Home»Digital Life»“Voglio che tutti i media vedano questo”, la Foresta Amazzonica brucia. Ecco come possiamo salvarla

“Voglio che tutti i media vedano questo”, la Foresta Amazzonica brucia. Ecco come possiamo salvarla

Il polmone della Terra sta bruciando a causa della deforestazione incontrollata. Fare qualcosa per cambiare la situazione è possibile e necessario.

4
Condivisioni
Pinterest Google+

Il 20% di tutto l’ossigeno presente in atmosfera e circa 3 milioni di specie animali, circa il 10% della biodiversità mondiale: ecco il contributo della Foresta Amazzonica al pianeta. Quello che da bambini ci insegnavano a definire il polmone della Terra è attualmente sotto i riflettori – grazie soprattutto ai social media – a causa dei devastanti incendi che stanno bruciando senza sosta da settimane.

L’allarme è partito l’11 agosto dallo stato di Amazonas, il più esteso del Brasile che comprende parte della foresta nel suo territorio. Ma è grazie all’intervento di una serie di volti noti e celebrità che la notizia dei roghi si è diffusa sui media mondiali, particolarmente con la viralità datale dai social media. Da Gisele Bundchen, brasiliana e ambasciatrice Onu per l’ambiente, ad Ariana Grande, Demi Lovato e Adriana Lima, tutte le star più impegnate sul fronte della lotta per l’ambiente hanno lanciato appelli per sensibilizzare sul tema, invocando l’intervento dei poteri forti per contenere la situazione. L’hashtag #PrayForAmazonia, attualmente uno dei più popolari su Instagram e Twitter, è stato lanciato proprio per far conoscere il problema.

All’appello non poteva ovviamente mancare l’inarrestabile Leonardo Di Caprio, che della salvaguardia ambientale ha fatto la sua missione, e che da giorni sul suo profilo Instagram condivide informazioni, consigli e aggiornamenti relativi alla situazione della foresta.

Ma nessuna immagine parla così forte quanto la rabbia di chi vive la tragedia in prima persona. L’appello più sconvolgente arriva proprio dall’occhio del ciclone. Il video di una donna della riserva Caramuru-Paraguaçu mostra uno dei roghi e denuncia senza mezzi termini un’azienda mineraria del posto interessata per fini economici ad avere quella fetta di territorio.

Noi non staremo zitti. Voglio che tutti i media vedano questo. Per due anni abbiamo combattuto per proteggere la nostra riserva, e questi str***i sono entrati e l’hanno bruciata.

Ecco il video, pubblicato su Twitter:

 

Sono quindi gli interessi economici ad aver causato il rogo del nostro polmone verde? E non c’è proprio nulla che possiamo fare? Esaminiamo la situazione.

Gli incendi: cause, dati e rischi

Piantare alberi aiuta, ma smettere di deforestare sarebbe ancora meglio.

È così che Di Caprio ha aperto la sua serie di appelli sulla situazione della Foresta. La causa degli incendi, infatti, sembra essere dovuta proprio alla deforestazione incontrollata che da tempo interessa l’area, interventi che l’attuale governo di Bolsonaro sembra affatto intenzionato a contrastare. Dati alla mano: secondo i monitoraggi ufficiali, da agosto 2018 a luglio 2019 sono stati disboscati 6.833 chilometri quadrati di territorio.

Tra le tecniche più utilizzate per il disboscamento c’è proprio quella di appiccare incendi nelle aree da destinare ad agricoltura e allevamento. Quando questa manovra viene effettuata durante la stagione secca è facile perdere il controllo dei roghi. Secondo i dati rilasciati dall’Inpe, l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, dal 1° gennaio 2019 gli incendi in Brasile sono aumentati dell’83% rispetto allo stesso arco temporale lo scorso anno. 73mila sono roghi registrati, di cui il 52% in Amazzonia. Volendo riferirsi solo alla Foresta, parliamo del 60% di incendi in più rispetto agli ultimi 3 anni, per un territorio pari a 3 campi di calcio al minuto, stando a uno degli ultimi comunicati del WWF.

Le conseguenze per l’ambiente potrebbero essere insostenibili. Sono attualmente a rischio il 10% della biodiversità planetaria, di cui parlavamo all’inizio, oltre a circa 1 milione di indigeni che popola la foresta. Ma l’allarme più preoccupante è il rischio derivante dalle tonnellate di CO2 immesse in atmosfera in un momento storico in cui il surriscaldamento globale è la minaccia più pericolosa per la sopravvivenza della nostra specie. I gas andranno infatti a contribuire all’innalzamento delle temperature e gli alberi bruciati non potranno riassorbirli per convertirli in ossigeno riequilibrando la situazione, come da sempre fanno le foreste.

Leggi anche: Di Caprio contro i cambiamenti climatici: due documentari per sensibilizzare il mondo

Aiutare è possibile: piccoli gesti alla portata di tutti

Davanti a una minaccia del genere, fare qualcosa diventa un dovere morale. Se l’impegno di un singolo uomo può in apparenza cambiare ben poco, lo sforzo condiviso di una collettività può effettivamente dare un contributo. Ecco una serie di accorgimenti alla portata di tutti per migliorare la situazione:

  1. Informarsi e informare. Attualmente stanno circolando dati e notizie a grande velocità, purtroppo non sempre autentici. Esistono canali ufficiali attraverso i quali monitorare la situazione. Uno di questi è il sito Global Forest Watch Fires. E, una volta raccolti i dati, fare sensibilizzazione. Parliamo e parliamone, l’indifferenza si può sconfiggere. Esistono da tempo petizioni volte a sensibilizzare il governo brasiliano sul problema della deforestazione, ma anche un semplice hashtag come #PrayForAmazonia può aiutare a far diffondere gli aggiornamenti più in fretta.
  2. Supportare organizzazioni attive nella preservazione della Foresta, come la Amazon Aid Foundation o Rainforest Trust, ma anche istituzioni che ne proteggono gli animali come il WWF.
  3. Adottare uno stile di vita più green. Limitare o eliminare il consumo di carni e di carta provenienti dal Brasile contribuisce a far calare la domanda di materiali da quella regione e di conseguenza a ridurre gli interessi economici legati alla deforestazione.

Il futuro può ancora essere bellissimo, impegnarsi perché accada è possibile e necessario.

Leggi anche: I migliori Green Influencer italiani

 

di Marianna Chiuchiolo

Articolo Precedente

Nuova Zelanda: neonato in Parlamento scatena i consensi della rete

Articolo Successivo

Giornata mondiale del cane: un'amicizia lunga millenni

Nessun Commento Presente

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *