sabato, Dicembre 5, 2020

La didattica in presenza che non c’è: la storia di Matteo, studente con Asperger

“I problemi legati al Covid, li abbiamo messi in conto come genitori in quest’anno difficile. Ma ho trovato ingiusto per mio figlio, come per gli altri alunni che sono seguiti con sostegno, avere avuto questa risposta”.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Matteo è uno studente di dodici anni con sindrome di Asperger, tra gli alunni ad avere diritto, nonostante questo particolare momento, alla didattica in presenza. “I dirigenti scolastici, unitamente ai docenti delle classi interessate e ai docenti di sostegno, in raccordo con le famiglie” – si legge nell’ultimo Dpcm del 3 novembre 2020 – “favoriranno la frequenza dell’alunno con disabilità, nell’ambito del coinvolgimento anche, ove possibile, di un gruppo di allievi della classe di riferimento, in modo che sia costantemente assicurata quella relazione interpersonale fondamentale per lo sviluppo di un’inclusione effettiva e proficua”.

Purtroppo, però, la situazione reale nelle scuole è oltremodo confusa e, come racconta la mamma di Matteo a CN, questo diritto non riesce a essere effettivamente garantito. Per Matteo, e in generale per i ragazzi affetti da autismo, spiega la mamma, “il docente è un punto di riferimento. Per chi ha la sindrome di Asperger la quotidianità è tutto e fare cambiamenti all’ultimo minuto è un vero problema a livello emotivo”. Ecco la storia di Matteo.

La didattica in presenza che non c’è

Nonostante tutte le difficoltà legate alla crisi sanitaria, le scuole, in coerenza con quanto stabilito nel Piano Educativo Individualizzato, sono tenute a garantire la didattica in presenza per gli alunni con disabilità. Il fine è quello di garantire a questi ragazzi “un’inclusione scolastica ‘effettiva’ e non solo formale”, variabile determinante per il loro benessere psicofisico. Come racconta la mamma di Matteo, però, le circostanze reali non corrispondono a quanto previsto dal Dpcm e a pagarne lo scotto sono proprio i ragazzi più deboli. Racconta la mamma a CN:

Appena abbiamo saputo della possibilità per mio figlio di partecipare a scuola in presenza ho contattato le due insegnanti di sostegno che si sono rese da subito disponibili a seguire Matteo per la didattica online e in presenza. Sono molto felice naturalmente di questa possibilità. Mi rassicurano dicendomi con molta gentilezza che bisogna solo organizzare un calendario, ma si potrà fare.

Grazie anche alla collaborazione del mio datore di lavoro e dei miei colleghi riesco a fare fronte agli orari che mi sono stati proposti per questa settimana: 4 ore distribuite su martedì e mercoledì. Poche rispetto a quelle reali online, ma ‘oro colato’ per un ragazzo con autismo.

L’organizzazione è restata in mano a me e agli insegnanti. Ad ora non ho ricevuto comunicazioni di sorta da parte della scuola o dalla dirigenza. Lunedì mi chiama dispiaciuta una delle docenti per dirmi che mio figlio l’indomani non potrà andare a scuola in presenza, perché lei deve sostituire una collega in mutua tramite Dad. Per questo motivo, non potrà assistere mio figlio. Anche il mercoledì sarà sospeso. Mi dicono, forse, potrà andare venerdì per 2 o 3 ore, dipende dalle lezioni, insegnanti e incastri vari…

Leggi anche: Lombardia, tagli dei fondi per le famiglie con disabili cronici. La protesta dei caregiver

La storia di Matteo, studente con Asperger costretto a saltare la scuola

All’indomani dell’avviso, la classe di Matteo, che fino a una settimana prima svolgeva la regolare didattica in presenza, viene messa in quarantena per via di un caso di isolamento domiciliare. Matteo, già escluso dalla scuola per la settimana in corso, dovrà continuare a studiare a casa. “Non voglio dare assolutamente la colpa alle insegnanti” – spiega la mamma di Matteo – “sono state più che collaborative. Ma mi chiedo. Perché i nostri diritti vengono messi in secondo piano? Io dell’invalidità di mio figlio ne avrei fatto volentieri a meno. Lo stesso vale per tutto ciò che comporta questa situazione. Se manca un insegnante, non dovrebbe essere tolto a un alunno meno fortunato”. La mamma poi spiega il perché del suo dispiacere:

Visto il periodo non proprio roseo, la scuola per loro è un punto fermo e stabile. Nessuno deve essere differenziato rispetto ad un altro. Tutti hanno diritti e doveri e siccome loro non possono difendersi dobbiamo pensarci noi che li abbiamo messi al mondo.

Sono fiduciosa che tutto questo sia solo momentaneo e legato a una questione di organizzazione. Ma resta la tristezza e l’amarezza per questo caso specifico. I problemi legati al Covid, li abbiamo già messi in conto come genitori in quest’anno difficile. Ma ho trovato ingiusto per mio figlio, come per gli altri alunni che sono seguiti con sostegno, avere avuto questa risposta.

Leggi anche: Giorgia Righi: “La disabilità non fermerà i miei sogni”

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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