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Valentina Sumini, eccellenza italiana: “Costruiremo case sulla Luna”

Valentina Sumini, 35 anni, progetta hotel nello spazio, basi sulla Luna, città su Marte. Senza dimenticare la Terra.

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Un’infanzia passata tra film di fantascienza e astronavi da assemblare: così è nata la dedizione per lo spazio di Valentina Sumini, che ha ereditato le passioni dei genitori, l’ingegneria del padre e l’architettura della madre, coniugandole in un mestiere straordinario. Spaziale. Valentina infatti progetta le città dello spazio, immaginando concretamente la vita su altri astri, tra cui la “vicina” luna e il più lontano pianeta rosso, Marte.

Con la testa tra le stelle e i piedi sulla terra

Laureatasi in Architettura al Politecnico di Torino e poi specializzatasi in Progettazione Computazionale in Olanda, Valentina lavora nel prestigioso MIT, Massachusetts Institute of Technology. Il suo progetto, Redwood Forest, ha recentemente vinto il concorso di progettazione della Mars City Design, dedicato alle proposte di città sostenibili di una vita su Marte. Le soluzioni innovative proposte da Valentina hanno entusiasmato la NASA e l’European Space Agency, anche perché, oltre a essere verosimilmente affrontabili dal punto di vista ingegneristico, sono applicabili anche per la salvaguardia della Terra. Tutte le sue invenzioni provengono dall’osservazione della natura e dall’applicazione delle sue strutture.

“Porterò i turisti in vacanza nello spazio”

L’esoscheletro Space Human.

Se per colonizzare Marte le tempistiche sono molto lunghe e le difficoltà non sono poche, Valentina ha lavorato per portare i civili su una stazione spaziale trasformata in hotel in tempi ristretti.

Porterò i turisti in vacanza nello spazio già dal 2025. Teoricamente – spiega Valentina Sumini – sarebbe già possibile inviare i primi turisti in una struttura ricettiva. Stiamo progettando un hotel orbitante di gran lusso con otto stanze, una palestra e un’area di ristorazione. Anche soltanto per poche settimane sarà possibile sperimentare la microgravità e vedere la Terra dall’alto.

Il secondo passaggio, poi, è arrivare sulla Luna, dove vorrebbe costruire una base spaziale che possa agevolare la missione verso Marte. Ancora una volta, Valentina ha inventato un esoscheletro, Space Human, ispirandosi a un cavalluccio marino. La struttura a cuscinetti d’aria, con una lunga coda prensile, si inserisce in una tuta che aiuterà gli astronauti a muoversi e a orientarsi in assenza di gravità.

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Redwood forest: l’albero della vita su Marte

Valentina Sumini con l’astronauta Paolo Nespoli davanti a un modellino di Redwood Forest.

Per vivere sul pianeta rosso, Valentina è partita dalla necessità di minimizzare il trasporto di materiale dalla Terra, sfruttando le risorse locali: la regolite, roccia marziana, e il ghiaccio. Il suo progetto si ispira all’elemento naturale per eccellenza: l’albero. Valentina ha immaginato infatti una città abitabile da diecimila persone, strutturata in una serie di calotte emisferiche, collegate tra loro da tunnel sotterranei, come radici, e a un sistema di estrazione dell’acqua dal ghiaccio del substrato. L’acqua sarà un elemento strutturale imprescindibile, che schermerà le cupole dalle radiazioni solari e consentirà di portarne l’atmosfera a una pressione pari a quella sul livello del mare sulla terra. All’esterno, i pannelli solari garantiranno l’approvvigionamento di energia elettrica. Grazie all’acqua, poi, sarà possibile avviare le coltivazioni idroponiche di specie vegetali provenienti dalla Terra, rendendo Marte autosufficiente.

Proprio qualche giorno fa si è conclusa una missione all’interno dei moduli dell’Hawaii Space Exploration Analog and Simulation, sul vulcano Mauna Loa. Qui la simulazione ha permesso alla spedizione di sei donne, di cui ha fatto parte Valentina, di provare un’esperienza “marziana”: in quota a 3mila metri, in isolamento e con selezionatissime risorse.

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L’uomo al centro dell’Universo

In tutti i suoi lavori, Valentina non dimentica la dimensione umana. Per questo ha deciso di portare la natura dove non c’è nulla, e immagina sempre di replicare l’ambiente naturale, necessario al benessere psicofisico dell’uomo. Così la sua serra marziana, sviluppata per la NASA, ricrea un micro ambiente che possa sostentare quattro astronauti per 600 giorni. Vorrebbe anche replicare ambienti con cascate e passeggiate nel verde, perché per l’uomo i rumori della Natura sono fondamentali.
Oppure per la base spaziale sulla Luna, ha proposto un insediamento rivolto verso la Terra, perché:

È importante a livello psicologico poter vedere il nostro Pianeta: chiunque la racconta come un’esperienza mistica.

Vivere sul nostro pianeta senza ferirlo

L’attenzione di Valentina verso l’uomo l’ha spinta a realizzare progetti che siano applicabili anche sulla Terra, in luoghi poco accessibili o dove la vita è proibitiva, come in prossimità di vulcani o al polo sud. Questo perché secondo la ricercatrice bisogna imparare, vedendo da fuori il nostro pianeta, a vivere senza danneggiarlo.

Alla nostra società serve un cambio di paradigma totale, specie in un Paese piccolo come l’Italia, dove è impossibile pensare di estendere di continuo le aree urbanizzate. Io ho passato gli ultimi anni 10 della mia vita a progettare strutture per la Terra, prima di pensare allo spazio. 

Il problema della ricerca in Italia: “Non ci sono mezzi finanziari”

Ancora una volta la stella dell’eccellenza italiana splende altrove, a causa della mancanza di mezzi finanziari e accademici del nostro Paese. Spiega Valentina:

In Italia non è facile trovare le risorse, anche economiche, per realizzare i propri sogni, specie se si vuole proseguire con la strada universitaria. Attualmente sto collaborando col Politecnico di Milano e l’Università di Bologna, dove ci sono competenze uniche, e quindi mantengo i contatti con il mio Paese d’origine. Credo però che al momento la ricerca scientifica non sia tra le priorità del nostro Paese, ma è una sfida che va affrontata e risolta nei prossimi anni.

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di Enrica Vigliano

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