sabato, Dicembre 5, 2020

Quei fautori del politicamente scorretto che non fa ridere nessuno

Quelle frasi pronunciate per il puro gusto della provocazione offensiva, l’inclinazione a fare battute becere sui sacrari dell’umanità: è la logica banale del politicamente scorretto.

Giommaria Monti
Giommaria Monti
Giornalista e autore TV (Annozero, Il raggio verde, Omnibus, Unomattina, Cartabianca), ha scritto di politica, cronaca, mafia e terrorismo. A tempo perso di cantautori italiani. Conosce a memoria i testi di Pasquale Panella per Battisti. E se ne vanta.

C’è qualcosa di più detestabile del politicamente corretto. Ed è il politicamente scorretto: quelle frasi pronunciate per il puro gusto della provocazione offensiva, l’inclinazione a fare battute becere sui sacrari dell’umanità perché loro, i politicamente scorretti, nel nome di non si sa quale libertà di espressione (sic.!) non hanno riguardo per nulla e per nessuno. Si può andare dalle vignette truculente di Charlie Hebdo sull’islam, sul papa, sul terremoto di Amatrice ai fotomontaggi della scritta Arbeit macht frei all’ingresso di un campo di sterminio che diventa “Andrà tutto bene”, fino a Paolo Brosio che nel casino (inteso come piccola casa) del Grande Fratello dice “pensavo fosse gas, tipo quello della verità che cominci a raccontare tutto.. come facevano i tedeschi ad Auschwitz”.

Fanno battute sugli omosessuali? Li chiamano froci

Adesso si potrebbe anche sottilizzare sull’uso che i nazisti facevano dello Zyklon B nelle camere a gas di Auschwitz (che non era esattamente il set di un film di spionaggio, come magari crede quel tale che sta sempre in tv), ma bisognerebbe invece prima aprire il grandangolo e poi il teleobiettivo per inquadrare bene la scena e mettere a fuoco il punto. La cosa che accomuna i propagatori del politicamente scorretto è il maldestro tentativo di ironizzare e far ridere (comprese le vignette di Charlie Hebdo), quando mediamente sono di una tristezza quaresimale. Fanno battute sugli omosessuali? Li chiamano froci. Sulle persone di colore? Li chiamano negri. Perché a loro fa ridere e si sentono molto eversivi contro il politicamente corretto.

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Non hanno mai letto una riga de Il Male

Non hanno mai letto una riga de Il Male, mai visto un titolo del Vernacoliere e forse nemmeno una foto notizia di Lercio per capire come si fa lo humor nero, trasgressivo, feroce. Una ferocia ben finalizzata a scuotere il lettore, straordinariamente mirata a strappare il velo del perbenismo e mostrare il re nudo. Anche solo con una vignetta, ma capace di contenere un mondo. Il politicamente corretto ha fatto la caricatura di battaglie importanti, ha reso ridicole questioni di etica e principio e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma il suo contrario è una retorica malmostosa e, che è peggio, totalmente vuota.

Ti danno del radical- chic e del buonista

Ci sono due parole che traboccano nelle risposte quasi sempre disarmanti dei politicamente scorretti: radical-chic e buonista. L’amico geniale Luca Bottura ci ha scritto un libro esilarante per Feltrinelli (Buonisti un cazzo), mentre si fa fatica a capire cosa c’entri chi si preoccupa ancora (già, ancora) delle disuguaglianze nel mondo con la genìa raccontata da Tom Wolfe nel 1970 al party di raccolta fondi per le pantere nere. Ma quando apostrofano l’interlocutore con l’epiteto radical chic o buonista si sentono molto politicamente scorretti, magari mentre lo fanno da uno schermo tv col piglio di un papa medioevale che lancia l’anatema.

Va bene tutto purché alla larga dal buon senso

Se poi il politicamente scorretto diventa il giavellotto da lanciare sui social per colpire il nemico, si sentono autorizzati a dire qualunque cosa purché sia abbastanza ignobile da marcare la distanza col buonsenso. O più banalmente con l’educazione. Si sentono molto originali nell’andare controcorrente, dicendo magari che Gigi Proietti era un attorucolo da teatrino di periferia e tutta questa commozione non la meritava (abbiamo letto anche questo, con la voglia di menare le mani) o di coviddi non ce n’è e le mascherine le mettono i pecoroni. Il politicamente corretto sarà stato anche noioso, ma se non altro era innocuo. Il politicamente scorretto è brutalmente dannoso.  

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Giommaria Monti
Giommaria Monti
Giornalista e autore TV (Annozero, Il raggio verde, Omnibus, Unomattina, Cartabianca), ha scritto di politica, cronaca, mafia e terrorismo. A tempo perso di cantautori italiani. Conosce a memoria i testi di Pasquale Panella per Battisti. E se ne vanta.

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