lunedì, Ottobre 25, 2021

Cina, report fa luce sulla rete di sorveglianza per il controllo dei cittadini: violazioni gravissime

La mano della dittatura del partito comunista si estende grazie alla gigantesca rete di sorveglianza pilotata dal governo cinese per reprimere dissidenti e minoranze.

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

La rete di sorveglianza in Cina ormai rappresenta un vero è proprio limite alla libertà dei cittadini.

L’ultima denuncia è dall’Australian Strategic Policy Institute, che in un suo ampio rapporto dal titolo Mapping China’s Technology Giant, ha spiegato, tra l’altro, come la Cina, con l’attivo coinvolgimento delle sue maggiori aziende nel settore tecnologico avanzato, utilizzi strumenti di controllo pervasivo per ottimizzare la feroce repressione della minoranza di religione islamica degli Uiguri, nella regione dello Xinjiang.

Mappa della rete di sorveglianza Cina: il rapporto dell’istituto australiano

Mappa della rete di sorveglianza Cina: il rapporto dell'istituto australiano

Secondo il rapporto australiano sulla rete di sorveglianza in Cina il colosso Huawei pare sia “profondamente coinvolto nella videosorveglianza, repressione e persecuzione in corso contro gli uiguri e altre comunità di minoranze etniche musulmane nello Xinjiang”. Il rapporto, inoltre, afferma che:

Huawei controlla tutti i database della regione: centri di comando e controllo, tecnologie di riconoscimento facciale e di targhe automobilistiche, laboratori di dati, coordinamento e collaborazione con l’intelligence e sistemi portatili di spiegamento rapido per le emergenze.

Il lavoro di Huawei nello Xinjiang quindi estende ancora di più la rete di sorveglianza in Cina. La società lavora direttamente con gli uffici di sicurezza pubblica del partito comunista cinese e le forze di polizia nella regione. E non poteva essere diversamente dato che il Partito Comunista Cinese in è al potere da quasi 70 anni.

Il governo cinese non fa nulla per nascondere questo aspetto inquietante, anzi. Spesso ci tengono a dare una pubblica dimostrazione del potere e dell’influenza che la Cina esercita anche sulle aziende estere.

Alcune settimane fa il Dipartimento per l’Organizzazione del PCC ha pubblicamente affermato che il 70% delle 100.000 imprese straniere in Cina possiede al suo interno qualche forma di organizzazione del partito.

Rete di sorveglianza in Cina: monitoraggio attraverso l’uso dei droni uccello

Rete di sorveglianza in Cina: monitoraggio attraverso l'uso dei droni

Sono numerosissimi ormai i sistemi con i quali la rete di sorveglianza in Cina monitora ogni istante della vita dei propri cittadini. Un metodo che ha dell’incredibile, quasi vicino alla trama di un film di spionaggio: è l’uso dei cosidetti “droni uccello”.

Sempre secondo l’Australian Strategic Policy Institute, oltre trenta agenzie militari e governative cinesi utilizzano infatti da diverso tempo dei droni che presentano le sembianze di uccelli veri, simulandone fino al 90% i movimenti naturali, per camuffare l’intento di spiare i cittadini in almeno cinque provincie cinesi.

Talmente reali che spesso e volentieri finiscono all’interno di vari stormi passando del tutto inosservati anche tra i loro “simili”. Il rapporto dice:

Sono dotati di telecamere ad altissima definizione, localizzatore gps satellitare e collegati al sistema globale di riconoscimento facciale, sono in grado di riconoscere e indentificare un individuo ricercato in pochi secondi mentre volano.

Secondo il New York Times, prima della pandemia in Cina c’erano oltre 200 milioni di telecamere sparse sul territorio nazionale, tutte interconnesse tra loro.

Droni uccello e telecamere nei bagni pubblici: la pressione della rete di sorveglianza in Cina sui cittadini

Tra l’altro nel paese della grande muraglia non esistono dei luoghi tutelati dalla privacy. La rete di sorveglianza in Cina comprende anche alcuni ambienti come i bagni pubblici o i centri massaggi.

Un esempio della stretta sorveglianza che il governo cinese esercita sui suoi cittadini, episodio ai limiti della realtà, riguarda quanto accaduto nel teatro di una scuola dell’Est della Cina.

Nell’istituto sono state infatti installate delle telecamere all’interno delle aule dove gli studenti svolgono le lezioni.

Quello che queste telecamere fanno attraverso un software di analisi facciale è quello di individuare le espressioni degli alunni durante le lezioni: se si distraevano, il software registrava e memorizzava l’espressione non congeniale alla lezione e lo studente si ritrovava automaticamente abbassata la media scolastica.

La terza infrazione comportava addirittura la sospensione.

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Rete di sorveglianza in Cina: il governo ha messo subito a tacere le proteste

Rete di sorveglianza in Cina: il governo ha messo subito a tacere le proteste

Eppure, nonostante tutto, qualcuno dell’opinione pubblica cinese ha provato a inveire contro la rete di sorveglianza in Cina e le violazioni della privacy che ne conseguono.

Il partito ha subito archiviato la questione senza possibilità di ribattere dichiarando che “questi apparati aiutano la polizia a catturare criminali e latitanti”, citando l’esempio di un pericoloso criminale che è stato catturato proprio grazie all’uso di queste tecnologie avanzate, tra oltre 50 mila fotografie di sospettati.

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Rete di sorveglianza in Cina: controllo totale sugli Uiguri

Rete di sorveglianza in Cina: controllo totale sugli Uiguri

La rete di sorveglianza in Cina controlla ormai tutti i cittadini, figurarsi i dissidenti e le minoranze. Il caso più conclamato è quello che riguarda la persecuzione vera e propria nei confronti degli Uiguri.

Mentre un rete di sorveglianza e un enorme database raccolgono foto e informazioni su tutti, chi appartiene alla minoranza degli Uiguri è considerato più pericoloso e viene inserito in una categoria specifica.

Da un database dell’Ufficio di Pubblica sicurezza di Shanghai, qualche tempo fa è stato sottratto un file da alcuni hacker e inviato alla società di cybersicurezza australiana Internet 2.0.

Nel file è stata scoperta una lista nera di sospetti terroristi e nove volte su dieci sono quasi sempre Uiguri. Complessivamente compaiono 10mila nomi, in buona parte dello Xinjiang ma non tutti. Ci sono, infatti, migliaia di stranieri, tra cui 84 italiani, di cui è stato appuntato il giorno di arrivo nelle varie città.

E come venga assegnata l’etichetta di sospetto terrorista da parte del governo cinese non è ancora chiaro, considerando che all’interno della lista ci sono anche nomi di minorenni.

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Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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