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Pace, amore e provocazione: lo scatto che divide il web

È la foto simbolo di una società che sta cambiando?

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Siamo la società della provocazione: contro corrente o comunque contro qualcosa, è questa la norma. Non ascoltiamo più le opinioni altrui per comprenderle, ma solo per rispondere, consci che nulla ci smuoverà dalla nostra posizione. Del resto, come singoli individui che cercano di farsi ascoltare nell’universo sconfinato del web, sembra che non ci sia altro modo per venire a galla se non alzare la voce.

Ma in una stanza piena di persone che cercano di farsi notare gridando o spintonando esiste un metodo più efficace per fare la differenza: restare in silenzio. Ed è quello che ha fatto Matteo Menicocci, attivista lgbt originario di Roma che è riuscito a collezionare in pochissimi giorni oltre 6700 like e 350 commenti sotto un post pubblicato sul suo profilo Instagram. Tutti dissonanti e in contrasto tra loro, come da introduzione.

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Come nasce uno scatto virale

La storia del bacio che ha spaccato in due il web comincia, parafrasando le parole dello stesso Menicocci, da un gratuito episodio di omofobia subito da lui e il suo compagno durante una serata romantica. La mattina seguente, decisi a provocare consapevolmente quei benpensanti che predicano pace e diffondono violenza, i due si lasciano immortalare mentre si baciano in una via di Gerusalemme davanti a una porta azzurra indossando gli indumenti simbolo di due religioni diverse, l’Islam e l’Ebraismo.

 

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•Pace, Love and Provocation🏳️🌈 * שָׁלוֹם ✌🏼 سلام *

Un post condiviso da Matteo Otto Menicocci (@matteomenicocci) in data:

“Abbiamo deciso di celebrarlo così, con un gesto di Pace che unisse modernità e tradizione, unione per sconfiggere la violenza. Amore, perché senza di quello non siamo nulla”, questa la loro spiegazione.

Molto più che un semplice gesto d’amore

Uno scatto carico di significati, tanti, forse troppi ed è per questo che ha fatto il giro del web. La protesta silenziosa di Menicocci non parla soltanto di lotta all’omofobia, che già di per sé è un argomento che fa ancora discutere, ma c’è anche il riferimento a un argomento estremamente sensibile, il conflitto tra ebrei e palestinesi, un tema difficile da trattare senza imbattersi in polemiche e senza risultare offensivi nei confronti di chi quel conflitto lo sta vivendo o si impegna perché se ne parli.

È poiché il web è lo specchio, forse il più limpido, della società attuale, il trend delle centinaia di commenti che si sono scatenati soltanto sul profilo di Menicocci è esattamente questo. Due correnti di pensiero: da una parte chi supporta la protesta pacifica dei protagonisti dello scatto, dall’altra chi ritiene che l’utilizzo degli indumenti tipici delle due religioni da parte di una coppia di laici sia una mera ricerca di attenzioni che sminuisce la gravità del conflitto e manca di rispetto alle vittime.

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Un’immagine che in pochissimi giorni è stata condivisa in tutto il mondo, spesso anche senza la necessità di didascalie, perché se le parole “Siamo uguali a prescindere dal credo, dalla nazionalità e dall’orientamento sessuale, e le uniche cose che contano davvero sono la pace, la comprensione e l’amore” possono sembrare banali, la fotografia colpisce proprio in virtù del suo linguaggio universale e dei dettagli inconfondibili che contiene.

Mai come in questo caso il vero significato dello scatto è determinato da ciò che in esso si vuole vedere. Che si tratti di amore, di protesta, di inno alla pace o superficiale provocazione, Menicocci ha fatto centro. E di questo non possiamo che prendere atto.

di Marianna Chiuchiolo

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