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Un maiale a Montecitorio, Brambilla: “Basta con le fabbriche di carne”

Il presidente della Lega Italiana per la difesa degli animali, Vittoria Brambilla, si presenta a Montecitorio portando un maiale al guinzaglio, per proporre due leggi sulla protezione dei suini negli allevamenti.

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Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, si è presentata ieri pomeriggio a Montecitorio recando in una mano due proposte di legge, nell’altra un maiale al guinzaglio. Il gesto dell’onorevole è volto a sensibilizzare i colleghi sul tema della protezione dei suini negli allevamenti, volendo dimostrare che anche i maiali sono animali sensibili e intelligenti, in quella che lei stessa ha chiamato “un’operazione verità”. Dior, questo il nome del maiale, ha sfilato accanto all’ex ministro per le strade della città, attirando curiosi e media.

Due leggi per porre fine all’orrore

Sulla condizione dei maiali negli allevamenti italiani, in troppi hanno gli occhi, letteralmente, foderati di prosciutto. È ora di affrontare seriamente il problema di una vita, quella di tutti gli animali intrappolati, come fossero macchine o materie prime, nelle catene di montaggio delle filiere alimentari di massa, una vita che della vita ormai ha poco o nulla. Basta con le fabbriche di carne senza il minimo rispetto per gli animali.

Così sottolinea Vittoria Brambilla. Le proposte di legge avanzate dall’onorevole riguardano la riformulazione degli allevamenti intensivi in Italia. Secondo l’onorevole, per interrompere gli orrori sugli animali perpetrati dagli allevatori, bisogna in primo luogo migliorare le condizioni di vita delle scrofe gravide e in allattamento, eliminando l’allevamento in gabbia. Inoltre, vanno vietati gli interventi di mozzamento delle code e di riduzione degli incisivi, se non con una procedura medico-veterinaria e la somministrazione di analgesici per lungo periodo. Infine, imporre la video sorveglianza obbligatoria negli allevamenti.

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Una rivoluzione politica in favore degli animali

Si tratterebbe nel complesso di una vera e propria rivoluzione, dato che oggi una scrofa d’allevamento trascorre buona parte della propria vita in gabbie che impediscono qualsiasi movimento, che quasi il 100 per cento dei suinetti subiscono il taglio della coda e il 93 per cento la castrazione chirurgica, nel 97% dei casi senza anestesia e analgesia. Non si sa a quanti lattonzoli o verri siano ridotti gli incisivi.

Nella sala stampa della Camera, l’ex ministro ha esposto una serie di immagini significative che riguardano la vita degli animali negli allevamenti intensivi:

Certi orrori – afferma ancora- sono ormai ben documentati. Il caso dei maiali in Italia, allevati al 99 per cento con metodi intensivi, è emblematico. Ciò nonostante, ai problemi, etici e igienici, posti da questi allevamenti la politica non dà risposte, né a livello europeo né a livello nazionale. Sarà interessante conoscere la posizione della nuova Commissione sull’Iniziativa dei cittadini per l’abolizione delle gabbie, che ha raccolto circa 1,6 milioni di firme.

di Enrica Vigliano

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