Home»Millennials»Le Cicogne: come nasce la startup che ha rivoluzionato il mondo delle babysitter

Le Cicogne: come nasce la startup che ha rivoluzionato il mondo delle babysitter

La startup per trovare le babysitter più adatte alle esigenze dei genitori. Un brand che punta sull’identità, la tutela della famiglia e la regolarizzazione dei collaboratori.

4
Condivisioni
Pinterest Google+

Partire da un problema concreto e trovare il modo di risolverlo: si può riassumere così la nascita della startup Le Cicogne, il servizio che permette di trovare babysitter di fiducia velocemente attraverso una piattaforma online o via app.

La piattaforma è semplice e intuitiva. Divisa in due parti, una dedicata ai genitori, che fanno richieste per trovare una professionista ‘su misura’ per le proprie esigenze, l’altra dedicata alle tate, descrivendo le proprie abilità e disponibilità. Dopo un colloquio fra gli interessati per valutare se ci sono i criteri per proseguire, si stringe una collaborazione, che tutela sia genitori sia chi lavora. Tutte le transazioni avvengono tramite il sistema di pagamento Stripe.com: basta indicare sulla app la tariffa scelta e una data di check-in e check-out a inizio e fine del lavoro.

Monica Archibugi, Founder e CEO- Le Cicogne.

Un progetto nato dalla semplice quotidianità di una studentessa universitaria, Monica Archibugi, CEO e Founder della startup romana, che grazie al suo intuito e alla sua creatività è riuscita a risolvere i problemi di molti genitori. Dalle poche famiglie romane che si affidavano alla giovanissima Archibugi nel 2011, oggi la startup conta oltre 83 città italiane, 56mila babysitter e tate in tutta Italia e una community molto attiva su Facebook. Un risultato incredibile, in continuo miglioramento, frutto sicuramente di un’idea innovativa e della capacità di mettersi sempre in gioco. Abbiamo chiesto alla diretta interessata di raccontarci la storia della sua azienda.

Come è nata l’idea di creare “Le Cicogne”?

È nata dalla mia esperienza personale di babysitter. Facevo la babysitter durante il periodo universitario, avevo le classiche difficoltà nel trovare il primo lavoro e quindi mi sono rivolta al vecchio metodo del passaparola, chiedendo ai miei genitori se avessero amici con figli piccoli a cui potesse interessare una babysitter diciamo ‘conosciuta’. C’è voluto un po’ di tempo perché ovviamente i loro amici avevano tutti figli che erano più o meno miei coetanei, però alla fine il primo lavoretto si è trovato. Dato che non mi era sufficiente ho pensato di ingegnarmi e utilizzare il metodo dei volantini. Ho stampato dei volantini molto costosi, ci ho messo molto tempo a creare io stessa un volantino e a stamparlo su carta da 1€ a foglio, per attaccarlo nelle scuole vicino casa dove effettivamente ha funzionato e ho iniziato a ricevere molte richieste.

Ho anche cercato online. All’epoca i servizi di babysitting esistevano, ma erano veramente pochi e soprattutto di scarsa qualità. Io non mi sarei mai iscritta perché non mi sentivo sicura, tutelata. Da lì, dato che il metodo del volantino stava funzionando bene e dato che anche il passaparola dopo un po’ di tempo aveva iniziato comunque a portare i suoi frutti, ho deciso di creare un network ed ho pensato subito all’utilizzo della tecnologia. Essendo internet un mezzo comodo ed accessibile a tutti ho detto: “Posso sfruttarlo anch’io!” Inizialmente ho cercato qualcosa di gratuito, ero molto giovane, non avevo risorse economiche da investire e quelle poche che avevo mi servivano per altro e così sono arrivata alla conclusione di utilizzare Facebook.

Perché scegliere Facebook?

Facebook perché era un qualcosa che avevano già tutti, gratuito e in poco tempo mi avrebbe dato ciò che cercavo, ovvero visibilità e notifiche istantanee gratuite. Invece creare un sito che mandasse notifiche o e-mail ogni volta che succedeva qualcosa sarebbe stato molto più complesso e oneroso.

Cosa ti ha ispirato nella scelta del nome?

Monica Archibugi e il suo team.

Il motivo del nome è legato alla nascita sul social, dovevo dare un nome al gruppo Facebook e in quel momento non sapevo nemmeno bene come chiamarlo. L’idea è venuta in virtù di quello che facevamo. Oltre al semplice babysitting, il gruppo delle babysitter era contraddistinto dal fattore che eravamo babysitter automunite. I genitori avevano piacere a rivolgersi a noi, infatti magari alcuni avevano la tata a casa fissa, però non aveva la patente, né l’auto. I padri e le madri invece avevano bisogno di qualcuno che accompagnasse i bambini, impegnati nelle tante attività extrascolastiche, o semplicemente qualcuno che andasse a riprenderli da scuola e portarli a casa. Quindi ho pensato alle Cicogne, non solo portano i bambini ma li accompagnano.

Leggi anche: “L’imprenditoria è donna: 5 startup italiane di successo ce lo dimostrano” 

Quali difficoltà hai incontrato all’inizio di questa avventura?

All’epoca non sapevo neanche cosa fosse una startup e non avevo nessuna conoscenza di SEO, di marketing, di internet in generale insomma. Quindi non ho fatto i debiti controlli, non ho controllato sei i domini fossero acquisiti, se qualcun altro avesse già scelto quel nome e purtroppo infatti era così. Quando poi il gruppo si è allargato, ho creato la pagina e così via: è stato necessario creare un sito e lì mi resi conto del problema. I domini lecicogne.it e lecicogne.com erano già stati presi, ma non mi son data per vinta, feci un altro errore creando un dominio lunghissimo lecicognebabysitter.com. Dopo del tempo riuscimmo ad acquisire il dominio lecicogne.it, anche se al momento il principale è lecicogne.net perché preso per primo rispetto agli altri.

Rispetto alla concorrenza, qual è il valore aggiunto della tua azienda?

Adesso sicuramente i competitors sono molti di più rispetto a quando abbiamo iniziato. Quello che ci contraddistingue è il fatto che siamo in continua evoluzione, siamo molto più veloci degli altri siti che esistono perché nessuno di loro è una startup – almeno per quanto riguarda il mercato italiano. Sono tutti siti, aziende tradizionali che operano in un modo tradizionale. Noi siamo una startup, viaggiamo guidati dagli utenti, dai loro bisogni, ciò che abbiamo creato viene proprio dalle necessità dei nostri utenti. Inizialmente veniva da una mia idea, poi abbiamo ascoltato molto gli utenti.

Oggi come oggi quello che ci contraddistingue con tutti risultati è sicuramente il fatto di avere un brand in cui vengono riconosciute le ‘ragazze del quartiere’.  Noi cerchiamo di trovare la babysitter di zona, la ragazza della porta accanto. Oggi ci sono persone di tutte le età, dai 18 ai 70 anni, noi li includiamo tutti di entrambi i sessi. Tuttavia il progetto era partito inizialmente includendo solo ragazze dai 18 ai 28 anni, ed è rimasta questa predominanza di ragazze universitarie con cui il genitore ha piacere lavorare, proprio perché la collaborazione che va a cercare è una collaborazione settimanale di poche ore.

Leggi anche: “7 modi in cui i Millennials stanno migliorando il mondo del lavoro”

Come si regola il rapporto di lavoro fra genitori e baby sitter?

Ultimamente il valore che ci contraddistingue più di tutti è il fatto della regolarizzazione. Noi aiutiamo genitori e babysitter a fare un contratto di lavoro regolare tutto in maniera semplicissima. Una volta che il genitore ha firmato un modulo iniziale tutto il resto avviene in automatico, riceve una e-mail ed ha tutta la documentazione utile all’interno del proprio profilo. Questa è praticamente l’innovazione perché, fra tutti i competitors, non c’è nessuno ad oggi che offre questo sistema. Noi lo stiamo offrendo ormai da un anno, è qualcosa di molto nuovo, siamo arrivati per primi e stiamo cercando di andare veloci sfruttando questa tecnologia, perché abbiamo capito che c’è un vuoto totale nel settore e c’è anche un grande bisogno.

C’è questa voce comune che gli italiani fanno tutto in nero. Ma perché? Perché farlo da soli è effettivamente complesso. Il sito dell’INPS è sicuramente complesso, ma poco usabile dall’utente comune che si ritrova a fare una pratica del genere solo una volta. Quando una pratica viene ripetuta nel tempo, tutti i giorni, diventa molto semplice, un automatismo se vogliamo. Invece per chi deve farlo una tantum è un onere e preferirebbe farlo fare a qualcun altro, ma questo implicherebbe una spesa aggiuntiva, come un commercialista o un consulente del lavoro. Quindi noi diamo il mix tra la semplicità, l’economicità e l’attualità. Ma anche l’usabilità.

La regolarizzazione dei collaboratori ha mai creato perplessità o rifiuto da parte delle famiglie?

Gli utenti, se gli dai il servizio pronto, dicono di sì. Non ci sono genitori che ti dicono ‘no, non voglio mettere in regola la babysitter’, tutti vogliono fare le cose in regola e sono più che felici di farlo. Anche perché ci sono davvero delle tutele enormi. Il sistema creato dall’INPS, dalla nostra legislazione italiana, per il lavoro domestico è effettivamente ottimo perché semplice e super flessibile. Non è come fare un contratto aziendale in cui sei vincolato da un sacco di oneri e difficoltà se vuoi licenziare qualcuno. Quando si parla di lavoro domestico non si applicano tutte le tematiche aziendali, perché questo tutela la casa e il nucleo familiare. Questo significa che se una persona, dentro la famiglia, in casa mia con i miei figli , che è il mio posto sicuro, non la voglio più a lavorare per me sono tutelato. Allo stesso tempo però il lavoratore deve esser tutelato, ad esempio con un certo preavviso in base all’attività maturata dal lavoratore stesso. Essere in regola è un vantaggio per tutti, non ha assolutamente contro.

I feedback da parte dei genitori sono molto importanti per voi, per capire in che direzione andare…

Assolutamente sì. Anche perché ovviamente non facendo ciò che vogliono gli utenti, si dà vita a un sistema che non viene utilizzato. Quindi l’opinione dell’utente è fondamentale per capire il ritorno a livello di crescita. Per vedere gli utenti che crescono e il fatturato che cresce.

È vero che il lavoro è nato da una tua idea originale, però quanto è stato importante metter su un team di lavoro?

Me lo hanno detto dal primo giorno e io devo ammettere di aver sempre preso tutto questo sotto gamba. Il team è la cosa fondamentale. Le persone di cui ti circondi sono fondamentali. Tutt’oggi, nonostante abbia capito il valore del gruppo, resta sempre un compito difficile trovare le persone giuste, ma anche far sì che la mia azienda sia giusta per loro, perché parliamo di un rapporto reciproco e biunivoco. Ho sicuramente fatto tanti errori, ma ho avuto anche tante persone che sono passate all’interno dell’azienda e hanno portato un valore aggiunto. Le Cicogne non è altro che il risultato di tutte queste persone.

Solo chi non fa non sbaglia: fare scelte comporta automaticamente incorrere in rischi, soprattutto quando si è più giovani…

Esatto. Anzi le persone che non vanno bene per un’azienda sono proprio quelle che non fanno scelte, che non portano cambiamenti. Preferisco una persona che fa qualcosa e la sbaglia, imparando dai propri errori, perché una persona che non fa, non rischia, non sceglie, è una persona totalmente inutile.                                                          

di Federica Tuseo

Articolo Precedente

Canapa legale: perché in Italia è ancora l'era del proibizionismo?

Articolo Successivo

Kylie Jenner: la più giovane miliardaria del mondo ha 20 anni

2 Comments

  1. […] Leggi anche: “Le Cicogne: come nasce la startup che ha rivoluzionato il mondo delle babysitter” […]

  2. […] Leggi anche: “Le Cicogne: come nasce la startup che ha rivoluzionato il mondo delle babysitter” […]

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *