domenica, 28 Febbraio 2021

iCub, il robot umanoide, aiuterà i bambini con autismo a sviluppare l’empatia

iCub, l’androide creato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, sarà impiegato in una struttura riabilitativa nell’ambito di un trattamento sperimentale dell’autismo.

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica con un passato nella musica e nel teatro, scrive per il web da diversi anni. Appassionata di scienza, psicologia e viaggi, ama particolarmente passare ore a discutere di personaggi e trame analizzandone caratteristiche, vittorie e incongruenze. Scrittrice di racconti e sceneggiature perché l'immaginazione spesso lo richiede. Giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

I come in IRobot, cub come nella parola inglese che sta per cucciolo: iCub, l’androide creato dall’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia – nelle fattezze e nelle funzionalità ricorda a tutti gli effetti un cucciolo d’uomo.

Ed è proprio con i cuccioli d’uomo che interagirà: iCub sarà il protagonista di un trattamento sperimentale nell’ambito di una ricerca sui disturbi dello spettro autistico.

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iCub, chi è il robot antropomorfo che assomiglia a un bambino

iCub e le sue capacità di manipolazione e di interazione con i bambini.

Anche se nell’aspetto e nelle capacità ricorda un bambino di cinque anni, iCub è in realtà quasi maggiorenne: le prime ricerche per realizzarlo sono cominciate nel 2003, anche se la sua presentazione ufficiale, dopo la realizzazione di diversi prototipi, è avvenuta nel 2009 al Festival della Scienza di Genova.

Il robot è sviluppato dall’IIT congiuntamente al RobotCub Consortium, una società composta da diverse università europee ma, poiché il suo software è open source e i pezzi reperibili sul mercato, si può affermare che i suoi sviluppatori lavorino da tutto il mondo.

Nei laboratori europei, statunitensi, coreani e giapponesi, infatti, ne sono stati realizzati circa 30 esemplari, tutti con uno scopo ben preciso: studiare le attività cognitive umane con l’implementazione di algoritmi motivati dalla biologia.

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iCub, cosa è in grado di fare il piccolo robot

Dietro agli occhioni da cartone animato e le linee tondeggianti del viso, il robot nasconde un cuore fatto di tecnologia all’avanguardia.

Il gruppo di ricerca ha infatti adottato un approccio a tutto tondo che non si limita allo sviluppo meccanico, ma anche alla ricerca di fonti energetiche innovative e di strumenti di sensoristica estremamente avanzati.

iCub è in grado di gattonare, camminare, sedersi, manipolare oggetti, muovere gli occhi e le labbra. La sua “pelle” è sensibile e il robot è capace di percepire e riconoscere la posizione del suo corpo nello spazio.

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iCub, lo studio in collaborazione con il Don Orione rivolto a circa 50 bambini con autismo

iCub con la Dottoressa Agnieszka Wykowska, ricercatrice a capo del team Social Cognition in Human-robot Interaction dell’IIT.

Nei prossimi mesi, il Centro Boggiano Pico di Genova, polo specializzato nel trattamento dei disturbi del neurosviluppo dell’Opera Don Orione, collaborerà con il team Social Cognition in Human-robot Interaction dell’IIT, guidato dalla Dottoressa Agnieszka Wykowska.

Lo scopo è testare l’efficacia dell’utilizzo di iCub nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini, in un contesto ambulatoriale.

La sperimentazione, che si concluderà nel giugno di quest’anno, coinvolgerà oltre 50 bambini già inseriti nel percorso terapeutico del Centro. Le interazioni con il robot li aiuteranno a sviluppare le loro capacità di empatia e di comprensione del punto di vista altrui.

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Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Laureata in Mediazione Linguistica con un passato nella musica e nel teatro, scrive per il web da diversi anni. Appassionata di scienza, psicologia e viaggi, ama particolarmente passare ore a discutere di personaggi e trame analizzandone caratteristiche, vittorie e incongruenze. Scrittrice di racconti e sceneggiature perché l'immaginazione spesso lo richiede. Giocatrice di ruolo perché immaginare storie è bellissimo, ma viverle è meglio.

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