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Primo giorno di scuola per il bambino scappato dalla Siria: il benvenuto del Sindaco Sala e Mengoni

Charbel è un bambino di 7 anni arrivato un mese fa con la famiglia che è stato accolto dalla Comunità di Sant'Egidio. Per il suo primo giorno di scuola la sorpresa del sindaco Sala e di Marco Mengoni con le borracce di alluminio.

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Per un bambino il primo giorno di scuola è sempre un giorno emozionante, ma è quasi un evento scontato. Per Charbel non è stato così: nato in Siria sette anni fa e scampato per miracolo alle bombe e alla guerra che da anni dilania il paese, è arrivato solo ad agosto a Milano, dopo aver vissuto gli ultimi quattro anni in un campo profughi in Libano. Da lì è partito con uno dei voli aerei organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio e dal Vaticano per portare i profughi in Italia attraverso quelli che si chiamano “corridoi umanitari”. Niente barconi, nessun rischio di naufragio, nessun salvataggio in mezzo al mare. Questo non significa che la vita di Charbel sia stata semplice: ha vissuto esperienze che segnerebbero la vita di qualunque adulto, affrontando ogni giorno la morte durante la guerra che lo ha costretto con i genitori a lasciare il paese natale, Hasaka. Quello che ha potuto evitare, è stato il viaggio, spesso senza ritorno, verso Lampedusa.

Finalmente giovedì scorso, armato delle sue scarpe da ginnastica che tanto ama e di un paio di jeans nuovi, è entrato in quella che sarà la sua classe per il futuro, un’aula della scuola elementare di in via Claricetti 22 a Milano. Ma non sapeva che ad attenderlo ci sarebbe stata una bella sorpresa, non lo sapevano nemmeno i volontari di Sant’Egidio che quel giorno sarebbe arrivato il sindaco Beppe Sala con il cantante Marco Mengoni a dare il benvenuto ai bambini che iniziavano la prima elementare, portando in dono le nuove borracce in alluminio per l’acqua.
Charbel è rimasto un po’ spiazzato dalla confusione ma si è fatto scattare una foto con Mengoni e con Sala, con un sorriso che da solo vale più di qualunque parola.
Assunta Vincenti, una delle volontarie del quartiere racconta:
La sua è una storia che ci riempie di speranza. Li abbiamo visti arrivare sperduti, stanchi, sfiniti dalla fatica dell’esilio. Li abbiamo accolti in un appartamento che ci è stato lasciato in eredità da un sostenitore a Lambrate. E poi ci siamo dati il cambio in tanti per assisterli, aiutarli in questi primi passi, per insegnare loro l’italiano e perché non si sentissero soli.
Quest’anno sono stati 80 i profughi arrivati in Italia con i corridoi umanitari.  Stefano Pasta, portavoce milanese di Sant’Egidio racconta:
Dal 2016 sono oltre 2.600 quelli arrivati con questo progetto che si propone come via sicura e legale per chi fugge dai conflitti, nella speranza che l’Europa e l’Italia si attrezzino per rendere questo canale stabile. Questa è la vera, unica alternativa alle politiche dei muri e dei porti chiusi.ù
di Martina Mugnaini
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