martedì, 4 Agosto 2020

Spreco d’acqua: il consumo italiano è tra i più alti d’Europa

L’Italia usa più acqua di quanto la natura ne possa restituire al Paese. Tra le cause, l’agricoltura, ma anche il consumo medio dei cittadini: 220 litri ciascuno, il 25% in più sulla media dell’Unione.

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Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Il clima mediterraneo italiano sta diventando più secco. Le temperature si sono alzate di 1,4°C mentre le precipitazioni sono diminuite del 2,5%. E le previsioni per il futuro non sono incoraggianti. Secondo le proiezioni scientifiche, il cambiamento climatico ci restituirà estremi climatici stagionali sempre più evidenti, con piogge invernali più intense e inondazioni al nord. Mentre al sud le piogge annuali saranno ancora meno intense e con una diminuzione sostanziale in estate: un calo del 40% in alcune zone già aride. Dunque, la stagionalità delle piogge italiane e le differenti caratteristiche del territorio hanno creato una distribuzione disomogenea di acqua. Ma se i rubinetti si prosciugano, non è solo colpa della natura: l’uomo sta peggiorando i problemi del Paese. L’Italia ha una delle più alte impronte idriche in Europa: 2.303 metri cubi per persona ogni anno. Il 25% al di sopra della media europea.

Estate 2017: record siccità

Ricordate l’estate 2017? L’Italia ha vissuto l’estate più secca degli ultimi sessant’anni, con piogge fino all’80% in meno rispetto alla media storica. E la carenza d’acqua è stata aggravata dal caldo stagionale, con temperature che hanno superato anche i 40°C. Le previsioni scientifiche dicono che, a causa cambiamenti climatici, tali eventi estremi diventeranno sempre più frequenti e più gravi. La Sardegna nel 2017 è stata una delle 11 regioni che hanno fatto domanda per lo stato di calamità naturale. Le misure di emergenza hanno ordinato lo spegnimento delle fontane del Vaticano. In Sicilia gli incendi hanno distrutto foreste e fattorie, facendo scattare le evacuazioni. E, nel complesso, la disponibilità di acqua utilizzabile in Italia è destinata a peggiorare.

Leggi anche: Kenya, impianto a energia solare trasforma l’acqua salata in potabile

Le differenze territoriali tra nord e sud d’Italia

spreco d'acqua
Veneto 2019. La Regione ha rischiato una crisi idrica uguale se non peggiore rispetto al 2017.

La stagionalità delle piogge italiane e le diverse caratteristiche del territorio tra nord e sud hanno creato una distribuzione disomogenea di acqua nel territorio. Il Nord conta quasi il doppio delle precipitazioni rispetto al Sud, dove la scarsità d’acqua è esasperata dall’aumentare delle temperature annuali che ne intensificano l’evaporazione. Inoltre, le catene montuose che percorrono il territorio, rendono difficile gli spostamenti d’acqua in eccesso tra le sue regioni. Secondo un’indagine di National Geographic è noto che:

nonostante gli abbondanti 300 miliardi di metri cubi di acqua che cadono o fluiscono in Italia ogni anno, si possono utilizzare appena 58 miliardi di metri cubi d’acqua. Di questi, oltre il 70% forma acque superficiali come le sorgenti, i laghi e i fiumi che sono la fonte primaria di acqua per la maggior parte delle città e dei villaggi italiani. Ma quando le piogge sono scarse, queste fonti d’acqua possono asciugarsi rapidamente. E, in tutta l’Italia meridionale, le piogge scarseggiano spesso.

Lo spreco d’acqua e gli sbagli italiani

I famosi acquedotti romani un tempo erano considerati i più avanzati dell’epoca e trasportavano acqua in tutte le città emergenti d’Italia. Mentre oggi l’infrastruttura idrica è in difficoltà. Lo Stato negli ultimi due anni ha aumentato di un ulteriore 20% gli investimenti per l’ammodernamento della rete. Oltre 5.400 chilometri di tubi sono in fase di revisione e ristrutturazione. Ma nel frattempo, il 44% dell’approvvigionamento idrico delle città è andato perso. Inoltre, il massiccio sviluppo dell’agricoltura in aree naturalmente inadatte alle colture richiede un’irrigazione eccessiva. Il 15% dell’acqua utilizzata per l’irrigazione proviene da fonti sotterranee non rinnovabili, cioè utilizzano risorse che non possono essere reintegrate naturalmente. A questo si aggiunga il problema dell’inquinamento delle falde acquifere che in parte dipendono dall’utilizzo dei fertilizzanti. Proprio per la negligenza nella tutela delle fonti idriche, la Corte di giustizia europea nel 2014 ha avviato un’azione legale contro il governo italiano.

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Gli italiani non sono educati al problema

Il risparmio dell’acqua inizia con la comprensione del problema. Ma, nonostante gli evidenti problemi dello Stivale, gli italiani non sono educati ad affrontare la situazione. Mediamente ogni italiano in casa utilizza 220 litri di acqua potabile per attività domestiche come cucinare, lavare e pulire. Il 60% è destinato all’igiene personale e circa la metà viene consumata tirando lo sciacquone. Le stime suggeriscono che parte dell’uso domestico dell’acqua potrebbe essere risparmiato cambiando alcuni semplici comportamenti. Ad esempio, preferire la lavastoviglie al lavaggio a mano e non sciacquare le stoviglie prima di avviare il lavaggio. Utilizzando l’elettrodomestico è stimato un risparmio d’acqua dieci volte superiore alla pulizia manuale. Ancora, installare contatori d’acqua e rubinetti a bassa pressione, fare docce più brevi, chiudere l’acqua quando si vano i denti, sono tutte buone pratiche per ridurre i consumi e limitare lo spreco d’acqua.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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