Enrica Vigliano

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