sabato, Dicembre 5, 2020

Medio Oriente, cosa non sappiamo? L’attivista Asmae Dachan: “Tenere alta l’attenzione su quelle terre”

L'importanza di conoscere cosa sta accadendo in Medio Oriente per tenere alta l'attenzione verso popoli non lontani dall'Italia. Il nostro focus con la giornalista italo-siriana e attivista per la pace Asmae Dachan.

Catiuscia Ceccarelli
Catiuscia Ceccarelli
Catiuscia Ceccarelli, giornalista e imprenditrice, si occupa di personaggi, interviste, attualità e lifestyle. Segni particolari? Mamma di Matilde

Il premier Giuseppe Conte a Beirut per testimoniare la vicinanza del nostro Paese al Libano e alla sua popolazione, dopo le due grandi esplosioni che lo scorso agosto hanno flagellato la città. Il sostegno dell’Italia c’è aiuti sanitari, azioni concrete perché come ha affermato Conte:

Qui l’emergenza è totale. Al Libano attende una sfida impegnativa, ma a portata di mano, se le autorità libanesi si impegneranno tutte in un processo di rinnovamento della governance. L’Italia ha profondo rispetto della sovranità libanese, rimarrà al suo fianco auspicando che si possa formare al più presto un governo che si occupi della ricostruzione e che avvii al più presto le riforme.

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Una fotografia del Medio Oriente visto dall’Italia

Quello che accade in Medio Oriente non deve lasciarci indifferenti, come cittadini del mondo ma anche come italiani. Per cercare di capire come ciò che accade così lontano da noi sia invece dietro l’angolo, abbiamo intervistato Asmae Dachan, giornalista italo-siriana, profonda conoscitrice dei teatri di guerra in Medio Oriente, attivista per la pace e la non violenza. Dal 2019 nominata Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

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Cosa sta accadendo nel Mediterraneo

Il Premier Giuseppe Conte in visita a Beirut, nella zona del porto, luogo delle esplosioni dello scorso 4 Agosto.

Asmae Dachan ci spiega che a un mese esatto dalle esplosioni che hanno devastato la città di Beirut, Papa Francesco ha voluto dedicare una giornata di preghiera e digiuno per il Libano. Un gesto di grande impatto che, insieme alla recente visita del Premier Conte ci spinge a porci una domanda: cosa sta accadendo in quelle terre? Ecco la risposta della giornalista italo-siriana:

L’iniziativa di Papa Francesco è ricca di significati, non solo per la vicinanza che il Pontefice ha voluto esprimere alla popolazione libanese, tanto provata da un evento che è stato da molti paragonato a un devastante terremoto, ma anche per tenere alta l’attenzione su una tragedia che ha messo in ginocchio una capitale del Mediterraneo. Tenere alta l’attenzione significa aiutare concretamente la gente, ma anche cercare le verità e le responsabilità che hanno portato alle esplosioni di nitrato di ammonio incautamente immagazzinato al porto di Beirut. Nei giorni scorsi, nello stesso scalo marittimo, ne sono state trovate altre 4,53 tonnellate. Oltre 200 persone hanno perso la vita in quelle deflagrazioni, e in migliaia sono rimaste ferite e sfollate. Ci si chiede chi avrebbe dovuto vigilare, chi doveva fare cosa, come sia stato possibile un fatto simile.

Beirut, crocevia di popoli e culture, dopo le devastanti esplosioni, tra crisi economica e Covid, come sta reagendo il popolo libanese? Per chi come te va oltre i fatti, cosa sta affrontando il Libano?

Andando oltre i fatti di cronaca si scopre che il Paese mediorientale è nel caos politico da mesi, che da settimane le piazze sono inondate di giovani che pacificamente chiedono le dimissioni del governo, di avviare una lotta contro la corruzione del sistema, la fine del controllo politico degli Hezbollah filoiraniani. Quei giovani chiedono diritti umani e lavoro, chiedono di poter stare nel loro Paese e avere un’opportunità. Approfondendo, quindi, si scopre la complessità di un Paese che dista solo quattro ore di aereo dall’Italia e di cui la maggior parte delle persone non sa nulla.

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Medio Oriente, quello che non sappiamo

Asmae Dachan, giornalista italo-siriana, attivista per la Pace. Foto di Arianna Pagani.

Continua l’intervista ad Asmae Dachan:

Spesso, infatti, si parla di Medio Oriente con riferimento a fatti di cronaca, guerre, attentati, notizie legate al petrolio. Questa narrazione dell’urgenza o dell’evento scollegato da un contesto storico, culturale, politico che aiuti il lettore a capire, crea inevitabilmente pregiudizi e stereotipi nell’immaginario comune. Il Medio Oriente viene quindi visto come una sorta di nebulosa grigia dove la violenza è la normalità. Il Medio Oriente diventa soggetto e non luogo geografico, dimenticando così le popolazioni locali, che sono le grandi assenti dalla narrazione dominante. Dei desideri, delle iniziative, dei problemi, della complessità e della bellezza dei popoli che abitano in quell’area geografica non si sa quasi nulla. Non hanno un volto, non hanno voce, quindi non esistono.

Medio Oriente e Italia, non siamo poi così lontani

Asmae, cosa lega l’Italia alle culture mediorentali?

C’è una prossimità geografica, storica e culturale che unisce i Paesi affacciati sul Mediterraneo che dovrebbe spingere a interessarsi alle vicende dei “vicini di casa” perché, inevitabilmente, finiscono per interessare anche noi. Pensiamo alla Siria, che come il Libano e la Terra Santa è sempre stato un Paese vivaio di etnie e religioni, disseminato di siti archeologici e monumenti dichiarati patrimonio universale dell’ Unesco, testimone della nascita e del fiorire delle tre grandi religioni monoteiste, ridotto oggi a un cumulo di macerie.

Le abitazioni devastate dalla guerra in Siria, fotografate da Asmae Dachan in uno dei suoi reportage.

La Siria è sotto attacco? L’esplosione del gasdotto di alcune settimane fa è attacco terroristico? Perché il mondo non dà la giusta rilevanza a questi fatti?

L’ennesimo atto di guerra ha provocato oltre mezzo milione di vittime, 6,5 milioni di sfollati interni e altrettanti profughi è lo specchio di un disastro e di un fallimento della politica e della diplomazia non solo locale, ma anche a livello internazionale. Di fronte a bombardamenti indiscriminati che hanno distrutto case, luoghi di culto e ospedali, di fronte a esecuzioni mirate e a stupri di massa, a mesi di assedio che hanno ridotto alla fame le popolazioni di quartieri e villaggi in diverse zone del Paese, all’uso sistematico dei sequestri, della tortura e delle sparizioni forzate e all’impiego di armi non convenzionali, per un periodo di nove, lunghissimi anni,  si capisce che il resto del mondo ha guardato altrove. Ci si è accorti della guerra in Siria quando hanno cominciato ad arrivare in Europa migliaia di profughi. Prima della guerra in Siria abitavano circa 22 milioni di persone, e se si pensa che 13 milioni non sono più nelle loro case, ci si dovrebbe porre grandi domande.

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Libia e il tira e molla sul cessate il fuoco

Libia, il tira e molla del Cessate il Fuoco, cosa vuol dire e che ripercussioni ha sulla popolazione del posto e sul nostro Paese? Cosa sappiamo noi della Libia? E che cosa realmente significa per la gente del posto vivere sotto attacco?

I Libici soffrono per la mancanza di un governo che guidi il Paese verso la stabilità, la pace e la crescita. Le devastazioni provocate dalla guerra, la pressione migratoria, le imposizioni dell’agenda geo-politica internazionale stanno provocando ai civili sofferenze e incertezze. In Occidente, la Libia è legata al petrolio e alle partenze dei migranti. Cos’altro si sa del Paese nordafricano? Ad eccezione di giornalisti, di certi politici e attivisti per i diritti umani, nulla. Nessuno può essere onnisciente, ma non sapere cosa accade non lontano da noi è un pericolo perché significa non saper leggere e contestualizzare i fatti, non riconoscere nell’altro un essere umano come noi e ciò spinge a rifugiarsi nella propria comfort zone, a credere ai propri pregiudizi di conferma per cui l’altro è sempre un male, un pericolo, un portatore di problemi e quello che gli succede non ci riguarda. Il Mediterraneo è sì un mare, ma come diceva Fernand Braudel è anche “un mare che ci unisce”. Perdere l’occasione di scoprire che in Medio Oriente e nord Africa i popoli si oppongono – spesso rischiando la propria vita – a regimi dittatoriali, potenti organizzazioni terroriste e regimi teocratici, ci preclude la possibilità di conoscere il forte desiderio di pace, democrazia e lavoro che anima i giovani di questi Paesi non lontani dall’Italia.

Che cosa significa per noi occidentali conoscere i fatti di ciò che accade in Medio Oriente?

Avere chiaro il quadro di ciò che accade in Libano, Siria e Libia, solo per citare tre Paesi, significa anche capire le volontà politiche della comunità internazionale, quali sono i Paesi che stanno facendo i propri interessi e dettando la propria agenda politica e come queste scelte si ripercuotano anche sulla politica e l’economia italiane. La pandemia che ha tanto duramente colpito l’Italia si è abbattuta con violenza anche su questi Paesi, che proprio a causa delle guerre, della mancanza di lavoro e della povertà, stanno incontrando difficoltà enormi. 

Qual è la tua opinione a riguardo?

Sono sempre più convinta che a difesa della democrazia si debba investire in cultura. La conoscenza rende consapevoli, liberi e forti. Per questo esorto sempre i giovani a leggere, ad ascoltare podcast, a seguire notiziari e canali online che offrono video-pillole che spiegano, anche con un linguaggio molto semplice, cosa accade in Italia e nel mondo.


 

Catiuscia Ceccarelli
Catiuscia Ceccarelli
Catiuscia Ceccarelli, giornalista e imprenditrice, si occupa di personaggi, interviste, attualità e lifestyle. Segni particolari? Mamma di Matilde

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