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“Non siamo diversi dalle altre mamme e papà”, Christian e Carlo si raccontano

I due neogenitori raccontano sui social e attraverso un libro la loro avventura di padri di due gemelli per dimostrare che famiglia vuol dire soprattutto amore e libertà.

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Quattro uomini ─ di cui due ometti a voler essere sinceri ─ e un’avventura condivisa quotidianamente su Instagram: Christian De Florio e Carlo Tumino hanno deciso di documentare la loro vita da famiglia arcobaleno sui social e sulla carta stampata. Nessun tipo di narcisismo, nessuna ostentazione patinata né battaglia sociale: semplicemente la routine quotidiana di una famiglia come tante. Perché un pregiudizio può considerarsi definitivamente abbattuto solo quando una situazione non è più percepita come speciale. E infatti il sottotitolo del libro “Papà per scelta”, edito da Ultra e disponibile su Amazon, è proprio “Storia di due uomini, due gemelli e una famiglia come tante”.

La data che ha cambiato la vita di Christian e Carlo è quella del 23 aprile 2018, quando i piccoli Julian e Sebastian nascono negli USA grazie alla gestazione per altri. Due gemelli, normali bambini con una vita normale in una famiglia normale. Poco importa il modo in cui sono venuti al mondo, quello che conta è l’affetto con cui sono cresciuti. Sembrerebbe una morale da film in prima serata e invece è il messaggio che i due papà si impegnano a lasciare ogni giorno sul profilo “Papà per scelta”, documentando poppate, gite nei boschi, notti insonni, momenti di intimità familiare dove l’unica cosa che emerge è un profondo legame genitori-figli, una quotidianità che porta sue gioie e sfide, come è giusto che sia.

Non c’è l’intenzione di voler essere “un modello da seguire” o di far passare il nostro esempio come superiore o vincente. Non vogliamo convincere nessuno che far figli è l’unico modo per essere felici, né scorticare le fondamenta della famiglia cosiddetta tradizionale. Siamo dei semplici portavoce di una visione dove libertà significa scegliere ciò che ci rende completi.

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Come l’avventura è cominciata, l’incontro con Krista

I due papà, che oggi hanno 34 e 43 anni, si sono uniti civilmente nel 2017. Spinti dal desiderio di diventare genitori, si sono documentati sulla possibilità di intraprendere un percorso di gestazione per altri negli Stati Uniti, luogo in cui pratiche di questo genere sono regolamentate da leggi severe e precise, volte a proteggere soprattutto l’individuo: le donne devono aderire al programma solo ed esclusivamente per loro scelta, quindi no a chi è in condizioni di povertà o a chi non desidera portare avanti una gravidanza.

Due donne hanno accompagnato Carlo e Christian nel loro percorso. La prima ha donato anonimamente i due ovuli che sono stati fecondati ognuno da un papà. La seconda, quella che ha portato in grembo i piccoli, è diventata un’amica e figura di riferimento per la neofamiglia. Krista, questo il suo nome, è stata vicino ai due ragazzi in maniera costante ed è tuttora una loro grande amica, nonostante venga da una famiglia profondamente credente.

 

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Abbiamo iniziato a scrivere sui social poco dopo la nascita dei gemelli. Lo scopo era quello di condividere la nostra storia per creare un dialogo, cercare un confronto e per ripristinare un po’ di realtà su un tema troppo spesso invischiato nello scontro tra tifoserie laiche e religiose. La nostra è sempre stata una necessità cronistica per slegare il futuro dei nostri figli dal risultato di questa partita ma anche un tentativo per ingentilire gli sguardi nei confronti della nostra famiglia. Da circa un anno e mezzo, lo facciamo ogni giorno con educazione, lealtà ma soprattutto attraverso la verità. Le parole che usiamo sono un po’ come dei filtri Instagram. Servono solo a migliorare la forma di quello che c’è senza deformarne la sostanza. Per questo non scegliamo sempre le migliori, ma quelle che meglio ci rappresentano. E i nostri racconti sono delle porte da varcare e non delle vetrine per ammirare quanto siamo fighi e belli. Non c’è l’intenzione di voler essere “un modello da seguire” o di far passare il nostro esempio come superiore o vincente. Non vogliamo convincere nessuno che far figli è l’unico modo per essere felici, né scorticare le fondamenta della famiglia cosiddetta tradizionale. Siamo dei semplici portavoce di una visione dove libertà significa poter scegliere ciò che ci rende completi. Perché in fondo credo che immedesimarsi nelle storie degli altri consente di mettere in prospettiva la propria. La differenza sta tutta nello sguardo. Quello sguardo capace di andare oltre per lasciarsi contaminare, ispirare, credere nel possibile e lottare affinché lo diventi. Quando ci chiedono perché lo fate, perché vi esponete, rispondiamo che non possiamo farne a meno. E questo non vuol dire che riusciremo a dare una direzione diversa al mondo. Ci accontentiamo di insegnare ai nostri figli che lottare per essere sé stessi è una battaglia che vale sempre la pena combattere. #papàperscelta #gayswithkids #twodads #famigliaarcobaleno

Un post condiviso da Carlo&Christian +2 ????? (@papaperscelta) in data:

L’incontro/scontro con la religione: il vero volto di Dio si riflette nell’amore, non nelle etichette

Ed è proprio il confronto con la fede che ha reso l’avventura dei due papà tanto speciale. Molto spesso le famiglie arcobaleno vengono attaccate da bigotti e religiosi con l’accusa di star minando le fondamenta della famiglia tradizionale. L’esperienza di Carlo e Christian, invece, mostra quanto i veri credenti riescano a vedere il disegno di Dio dietro ogni atto d’amore, perché è quello che tiene insieme le famiglie. In uno dei post pubblicati su Instagram, Carlo racconta dei molti messaggi di odio che arrivano da parte di sedicenti cattolici, ma decide di ignorarli e riportare sul social il contenuto di una lettera ricevuta da un’insegnante di religione in attesa di un figlio:

Ogni volta che alla domanda “Cosa insegni?” rispondo religione, le persone assumono un’aria interrogativa e dubbiosa e segue sempre la domanda “E perché proprio religione?”. Questo grazie ai tradizionalisti e fanatici che con il loro essere giudicanti rovinano la bellezza del messaggio cristiano, che dice l’esatto opposto di quanto esce dalle loro bocche. È frustrante, faticoso ma necessario far capire ai miei ragazzi quanto quelle testimonianze siano distanti da un Dio che chiede di essere chiamato padre, che sceglie di abitare il mondo nel modo più straordinario e naturale, nascendo. Ci tenevo solo a dirvi che siete bellissimi e che sì, voi assomigliate tantissimo a quella famiglia di Nazareth che parla di una madre appena adolescente e di un padre che accoglie nella sua vita un figlio non suo. Dio, per farsi uomo, non ha scelto una famiglia ordinaria, ligia al dovere e rispettosa della legge ebraica. Ne ha scelta una molto più “di periferia”, ma autentica e vera. Come la vostra. Da qui il mio grazie, perché avete scelto coraggiosamente di andare contro le apparenze in favore dell’amore che dona e dà vita.

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Il ruolo dei padri nelle famiglie moderne sta cambiando

Sono le storie come quella raccontata sopra che rendono sopportabili gli sguardi maliziosi e le trafile burocratiche solitamente dedicate alle famiglie atipiche. Alle punzecchiature del tipo “Chi dei due fa la mamma?” rispondono con l’ironia di chi ha imparato che le critiche non hanno importanza. Quella menzionata poco fa, infatti, non è l’unica manifestazione di supporto che i due papà hanno ricevuto e continuano a ricevere. Il loro impegno si fa strada in un periodo in cui il concetto di famiglia sta virando verso una forma più libera, più naturale e soprattutto, verso l’idea che la famiglia non si sostenga sui ruoli dei suoi componenti, ma sull’amore che li lega:

Il nostro libro è anche un invito diretto ai papà ‘moderni’ a far sentire la propria voce. Stiamo vivendo un’epoca che definirei di ‘coming out’ dei papà. Sono uomini che baciano, abbracciano, piangono, che sono contenti di indossare il giubbotto dell’emotività. I papà di oggi non sono solo quelli che fanno la lotta libera col bambino o l’aeroplanino, ma hanno voglia e desiderio di entrare a far parte del ménage familiare, di partecipare attivamente, fin dall’inizio, nella vita del piccolo. Raccontando la nostra quotidianità dal punto di vista maschile, noi vogliamo dimostrare che crescere un bambino non è un fatto esclusivamente femminile, che un uomo può tranquillamente prendersi cura di un neonato, che è giusto commuoversi, esprimere le proprie emozioni.

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di Marianna Chiuchiolo

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