Disturbo antisociale di personalità: cos’è e come riconoscerlo

Il disturbo antisociale di personalità può generare diverse forme di comportamento in un soggetto: dall'essere subdolo e manipolativo all'essere approfittatore. Vediamo nel dettaglio le caratteristiche e i sintomi di questa condizione.

Melissa Matiddi
Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.
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Il disturbo antisociale di personalità è caratterizzato da una mancanza di empatia e rimorso, da comportamento impulsivo e manipolativo. Le persone con questo disturbo spesso violano le leggi e i diritti degli altri senza provare rimorso o senso di colpa.

Questo disturbo può manifestarsi in modo e in età diverse, ma generalmente si sviluppa durante l’adolescenza o la prima età adulta.

Solitamente, l’appellativo di antisociale, nel linguaggio comune, viene spesso attribuito erroneamente a chi presenta caratteristiche di timidezza o introversione a differenza del disturbo antisociale di personalità che causa delle condizioni che in alcuni casi possono anche essere pericolose.

Disturbo antisociale di personalità: che cos’è

Il disturbo antisociale di personalità è definito dal DSM V come un pattern pervasivo di inosservanza e violazione dei diritti degli altri che si manifesta nell’infanzia o nella prima adolescenza e prosegue con l’età matura.

Il soggetto affetto da questo disturbo presenta un atteggiamento di disprezzo nei confronti degli altri individui e dimostra comportamenti ostili e aggressivi. Non riuscendo a conformarsi alle norme sociali sviluppa impulsi irritabili e mostra scarso rimorso per le conseguenze delle proprie azioni.

Generalmente queste persone presentano un ridotto senso di colpa in relazione alla sfera sociale. Rimangono infatti completamente indifferenti in seguito al danneggiamento dell’altro.

Secondo recenti analisi, il disturbo antisociale è più frequente nei maschi che nelle femmine, si riscontra con più frequenza tra i 24 e i 44 anni, con una lieve diminuzione verso i 45 anni.

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Disturbo antisociale di personalità: caratteristiche e sintomi

Il comportamento di un antisociale è caratterizzato sia dal disprezzo patologico per le leggi della società sia dal bisogno di approfittarsi di ogni situazione e sia dalla totale mancanza di empatia verso gli altri e verso se stessi.

Tuttavia, la personalità antisociale si può esprimere in diversi modi. Infatti non esistono solo persone violente dalla condotta illecita, ma anche soggetti che suscitano ammirazione ed hanno molto successo dal punto di vista lavorativo grazie alla loro capacità di manipolare gli altri.

Questo disturbo solitamente si distingue per i seguenti sintomi:

  • Autostima esagerata
  • Intolleranza e incapacità di rispettare le norme sociali
  • Grande irresponsabilità
  • Mancanza di empatia e incapacità di immedesimarsi nella vittima
  • Forte impulsività
  • Stile relazionale fondato solo sul potere e controllo
  • Cinismo nei confronti dei sentimenti
  • Tendenza a biasimare gli altri
  • Comportamenti ostili

L’aggressività può comparire già nell’infanzia e nell’adolescenza con torture nei confronti di animali, furti e abuso di sostanze.

Nelle relazioni affettive invece questi soggetti tendono ad agire unicamente attraverso il potere. Sfruttano gli altri a proprio vantaggio e quando non riescono a raggiungere il loro obiettivo, provano noia e rabbia.

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Quali sono i test utilizzati per diagnosticare il disturbo antisociale?

Nell’ambiente clinico vengono principalmente utilizzati due test:

  • MMPI-2 Minnesota Multiphasic Personality Inventory: è uno strumento che viene utilizzato per valutare le caratteristiche strutturali della personalità, è formato da 567 domande di tipo vero o falso
  • PCL-R Hare Psychopathy Checklist-Revised: viene suddiviso a partire da aspetti interpersonali, affettivi e antisociali. L’intervista non consente solo di diagnosticare la presenza o meno del disturbo antisociale, ma permette una visione globale, integrata da informazioni diverse.

Inoltre, è importante sapere che il DSM fornisce i criteri diagnostici attraverso cui si può manifestare il disturbo con tre o più elementi seguenti:

  • Mancanza di rimorso
  • Irritabilità
  • Impulsività e aggressività
  • Incapacità di rispettare le norme sociali
  • Disonestà

Questo tipo di diagnosi può essere effettuata su soggetti che hanno compiuto 18 anni e che manifestano ricorrenti comportamenti antisociali.

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Quali sono le cause di un disturbo antisociale di personalità?

Le cause del disturbo antisociale non sono molto conosciute, tuttavia è possibile che esista un’interazione di più fattori tra cui: stile di vita disordinato, trascuratezza, disturbo dell’attaccamento collegato all’ansia da separazione, ma anche un’interazione tra geni e ambiente.

Molti studi hanno dimostrato come uno stile educativo autoritario e ricco di regole possa condurre i figli ad un maggiore coinvolgimento aggressivo verso l’esterno.

Questo tipo di educazione trasmette messaggi di potere e dominanza, ma anche uno stile troppo permissivo che non chiarisce gli obiettivi veicola significati di legittimazione immediata di un preciso bisogno.

Trattamento del disturbo antisociale di personalità

Nei casi ritenuti più gravi, il soggetto si rivolge ad uno specialista solo dopo aver avuto problemi con la giustizia. Molte persone antisociali tendono a maturare con l’avanzamento dell’età e smettono di compiere certe azioni ritenute aggressive e criminali.

Nel trattamento psicoterapeutico è bene fissare da subito delle regole chiare e precise dal momento che la scarsa tolleranza del soggetto e la bassa tendenza a manifestare le proprie responsabilità, poteranno l’individuo ad attaccare fin da subito il rapporto con lo psicologo.

Ad ogni modo la terapia cognitivo comportamentale è stata applicata con grande risultati alla cura di questo disturbo. L’obiettivo principale è quello di aiutare il paziente a capire come mai le sue percezioni distorte gli impediscano di vedere se stesso.

L’atteggiamento che assumerà il terapeuta sarà di assenza di giudizio e di accettazione poiché il soggetto presenterà una bassa tolleranza alle frustrazioni e una forte diffidenza nell’instaurare rapporti basati sulla fiducia.

Leggi anche: Rivolgersi allo psicologo: ecco perché ogni tanto dovremmo farlo tutti

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