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Green economy: l’emergenza ambientale porterà oltre 3 milioni di posti di lavoro

10 proposte eco-sostenibili per rilanciare l'economia italiana. Così il Consiglio Nazionale suggerisce come trasformare l'emergenza in vantaggi.

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Da qualche giorno si è conclusa la VII edizione degli Stati Generali dell’economia green 2018, tenutasi all’interno di Ecomondo a Rimini. L’evento, organizzato dal Consiglio Nazionale della Green Economy e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha puntato i riflettori sulla possibilità per l’economia italiana di poter crescere sfruttando le opportunità che un tema tanto caldo e delicato, come quello dell’ecosostenibilità, può offrire.

Un’emergenza che diventa sembra più urgente. L’ambiente chiede aiuto e si ribella a uno sfruttamento che da decenni ha corso inarrestabile. I fatti delle ultime settimane purtroppo mettono in evidenza che è necessario fare qualcosa per evitare il perpetuarsi di situazioni inadeguate e pericolose per noi stessi e irrispettose del mondo che ci ospita.

Così la Relazione 2018 presentata da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, tira le somme sulla situazione dell’economia verde nel nostro Paese. Dall’analisi ne salta fuori una riflessione che incoraggia lo sviluppo in direzione green e sostenibile. Si stima infatti che, puntando sull’ambiente, ci saranno nell’arco di 5 anni più di 3 milioni di occupati, considerando anche l’indotto. Per un ricavo di circa 370 miliardi di euro.

Un’opportunità importante, dunque. Dal punto di vista strettamente pratico e pragmatico, un’occasione per produrre lavoro e ricchezza. Dal punto di vista etico e morale, una necessità per riparare al selvaggio, incondizionato e incosciente sfruttamento delle risorse e dell’ecosistema.

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L’emergenza ambientale cambierà l’economia

Da tempo ormai sentiamo sempre più spesso parlare del grave problema ecologico. Per fortuna. Si cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica alle tematiche inerenti. Le istituzioni, nazionali e internazionali, le mettono al centro del dibattito politico e sociale. Se ne legge continuamente sui giornali. Si fa informazione perché è un problema che interessa tutti, dalle generazioni presenti per garantire spazi abitabili, risorse fruibili, cibi sani, mari puliti, aria respirabile, a quelle future per il diritto di ricevere in mano il mondo come lo abbiamo trovato noi. In una situazione che non sia di irrimediabilità. Per ripensare a uno sviluppo che sia davvero sostenibile, che rispetti ciò che abbiamo, che curi ciò si è ammalato, che ci dia l’occasione di godere del nostro territorio.

Cambiamenti climatici, eventi estremi e drammatici palesano il grave dissesto idrogeologico che interessa gran parte del nostro territorio. Un mare sempre più invaso dalla plastica. Le città ammorbate da un eccessivo traffico di mezzi di trasporto inquinati e che consegnano un’aria quasi irrespirabile. Un consumo del suolo che nel 2017 è aumentato in modo vertiginoso, intaccando un patrimonio naturale, quello italiano, tra i più belli e variegati del mondo.

Queste alcune delle criticità esaminate. Desolante, preoccupante e imbarazzante. Ma fortunatamente si può cercare di trovare soluzioni. E lo si può fare creando valore per la natura che ci circonda e per noi stessi. Senza dimenticare le necessità di nessuna delle due parti. Ma creando uno sviluppo coeso nel tutelare l’ambiente, le persone e l’economia.

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La green economy in Italia: quali passi avanti?

La Relazione ha proposto un pacchetto di temi su cui le imprese pubbliche e private dovrebbero investire per indirizzare l’Italia verso una green economy vantaggiosa e consapevole.

Il nostro Bel (un po’ malato) Paese, come ha sottolineato Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, non parte da zero nel coniugare ecologia e imprese. Infatti, ci sono alcuni ambiti in cui l’Italia eccelle, riuscendo a essere addirittura leader in Europa.

Secondi alla Spagna in tema di agricoltura biologia. Nel 2017 gli ettari dedicati hanno raggiunto 1,8 milioni di suolo adibito a colture bio. Primi nel campo dell’economia circolare. Il nostro Paese raggiunge un tasso di circolarità del 18,5 %. Nel 2016 sono stati riciclati il 45% dei rifiuti prodotti e il 65% di quelli speciali, una produttività delle risorse che le fa assegnare il secondo posto dietro la Germania. Con davanti i paesi del Nord Europa, lo stivale ottiene un ottimo punteggio anche per quanto riguarda l’eco-innovazione. Startup che coniugano novità ed ecologia diventano sempre più numerose. Segno che i tempi stanno cambiando. E che, anche se sicuramente c’è ancora tanto da fare, non siamo all’inizio dell’opera.

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10 soluzioni per uno sviluppo sostenibile

I vantaggi economici di questi investimenti green sono molteplici. Il primo riguarda i costi evitati dell’inquinamento e di altri impatti ambientali, il secondo la capacità di queste scelte green di attivare, con investimenti pubblici, effetti moltiplicatori anche di quelli privati, il terzo vantaggio sta nella capacità di utilizzare e promuovere innovazione, diffusione di buone pratiche e buone tecniche. 

Così sottolinea Edo Rochi, notando come investire in campi specifici per la tutela dell’ambiente sia comunque vantaggioso oltre che responsabile.

Ecco allora i 10 settori in cui sarebbe produttivo investire:

  1. Fonti energetiche rinnovabili
  2. Efficienza energetica
  3. Riciclo dei rifiuti
  4. Rigenerazione urbana
  5. Eco-innovazione
  6. Mobilità sostenibile
  7. Potenziamento dell’agricoltura ecosostenibile e di qualità
  8. Riqualificazione del sistema idrico
  9. Prevenzione rischio idrogeologico
  10. Bonifica siti inquinati

Tra interventi che sarebbero necessari e altri che arrecherebbero solo vantaggi ad ampio spettro, queste proposte sono una lampadina che accende il dibattito e con esso la riflessione.

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di Valentina Cuppone

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