lunedì, 8 Agosto 2022

PNRR e fotovoltaico, bisogna fare di più

L'approvazione di PNRR e dei decreti legislativi su Transizione Ecologica e Semplificazioni impone di premere sull'acceleratore nel settore dell'industria energetica rinnovabile in Italia.

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

Mancano meno di dieci anni al fatidico 2030, data entro la quale l’Italia, stando agli accordi europei, dovrebbe raggiungere quota 70 GW di potenza generata da fonti rinnovabili. All’indomani della pandemia e con le casse pronte a ricevere i fondi comunitari da applicare nel settore energetico, tante sono ancora le domande e le incognite legate al PNRR e fotovoltaico, il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

Se da una parte il PNRR è stato salutato come uno dei programmi più audaci e generosi per il sostegno della transizione energetica italiana, gli incentivi e le politiche di sviluppo che promuove sembrano deboli e di difficile attuazione.

PNRR e fotovoltaico, una sfida aperta

Nel mirino della manovra, infatti, c’è lo snellimento delle procedure burocratiche per l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici, non supportato, tuttavia, da un corrispettivo piano di accelerazione di tutte quelle imprese che servono per mandare avanti l’intera filiera.

Dalle tecnologie alle componenti, dai tecnici ai ricercatori, il germoglio del comparto energetico rinnovabile italiano è esposto alle intransigenze e agli umori del profitto e del mercato, che rischiano di soffocarlo sotto la mole di concorrenza a manodopera bassissima di matrice asiatica.

Stando all’analisi di Massimo Mazzer, referente italiano per l’Implementation Working Group, allo stato attuale delle cose e con gli stessi tassi di crescita del settore, per raggiungere gli obiettivi 2030 sarebbero necessari 25 anni per l’eolico e almeno 100 per il fotovoltaico.

I conti che non tornano

PNRR e fotovoltaico - comunità energetiche

Secondo lo Pniec, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, per arrivare al 2030 con il 55% di consumi elettrici lordi provenienti da Fonti Energia Rinnovabile – cosiddetta quota FER – si dovrebbe innalzare l’asticella dal 35% attuale almeno al 72%: all’appello mancano quasi 40GW complessivi di potenza per poter ridurre i 65GW generati oggi nel nostro paese dalle centrali termoelettriche.

Il che significa aumentare di 6GW l’anno la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici o eolici, più del sestuplo di quanto non si faccia attualmente. E lo stesso PNRR non ne prevede più di 4,2 GW.

Leggi anche: Come siamo messi con il solare in Italia?

Le aspettative su PNRR e fotovoltaico

Nel complesso, il comparto fotovoltaico dovrebbe aspirare a coprire i 50GW previsti dall’Agenda 2030, ma questo sarà possibile solo a fronte di un cambiamento di paradigma in ambito politico e amministrativo.

Ad esempio, promuovendo una campagna di sostituzione dei vecchi pannelli fotovoltaici con quelli di nuova generazione – il cosiddetto repowering –, più performanti e in grado di produrre dal 20 al 30% in più complessivo, ma attualmente la manovra non prevede incentivi diretti in tal senso.

O ancora, varando delle specifiche misure per la progettazione integrata di edifici e fotovoltaico, per rispondere all’esigenza di salvaguardare lo spazio a terra e nel frattempo raggiungere gli obiettivi di produzione auspicati.

PNRR e investimenti

PNRR e fotovoltaico - agrivoltaico

Un’ampia fetta di investimenti del PNRR, dell’ordine di 3,3 miliardi di euro, è rivolta al settore dell’agrivoltaico, e delle comunità energetiche. Ma le sfide in questi campi sono di natura concettuale, oltre che pratiche. Ad esempio manca ancora una disciplina univoca sulle tipologie di pannelli fotovoltaici da prendere in considerazione per l’attuazione dei programmi.

Sotto la voce “agrivoltaico” rientrano infatti strutture diverse, con coefficienti di rendimento che possono variare anche di migliaio di Watt generati: pannelli solari trasparenti per le serre, oppure impianti con moduli rigidi collocati sui capannoni e sui casolari, o ancora medie e grandi installazioni a terra o su supporti rialzati. Il rischio più concreto è che si generi un’attività speculativa capace di paralizzare progetti, opere e settore.

Altro capitolo dubbio è quello dedicato alle comunità di autoproduzione e autoconsumo, da cui ci si aspetta un +2GW annuali di potenza elettrica. Secondo i primi rapporti per rispettare questo dato sarebbe necessario includere superfici pertinenti ad aree industriali e periferiche, al momento non predisposte o sguarnite del necessario per accogliere le infrastrutture che compongono gli impianti di condivisione elettrica.

I decreti legislativi per PNRR e fotovoltaico

Nonostante le incertezze che aleggiano sulla messa in pratica del Recovery Plan, solo l’attuazione del Decreto per la Transizione ecologia e del Decreto Semplificazioni potrà regolamentare i prossimi anni di investimenti sulle energie rinnovabili.

Se, come da previsione e intenti, il nuovo asset normativo e amministrativo riuscisse a dare nuovo impulso al comparto fotovoltaico ed eolico, allora l’Italia avrebbe tutte le carte in regola per competere con gli altri protagonisti europei in materia di impianti scalabili a livello internazionale.

Il Decreto Semplificazioni, in particolar modo, rilancia una nuova disciplina volta alla riduzione dei tempi di attesa di tutti i procedimenti burocratici e amministrativi pertinenti alla Valutazione Impatto Ambientale, VIA, per facilitare l’avvio in tempi ragionevoli di tutti i progetti di interventi fotovoltaici al di sotto i 10MW.

Favoriti anche gli incentivi per l’efficienza energetica e rigenerazione urbana, compresi quelli afferenti al Superbonus e alle altre agevolazioni previste.

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

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