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Attivista e astronauta: le nuove Barbie insegnano alle bambine che una donna può cambiare il mondo

“Rosa Parks e Sally Ride hanno rotto le barriere e reso il mondo un posto migliore”, così la Mattel spiega il lancio delle nuove bambole ispirate alle donne che hanno fatto la storia.

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Veterinaria, ballerina, reginetta di bellezza, rockstar, di mestieri Barbie ne ha fatti tanti, sempre con uno smagliante sorriso sulle labbra e una chioma impeccabile. Tra polemiche e sostenitori incalliti, l’immagine della bambola più famosa del mondo si è evoluta insieme alla società. Negli anni si è passati dalla femme fatale che curava soprattutto la casa a un modello di bellezza più acqua e sapone e più indipendente. Una donna di successo, ma pur sempre impeccabile icona di stile con il guardaroba perfetto, la vita perfetta, la famiglia perfetta e un grande cuore. Un po’ Mary Sue e un po’ material girl, insomma, forte di un successo planetario, una produzione media inarrestabile e persino una wiki dedicata.

Almeno fino a qualche anno fa, quando la Mattel ha deciso di voler ispirare le bambine a essere grandi donne prendendo come spunto un gruppo di donne che grandi lo sono state davvero. È così che al grido di “You can be anything” sono nate le linee “Sheroes” e “Inspiring Women”, quest’ultima lanciata, neanche a dirlo, l’8 marzo dello scorso anno.

Dopo nomi come Frida Kalho e Amelia Earhart, adesso è il turno di Rosa Parks e Sally Ride di unirsi alla grande famiglia di donne ispiratrici made-in-Mattel. Rosa Parks, famosa per essere stata la prima donna di colore a rifiutarsi di cedere il suo posto sull’autobus a un bianco, è considerata la scintilla che ha dato il via alla lotta per i diritti dei neri in America. In maniera simile, Sally Ride è stata la prima e la più giovane statunitense a viaggiare nello spazio. Rompere le barriere sembra essere il leitmotiv di quest’ultima operazione commerciale.

Lo scopo è chiaro: insegnare alle donne di domani che la tenacia di una persona può dare inizio a un cambiamento mondiale. Perché non dovrebbero essere loro le prime a cambiare il mondo?

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di Marianna Chiuchiolo

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