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Coronavirus: le risposte alle 5 domande più frequenti

Come si trasmette? Quanto è pericoloso? Tra problemi reali e psicosi ingiustificate, ecco quello che devi sapere sul Coronavirus cinese.

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Coronavirus, ormai non si sente parlare di nient’altro. C’è chi ritiene si tratti di un costrutto realizzato ad hoc da mente umana, chi avanza l’ipotesi di un esperimento andato a male e chi, infine, cerca di esporre argomenti razionali e supportati da evidenze scientifiche per fare chiarezza sul famigerato 2019-nCoV. Il nemico del lontano oriente che è sempre in primo piano nei nostri telegiornali in effetti fa paura perché poco conosciuto al di fuori dei laboratori di ricerca. Tra timori giustificati e inutili allarmismi, facciamo chiarezza sul Coronavirus, spiegando di cosa si tratta e come evitare il contagio.

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1.      Quali sono i sintomi?

Secondo il Ministero della Salute, chi contrae l’infezione da 2019-nCoV mostra nella maggior parte dei casi sintomi simili a quelli di una qualsiasi infezione delle vie respiratorie: raffreddore, mal di gola, tosse e febbre. In alcuni casi possono verificarsi sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Più di rado la polmonite può portare a insufficienza respiratoria, ma accade soprattutto con persone anziane o con malattie pre-esistenti.

2.      È davvero così pericoloso?

Siamo di fronte a un’epidemia, questo è un dato di fatto. Ma l’epidemia non è pericolosa al punto da giustificare un allarmismo così diffuso su scala mondiale. Il virus è in grado di scatenare una polmonite virale e appartiene allo stesso ceppo della SARS e della MERS. A differenza di queste ultime, però, presenta una letalità del 2-3%, non più alta di quella di una normale influenza. La SARS, ad esempio, aveva una letalità di circa il 9%. Un altro punto importante è che non tutti sviluppano la polmonite, caratteristica più pericolosa di questa infezione. Ad oggi, la polmonite è stata sviluppata all’incirca nel 15% delle persone contagiate.

3.      Quanto è contagioso?

In termini medici il valore di contagiosità è stato stimato a “R 2,2”. In parole più chiare, una persona affetta dal virus può contagiarne 2,2. Possono esserci persone in grado di contagiarne di più, ma si tratta di casi eccezionali. Una volta raggiunto il picco, la contagiosità comincerà a calare, anche grazie alla rapidità con cui sono stati messi in moto i sistemi di controllo. Per quanto riguarda il periodo di contagiosità, gli scienziati al momento si basano sul modello della SARS: si è contagiosi diversi giorni dopo l’insorgenza dei primi sintomi, quando la carica virale è più alta.

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4.      Come si trasmette?

La cosa più importante da sapere è che il virus si trasmette esclusivamente per via aerea. Questo vuol dire che si viene infettati solo attraverso goccioline di saliva, tosse o starnuti che riescono ad entrare in contatto con le vie respiratorie. Di conseguenza si può mangiare cinese senza preoccuparsi: anche se un alimento ingerito fosse infetto, il virus attraverserebbe il tratto digestivo, che è separato da quello respiratorio, e quindi non potrebbe contagiarci.

L’incubazione media è di 5,2 giorni. Questo vuol dire che, se non si manifesta alcun sintomo entro 6 giorni da un contatto sospetto, si può stare tranquilli. I 14 giorni di quarantena attualmente utilizzati, quindi, sono sufficienti.

5.      Come possiamo combatterlo?

Attualmente la ricerca di un vaccino è la soluzione ottimale poiché conosciamo ancora troppo poco della capacità di mutazione del virus, quindi non siamo in grado di sapere se le persone guarite dall’infezione diventano immuni oppure no. L’isolamento del virus, in tal senso, è stato un passo avanti fondamentale perché permette studiarne in coltura il comportamento e vedere quali antigeni funzionano meglio per combatterlo. Al momento esiste un vaccino per un altro tipo di coronavirus, quello responsabile della MERS, ma la sua efficacia contro 2019-nCoV è ancora in fase di studio.

Quanto alla possibilità di un trattamento farmacologico, non c’è ancora una soluzione definitiva ma solo diversi studi in corso. Uno di essi fa uso di un farmaco solitamente utilizzato contro l’HIV. Un altro potenziale trattamento è un farmaco ad ampio spettro terapeutico utilizzato per Ebola. Tuttavia si tratta di soluzioni non ancora sperimentate sull’uomo. Al momento gli esperimenti su pazienti vengono condotti con antivirali, oltre ad altri farmaci che i medici stanno monitorando con attenzione ma per i quali ancora non ci sono risultati certi.

Il miglior consiglio da seguire, per il momento, è prestare attenzione senza lasciarsi prendere dal panico e lavarsi le mani accuratamente dopo aver trascorso del tempo fuori.

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