domenica, Gennaio 16, 2022

Perché Fabrizio Corona è stato scarcerato?

Non è trascorso neanche un mese dallo straziante arresto di Fabrizio Corona ed ora i Giudici sembrano tornati sui loro passi. Vediamo cosa è successo e perché hanno cambiato idea.

Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

Fabrizio Corona ha lasciato il carcere ed è tornato a casa. Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta dei suoi legali di concedere la detenzione domiciliare.

I Giudici avrebbero sospeso l’esecutività del provvedimento preso qualche settimana fa che prevedeva la revoca del differimento della pena ai domiciliari in modo da permettergli di curare la sua patologia.

Vediamo cosa cosa è successo e perché i Giudici hanno cambiato nuovamente idea in così breve tempo.

Il legale di Fabrizio Corona: “È tornato a casa perché è stato commesso un errore”

Fabrizio Corona_avvocato Chiesa

Le motivazioni che hanno portato alla decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano di concedere nuovamente i domiciliari all’ex re dei paparazzi, a poche settimane dal suo arresto, ce le spiega Ivano Chiesa, il legale di Fabrizio Corona, il quale sul profilo Instagram del suo assistito si è così espresso:

Fabrizio Corona è tornato a casa non perché è un privilegiato, un famoso o per gentile concessione del Tribunale, no, no. È tornato a casa perché è stato riconosciuto che è stato commesso un errore.

Per questo ringrazio i magistrati che si sono pronunciati, il presidente del Tribunale di sorveglianza. Ma non finisce qui.

Perché quello che è successo in questi 30 giorni non può essere dimenticato. Dobbiamo andare avanti non soltanto per Fabrizio ma per tutti quei detenuti che si trovano nella stessa condizione.

Leggi anche: Celentano scrive a Corona: “I tuoi errori non si possono equiparare a quelli di chi uccide una persona”

Scarcerazione Fabrizio Corona, le motivazioni dei Giudici

Come riporta il Corriere della Sera i Giudici, e nello specifico un altro collegio di Sorveglianza, avrebbe ritenuto che il provvedimento di marzo riguardo la detenzione di Fabrizio Corona non sia stato adeguatamente motivato.

Hanno deciso quindi di interrompere il fermo al differimento della pena in attesa che si pronunci la Cassazione.

Nel nuovo provvedimento, oltre alle relazioni degli esperti già agli atti, si aggiungono i recenti atti autolesionistici e si ammette di non aver preso in considerazione la richiesta della difesa di una perizia sulla compatibilità dello stato di Corona con la detenzione in carcere.

In definitiva emerge il prevalere della tutela della salute sull’esecuzione della pena.

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Fabrizio Corona: “In me è rimasto il cuore, e quella carne e quel sangue ancora possono amare”

Fabrizio Corona_l'impiccato

Dopo l’uscita dal carcere sul profilo Instagram di Fabrizio Corona compare un post inquietante che ritrae l’ombra di un uomo impiccato, a cui fa seguito la lettera di Fëdor Dostoevskij scritta a suo fratello Mikhail il 22 dicembre 1849, giorno in cui viene condannato a morte per poi essere graziato sul patibolo.

Fabrizio affida alla letteratura le sensazioni che sta provando dopo la scarcerazione, vissuta da lui al pari di una condanna a morte. Riportiamo la lettera di Dostoevskij condivisa da Corona sui social, per comprendere lo stato d’animo dell’ex paparazzo:

Mi hanno appena detto, fratello caro, che oggi o domani ci fanno partire. Ho chiesto di vederti.

Mi hanno però detto che è impossibile; ti posso soltanto scrivere questa lettera, sbrigati anche tu a darmi un cenno di risposta. Temo che fossi in qualche modo a conoscenza della condanna (a morte).

Dal finestrino della carrozza che ci portava sulla piazza d’armi Semënovskij ho visto una marea di gente può darsi che la notizia fosse giunta anche a te e che tu stessi in pena per me. Ora sarai più̀ sollevato. Fratello!

Non mi sono scoraggiato né perso d’animo. La vita è vita ovunque, la vita è dentro di noi, non al di fuori.

Intorno a me ci saranno altri uomini, ed essere un uomo tra gli uomini e rimanerlo per sempre, qualunque disgrazia capiti, senza lamentarsi, non perdersi d’animo – ecco in che cosa consiste la vita, qual è il suo scopo. Me ne sono reso conto. Quest’idea si è fatta di carne e sangue. È la verità!

Quella testa che creava, si nutriva della vita superiore dell’arte, che ha compreso e si è abituata alle nobili esigenze dello spirito, quella testa ormai si è staccata dalle mie spalle. Ne è rimasto il ricordo e le immagini create, ma rimaste ancora senza forma.

Lasceranno cicatrici, è vero! Però in me è rimasto il cuore, e quella carne e quel sangue che ancora possono amare, soffrire, desiderare e ricordare, e in fondo anche questa è vita!

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Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

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