giovedì, Novembre 26, 2020

Chi ha paura del Natale? Pillole di psicologia salva feste

Tonia Samela
Tonia Samela
Tonia Samela, nata a Potenza nel 1994. Psicologa Clinica e Dottoranda di Psicopatologia del Comportamento, attualmente conduce la sua attività di ricerca a Roma. È attiva nella promozione della salute e nella divulgazione scientifica del sapere psicologico.

Il Natale è ormai alle porte. La televisione ce lo ricorda pressoché in ogni momento, così come i supermercati, gli annunci on-line e persino gli addobbi nelle nostre case. Tuttavia il Natale non è per tutti sinonimo di felicità, calore e spensieratezza. Moltissimi studi documentano come durante le festività che hanno a che fare con l’ultimo periodo dell’anno non è infrequente avvertire sbalzi d’umore, sconforto e momenti di tristezza profonda, che a volte destano la preoccupazione di chi li sperimenta. Alcuni studiosi più impavidi hanno parlato propriamente di Depressione di Natale, una sindrome che sembra colpire indistintamente persone di ogni età o sesso, anche quelle che non hanno una storia psichiatrica alle spalle. Da una parte questa reazione sembrerebbe essere una forma di ribellione della nostra mente alla felicità “imposta” e “martellante” dei modelli televisivi e pubblicitari. Dall’altro lato, però, occorre ricordare che le chiusure d’anno e le festività rappresentano tradizionalmente dei momenti di bilancio, raccoglimento e ricordo delle persone che non fanno più parte della nostra vita, e in un certo senso rappresentano la cartina tornasole delle nostre attuali relazioni, con tutti i loro pregi e le loro criticità. Leggi anche: Andare dallo psicologo è ancora un tabù: 5 miti da sfatare

Depressione natalizia: ansia, irritabilità… e non solo

Da un punto di vista epidemiologico, la scienza ha documentato l’esistenza di sindromi psicologiche ad andamento stagionale. Ad esempio la stagione invernale, con temperatura più fredda e le risicate ore di luce interferisce nettamente sull’insorgenza o sulla riacutizzazione della depressione e delle malattie dell’umore in genere. Così come l’estate tende a stimolare comportamenti maggiormente tendenti all’euforia. Certo, non è la stagione dell’anno in sé a determinare gli sbalzi di umore ─ l’origine di questi disturbi è sempre multifattoriale ─ tuttavia in qualche modo anche le feste, le ricorrenze e il clima interferiscono sulla nostra salute psichica. Non è insolito lamentare mal di testa, agitazione, ansia, problemi di sonno, aumento dell’irritabilità e della litigiosità, difficoltà nella concentrazione, riduzione o aumento dell’appetito, senso di inadeguatezza, fastidio e senso di costrizione e imbarazzo legato al dover passare per forza del tempo con persone sgradite o, al contrario, non riuscire a passare il tempo con i propri cari mentre invece tutti gli altri sembrano farlo. Proprio la solitudine o la mancanza di relazioni sociali intense e reali possono aumentare il disagio e, alle volte, dare origine all’effetto opposto: quello di tendere all’isolamento e al distacco. Queste difficoltà improvvise e fastidiose sono legate anche al fatto di dover iniziare un nuovo corso senza poter far nulla per impedire o rallentare il tempo che passa. I bilanci e le valutazioni derivati da questa consapevolezza potrebbero portarci a pensare di essere indietro con i nostri programmi e di non essere stati abbastanza bravi nel rispettare i nostri propositi. La pausa dal lavoro e dagli impegni quotidiani ci fa riemergere problematiche e preoccupazioni tenute solitamente lontane e soffocate dalla routine. Questo può generare una forte ansia e paura per il futuro. Leggi anche: Giornata Mondiale della Salute Mentale, la situazione in Italia

Il segreto per sopravvivere: la comunicazione

Ma come alleviare questi spiacevoli sentimenti? Innanzitutto è importante non chiudersi a riccio, aprirsi agli altri, condividere le proprie titubanze con le persone care, accettare se stessi e i propri limiti con valutazioni oneste nei confronti del proprio operato e soprattutto non nutrire nuovamente aspettative troppo elevate e schiaccianti nei confronti dell’anno che verrà. Questo meccanismo infatti non fa altro che alzare ancora di più l’ansia da prestazione. Molto probabilmente non sarà il Natale e il Capodanno 2019 a renderci persone nuove e perfettamente aderenti ai nostri canoni di perfezione, tuttavia possiamo utilizzare questo periodo particolare per raccogliere i ricordi e trovare tutto ciò che di positivo abbiamo fatto e che ci è stato fatto, per impegnarci a fare ─ realisticamente ─ ancor meglio in futuro. Leggi anche: Ansia da prestazione, cos’è esattamente? di Tonia Samela

Tonia Samela
Tonia Samela
Tonia Samela, nata a Potenza nel 1994. Psicologa Clinica e Dottoranda di Psicopatologia del Comportamento, attualmente conduce la sua attività di ricerca a Roma. È attiva nella promozione della salute e nella divulgazione scientifica del sapere psicologico.

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