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Andare dallo psicologo è ancora un tabù: 5 miti da sfatare

Psicoterapia, psicofarmaci e trattamenti combinati: quali sono le differenze e perché è importante superare i pregiudizi sulla salute mentale.

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C’è una regola generale che bisogna tenere bene a mente: l’essere umano non è nato per soffrire a vita, anche se è possibile che alle volte possa ammalarsi. Nonostante da secoli si accetti con una certa serenità l’esistenza e la curabilità del dolore fisico, un destino diverso è toccato al dolore mentale.
Ancora oggi infatti il malessere psicologico è considerato uno stigma, anche quando non intacca visibilmente la produttività, la vita sociale e in generale le performance di tutti i giorni. Molto spesso non si riesce ancora a parlare apertamente di disagio psicologico, ciò contribuisce al proliferare di figure professionali, pratiche e credenze che non hanno alcuna attendibilità scientifica e che quindi non possono assicurare risultati apprezzabili in termini di miglioramento della salute mentale. In questa disinformazione di fondo si inseriscono poi episodi di malpractice operata anche da professionisti che, in barba ai protocolli e alle linee guida internazionali, prescrivono psicofarmaci in risposta al malessere delle persone senza ricorrere prima agli accertamenti diagnostici e senza programmare con il paziente il periodo di assunzione.

Ecco alcuni luoghi comuni estremamente diffusi sulla salute mentale, gli psicofarmaci e la psicoterapia, che sfateremo con le più recenti argomentazioni scientifiche.

1. La psicologia non è una scienza/io non credo nella psicologia

La psicologia è stata riconosciuta come scienza nel 1879, quando ha iniziato a studiare il comportamento e la mente delle persone attraverso il metodo sperimentale. Prima di affermare una teoria su come funziona la mente o approvare un modello terapeutico, cioè un metodo per curare un disagio, occorre infatti che gli studiosi provino ciò che hanno teorizzato attraverso esperimenti ripetibili, così come funziona per tutte le scienze. Chiaramente, non tutti i fenomeni psicologici hanno una spiegazione univoca. Questo però non deve sorprenderci più di tanto: non è molto diverso, ad esempio, da quanto accade nella scienza economica. Anche gli economisti si dividono tra scuole di pensiero diverse, hanno diverse teorie e, pur costruendo un modello per interpretare il sistema economico, non è detto che riescano a prevedere esattamente quello che accadrà. Il fatto che un fenomeno sia complesso o non immediatamente comprensibile non ci autorizza automaticamente a pensare che non esista. Sarebbe come affermare la non esistenza degli atomi perché non è possibile vederli a occhio nudo.

2. Psicologi, psicoterapeuti e psichiatri sono tutti ciarlatani, non c’è differenza

Lo Psicologo è il professionista della salute mentale, lavora a sostegno del benessere psicologico dell’individuo, della comunità e delle organizzazioni. È sua prerogativa la cura della sofferenza mentale. Non prescrive farmaci, si occupa della diagnosi e degli interventi tesi al miglioramento della qualità di vita delle persone. Lo Psicoterapeuta è un professionista, può essere un medico o uno psicologo, che ha trascorso ulteriori 4/5 anni di studio e pratica diretta per ottenere l’abilitazione all’esercizio della psicoterapia. Il suo ruolo è quello di agire su sintomi e psicopatologie attraverso tecniche specifiche improntate alla guarigione dal disagio psicologico che puntano all’eliminazione delle sue cause.
Lo Psichiatra è un medico specializzato in psichiatria, si occupa della diagnosi dei disturbi mentali e può prescrivere farmaci quando è necessario per il miglioramento della qualità di vita del paziente. Non può praticare la psicoterapia a meno che non sia abilitato anche come psicoterapeuta. Queste tre figure sono obbligate dall’etica deontologica a collaborare per il benessere del paziente. È possibile infatti che il paziente sia seguito da più figure professionali per diversi scopi nel corso del tempo.

3. Gli psicofarmaci sono veleno

I primi psicofarmaci sono comparsi sul mercato negli anni ’50 del secolo scorso, erano molto meno tollerati rispetto a quelli attuali, portavano evidenti effetti collaterali ed esponevano le persone a maggior rischio di  intossicazione o avvelenamento. Gli psicofarmaci di nuova generazione hanno meccanismi di azione diversi, sono maggiormente tollerati dalle persone che li assumono, provocano minori effetti collaterali e soprattutto sono più sicuri. Le vecchie molecole psicoattive stanno entrando sempre più in disuso i nuovi protocolli terapeutici mirano al minimo dosaggio possibile per ottenere l’effetto desiderato per il minor tempo possibile. Perché tutto questo sia rispettato, è importantissimo rivolgersi a professionisti aggiornati e competenti, che siano in grado di porre la giusta diagnosi e la giusta terapia, che accompagnino il paziente nel percorso di cura e che affianchino sempre la psicoterapia all’uso limitato nel tempo dello psicofarmaco, oltre a saper gestire il percorso di diminuzione e poi abbandono del farmaco per evitare spiacevoli inconvenienti.

4. Gli psicofarmaci fanno miracoli

Numerosissimi dati sperimentali hanno chiarito che l’effetto dei più comuni psicofarmaci svanisce nel momento in cui se ne sospende l’assunzione. Per evitare questo spiacevole inconveniente, molte persone usano gli psicofarmaci per anni, se non decenni, aumentando le dosi terapeutiche in maniera esponenziale o provando molecole diverse nel corso del tempo. Questo porta inevitabili effetti collaterali, fenomeni di dipendenza fisica e psicologica, e persino sintomi di astinenza in assenza delle stesse. Più di qualsiasi farmaco, le molecole psicoattive devono essere assunte sotto stretto controllo medico e occorre evitarne l’assunzione prolungata e l’abuso. Nessun farmaco, preso da solo, è in grado di eliminare le ragioni alla base del malessere psicologico. A volte, in situazioni particolarmente gravi e se la salute del paziente è gravemente compromessa, i professionisti della salute mentale lavorano assieme a una terapia combinata a base di psicofarmaco + psicoterapia per garantire un miglioramento della salute della persona.

5. La psicoterapia è una perdita di tempo

È stato ampiamente dimostrato con esperimenti di laboratorio che la psicoterapia è in grado di promuovere cambiamenti nel modo in cui i neuroni del nostro cervello comunicano tra di loro, sia in termini di quantità di neurotrasmettitori rilasciati sia in termini di network di comunicazione attivati. La psicoterapia, attraverso le sue tecniche, cambia in modo oggettivamente apprezzabile il funzionamento cerebrale, in senso positivo. Ciò che cambia con la psicoterapia non è soltanto l’atteggiamento, il modo di guardare a sé stessi, alla vita, al proprio passato e al proprio futuro, ma anche il substrato cerebrale che ci permette di fare tutte queste cose.

 

di Tonia Samela

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