lunedì, Marzo 8, 2021

Report annuale Istat, Italia Paese sempre più vecchio: “5 anziani per bambino”

Il report annuale dell'Istat parla chiaro: l'Italia è un paese sempre più vecchio. Il rapporto è cinque anziani ogni bambino.

Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

Cinque anziani ogni bambino. Parla chiarissimo il report annuale Istat che vede l’Italia come un Paese sempre più vecchio. Inoltre, diminuiscono i residenti e aumentano gli stranieri. Le classi di età sotto i 44 anni diminuiscono rispetto al 2011, aumentano, invece, le persone dai 45 anni in su che passano dal 48,2% del 2011 al 53,5% del 2019.

L’età media si è alzata di due anni rispetto al 2011, da 43 a 45 anni. La Campania, con 42 anni, è la regione con la popolazione più giovane, seguita da Trentino Alto Adige, 43 anni, Sicilia e Calabria con 44 anni. La Liguria regione con l’età media più elevata con 49 anni.

Report annuale Istat, l’Italia è un Paese sempre più vecchio

Dai primi dati del nuovo censimento Istat emerge che l’Italia diventa un Paese sempre più vecchio. Il numero di anziani per bambino passa da meno di uno nel 1951, a 5 a uno nel 2019. Secondo l’Istat:

L’indice di vecchiaia è notevolmente aumentato, dal 33,5% del 1951 a quasi il 180% del 2019 (148,7% nel 2001).

Secondo le statistiche, il comune più giovane d’Italia è Orta di Atella, in provincia di Caserta, con una età media di 35,3 anni. Il più vecchio è Fascia, in provincia di Genova, dove l’età media supera i 66 anni.

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Report annuale Istat, più donne che uomini

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Report annuale Istat, la popolazione residente conta più donne che uomini.

Secondo i dati Istat, nel 2019, in Italia le donne sono di più degli uomini. Le donne sono il 51,3% del totale, 30.591.392, e superano gli uomini di 1.541.296 unità.

Il valore di mascolinità è più basso nell’Italia Centrale (93,6%) mentre è più alto al Nord-est (95,6%). Il valore minimo è della Liguria con una percentuale del 91,9%. Quello massimo si registra in Trentino-Alto Adige (97,2%), seguono Molise (97%), Basilicata (96,8%) e Sardegna (96,6%).

In Italia, ci sono 2.495 comuni dove le donne sono meno degli uomini. In due paesi in provincia di Cuneo: Briga Alta (223,1%) e Castelmagno (181%), il tasso di mascolinità è a favore della componente maschile.

A Malvicino, in provincia di Alessandria, invece, ci sono appena 73,3 uomini ogni 100 donne.

Istat, in Italia 175mila residenti in meno in un anno

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Report annuale Istat, in Italia vi sono meno 175 mila residenti.

Il 1 dicembre 2019 la popolazione censita in Italia ammonta a 59.641.488 residenti. Sono 175 mila persone in meno rispetto al 31 dicembre dell’anno precedente

Rispetto al 2011, i residenti diminuiscono nell’Italia meridionale e nelle isole (-1,9% e -2,3%), aumentano nell’Italia centrale (+2%) e al Nord (+1,6% nell’Italia Nord-orientale e +1,4% nell’Italia Nord-occidentale).

Più del 50% dei residenti è concentrato in cinque regioni: Lombardia (16,8%), Veneto (8,2%), Lazio (9,7%), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%).

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Istat, in Italia gli stranieri superano i 5 milioni

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Report annuale Istat: ci sono più stranieri in ogni regione, tranne in Val d’Aosta.

In Italia aumenta la popolazione straniera: nel 2019 ha superato i cinque milioni (5.039,637). Ha registrato una crescita di 43.480 unità rispetto al 2018. Nel 2019 il peso della componente straniera rispetto alla popolazione totale è di 8,4 individui ogni 100.

Istat, diminuiscono pensionati e inattivi, aumenta la quota di donne occupate

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Report annuale Istat: diminuiscono pensionati e inattivi nel 2019.

Al 31 dicembre 2019, le forze di lavoro sono il 52,5% (50,8% al Censimento 2011), gli inattivi il 47,5% (49,2% nel 2011), gli occupati il 45,6% (45,0% nel 2011), i disoccupati il 6,9% (5,8%).

Diminuiscono i pensionati dal 24,8% del 2011 al 22,3% del 2019 e le casalinghe dall’11,4% al 10,8%. 

Aumenta la quota di donne occupate. Nel 2011 era 41,8%, nel 2019 sale al 42,4%.

Undici regioni del Nord e del Centro presentano quote di occupati sopra la media nazionale. In Trentino-Alto Adige la più alta con il 55,6%, poi Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia con valori tra 51,7% e 51,0%. Tra le altre otto regioni con valori sotto il dato medio nazionale, il primato negativo spetta alla Campania (37,3%), seguita da Calabria (36,5%) e Sicilia (34,9%).

Istat, la metà degli italiani ha la terza media

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Secondo i dati Istat, la metà degli italiani ha la terza media. Nel 2019 aumentano le persone con titoli più elevati.

Nel Censimento Istat della popolazione nel 2019 si legge che il 35,6% dei residenti ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale; il 29,5% la licenza di scuola media e il 16% la licenza di scuola elementare.

Analfabeti e alfabeti senza titolo di studio sono il 4,6%. Dottori di ricerca con il grado di istruzione più elevato riconosciuto a livello internazionale sono solo 232.833, pari allo 0,4% della popolazione.

Nel 2019 aumentano diplomati e laureati. Su ogni 100 individui, 36 diplomati rispetto al 31 nel 2011 e 14 laureati rispetto a 11 nel 2011). I dottori di ricerca passano da 164.621 a 232.833, con un incremento pari a più del 40%.

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Silvia Aldi
Silvia Aldi
Classe 1990, laureata in Scienze Politiche con una specializzazione in Comunicazione pubblica Internazionale. Amante della storia sin da piccola e appassionata di grandi classici della letteratura italiana. Si auto definisce una sognatrice che tende a considerare sempre il bicchiere mezzo pieno anche nelle situazioni più critiche. Altri segni particolari? Appassionata di calcio e tifosissima!

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