venerdì, Ottobre 30, 2020

Epidemia, cosa vuol dire nell’era della Globalizzazione?

Il 2020 si è aperto con la diffusione nel mondo della “caccia al cinese”, una psicosi alimentata dal propagarsi del cosiddetto coronavirus covid-19. Sono bastate alcune settimane e il grande eco mediatico per alimentare paure e falsi miti dando l’illusione all’uomo contemporaneo di essere il primo a trovarsi in questa condizione. Gli eventi descritti di seguito non tendono a smentire o sminuire il rischio, piuttosto hanno lo scopo di illustrare le ragioni per le quali questo fenomeno epidemico è solo parzialmente nuovo. Si hanno notizie di epidemie da zoonosi già a partire dal V secolo a.C. ma alcune fonti storiche parlano di prime zoonosi già a partire da 1200 anni prima di Cristo. Nello specifico una zoonosi è una malattia tipica di una specie animale. Normalmente tale malattia non potrebbe infettare l’essere umano ma, in seguito a una mutazione genetica dell’agente infettivo, può diventare direttamente trasmissibile dagli animali all’uomo. Il contagio può avvenire direttamente o indirettamente. Per coloro che hanno superato la trentina d’anni il morbillo è una malattia del tutto normale, quasi come ammalarsi di morbillo nell’infanzia fosse una cosa anomala ma obbligatoria. Eppure una malattia che è stata presa alla leggera per decenni, se non per secoli, da bambini e genitori, è una zoonosi, in principio il morbillo era una malattia tipica dei bovini.

La storia è costellata di epidemie

Parlando di epidemie, la storia dell’Europa si intreccia senz’altro con quella della peste. Secondo William Naphy, storico e professore dell’Università di Aberdeen e Andrew Spicer, la peste avrebbe causato una cifra variabile tra i 50 ed i 100 milioni di morti nel periodo compreso tra il sesto e l’ottavo secolo dopo Cristo. Si tratterebbe della prima pandemia nella storia dell’Umanità. Ma non basta, la professoressa Suzanne Austin Alchon che ha studiato la Peste Nera del 1347-1349 ha riportato delle cifre che raggiungerebbero quasi 40 milioni di morti riducendo di due terzi la popolazione europea dell’epoca. Ma facciamo un passo in avanti e passiamo al periodo della conquista europea del nuovo mondo. In questo periodo epidemie varie, tra cui morbillo e peste, hanno ridotto di circa la metà la popolazione dell’attuale Messico e hanno contribuito ad aumentare le cifre del genocidio compiuto dai conquistadores.

Epidemie, dalla Crisi Generale del 1600 alla Storia contemporanea

Ancora nel 1600 la peste continuava a mietere vittime. Epidemie, carestie e crisi economiche che hanno portato a quella che gli storici definiscono la “Crisi Generale del Seicento”, raccontata anche nel romanzo di Manzoni, ne I promessi sposi. L’Europa a quel tempo contava circa 110 milioni di abitanti e molte zone furono duramente colpite, in maniera particolare l’Italia Meridionale e l’area mediterranea. Milano fu interessata dalla Peste ma le autorità riuscirono a contenere i contagi. La peste bubbonica del 1656 ha portato in Europa non solo problemi sanitari e demografici ma anche economici.

Le epidemie come arma chimica

“L’essere umano ci ha sempre messo del suo”, come descrive sempre la professoressa Austin Alchon dell’Università della North Carolina. Già nel 1347 i mongoli catapultarono i cadaveri infetti all’interno della città di Caffa nell’attuale Crimea, all’epoca sotto il controllo coloniale genovese. Le navi dei genovesi in fuga erano piene di grano e quindi di topi affamati che, salendo sulle navi, contribuirono poi a diffondere la peste in Italia e in Europa.

Grazie a Dio il mondo ci è passato attraverso

La battaglia con la peste e con il vaiolo non è mai stata del tutto vinta, a oggi esistono zone del mondo dove ci sono persone che soffrono di questa malattia seppure in forma endemica. Ma la battaglia non è solo contro peste, morbillo e vaiolo. L’influenza spagnola ha fatto tremare il mondo appena uscito dalla Prima Guerra Mondiale, tra il 1918 ed il 1920, portando alla morte una cifra variabile tra 50 e 100 milioni di morti. Secondo alcuni storici sarebbe questa e non la peste del 1347, la più grande tragedia epidemica della storia dell’umanità. In tempi più recenti il mondo ha fatto i conti con il colera che ha colpito Londra nel 1854, con la SARS nel 2002, con la MERS nel decennio da poco concluso. Ancora negli anni Novanta del ‘900 la lebbra non era debellata e infettava più di 10 milioni di persone in tutto il mondo. Volendo essere razionali si può dire che l’elemento di novità è l’epidemia ai tempi della globalizzazione, tanto per dire che Gabriel Garcia Marquez non passa mai di moda. Premi Nobel per la letteratura a parte, il mondo globalizzato e pieno di megalopoli non aveva mai pensato a emergenze di questo tipo e non c’erano piani per prevenirle. Tuttavia va detto che le città fondate dagli spagnoli in America erano le più grandi città del tempo e non avevano piani di intervento per prevenire uragani, terremoti ed epidemie. Eppure il mondo grazie a Dio c’è passato attraverso. Sicuramente questa polmonite virale fa delle vittime, l’influenza stagionale miete 8000 vittime ogni anno soltanto in Italia, mentre la polmonite uccide ogni anno 4 milioni di persone nel pianeta. Questo mondo ha visto la battaglia di Canne, la distruzione di Cartagine, i genocidi del Rinascimento, i campi di concentramento di Hitler, i Gulag di Stalin, due guerre mondiale e le armi atomiche. È un mondo passato attraverso una lista interminabile di epidemie, ma grazie a Dio un mondo c’è ancora.

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