venerdì, Aprile 23, 2021

Il Coronavirus spiegato ai bambini, i consigli degli psicologi

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica, con un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e scrittura. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

A meno che non abbiate la possibilità di rinchiudervi in un casolare toscano insieme a qualche amico a raccontar novelle, in questi giorni vi troverete ad affrontare l’emergenza Coronavirus. Non è semplice destreggiarsi tra tutti disagi che comporta, primo tra tutti, ancor più che l’effettivo rischio di contagio, la psicosi collettiva che sembra averci trasformati – complici fake e non-tanto-fake news – in profeti dell’apocalisse pronti ad assaltare supermercati e farmacie. Ironia a parte, le ansie e le paure degli adulti si trasferiscono di riflesso sui piccoli, e quelli, si sa, sono come spugne che vedono, percepiscono e – soprattutto – replicano tutto. Come spiegare ai bambini il perché delle gite scolastiche cancellate, delle persone che ci guardano con occhio diffidente se ci soffiamo il naso per strada, della metropolitana vuota e delle asfittiche mascherine che ci vengono messe sul viso? Lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha raccolto, in un’intervista rilasciata al Corriere, qualche suggerimento per aiutarci a tranquillizzare i bambini pur istruendoli sui comportamenti da seguire per proteggersi dal contagio. Leggi anche: CORONAVIRUS: QUANDO LA PSICOSI CORRE PIÙ VELOCE DELLA MALATTIA

Spiegate ai piccoli che è normale essere spaventati da quel che non si conosce

Cos’è che fa così paura del Coronavirus? Il fatto di non conoscerlo ancora molto bene e di non poterlo vedere a occhio nudo. Non sappiamo molto di questo nemico invisibile e, come gli uomini delle caverne, quando non possiamo vedere un nemico, è normale avere paura e dubitare di quello che ci sembra sospetto. La paura e l’ansia sono reazioni naturali, ci mettono in guardia per permetterci di affrontare una minaccia oppure di correre al sicuro. In questo caso non è diverso: abbiamo un nemico che non conosciamo ancora molto bene, ma siamo al lavoro per studiarlo. Sentirsi un po’ intimoriti è normale, ma ci sono cose che possiamo fare per proteggerci. Leggi anche: CORONAVIRUS: LE RISPOSTE ALLE 5 DOMANDE PIÙ FREQUENTI

Anche se il numero dei contagi è salito, ci sono misure per proteggerci.

Questo virus ha contagiato molte persone nel mondo e adesso è arrivato anche qui in Italia. Spiegate ai piccoli che i decessi sono pochissimi in proporzione al numero dei contagiato e che tra i morti non ci sono bambini. Aiutateli a capire che scienziati e ricercatori sono già al lavoro per trovare una cura. Spiegate che il motivo per cui non possono più andare in gita è perché così il rischio di essere contagiati è molto più basso, e che si tratta di una misura temporanea messa in atto per proteggerci, un po’ come quando evitiamo di attraversare la strada se c’è troppo traffico perché un’auto potrebbe investirci. Leggi anche: CORONAVIRUS ISOLATO DA UNA SQUADRA DI RICERCATRICI ITALIANE

Educateli sulle più semplici misure di prevenzione

Istruite i bambini su come comportarsi quando escono. Insegnate loro a starnutire coprendo naso e bocca con il braccio e a non toccarsi gli occhi o infilarsi le mani in bocca dopo essere stati all’esterno. Abituateli a lavare spesso le mani, magari intrattenendoli con una canzoncina mentre lo fanno, in modo che non vivano la cosa come un’imposizione. E anche voi adulti, abbiate fiducia nella scienza. Abbiamo superato epidemie ben peggiori e trovato il rimedio per malattie che si credevano incurabili. Passerà anche questa volta. Nel frattempo, keep calm e la prevenzione prima di tutto. Leggi anche: EPIDEMIA, COSA VUOL DIRE NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE? di Marianna Chiuchiolo  

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica, con un passato nella musica e nel teatro e un'avida curiosità per tutto ciò che riguarda scienza, arte e scrittura. Ha abbracciato da tempo la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita. Autrice di racconti, poesie e sceneggiature perché l'immaginazione lo pretende, giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

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