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Adozioni single: presto una realtà?

Una sentenza della Corte di Cassazione ha riaperto il dibattito sulle adozioni monoparentali. Facciamo chiarezza sulla situazione attuale.

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Diventare genitori è lo scopo della vita per molte persone. Donne che nonostante l’avanzare degli anni sentono l’irrefrenabile istinto di maternità. Uomini che sognano di poter insegnare ai propri figli di tirare un calcio al pallone. Coppie che non possono avere figli naturalmente o non legittimate ad adottare perché non sposate. Persone sole, che vorrebbero nutrire e donare amore a chi ne ha più bisogno. In Italia la legge che regola l’adozione dei minori è la 184 del 1983. Ma nel giugno 2019 l’ordinanza 17100 ha aperto, con clamore, la strada verso l’adozione monoparentale, facendo perno su una clausola della legge stessa.

L’antefatto e la sentenza della svolta

Il 26 giugno scorso la Cassazione ha rigettato il ricorso di due genitori biologici che volevano “riprendersi” il figlio abbandonato a pochi mesi dalla nascita. Il piccolo, affetto da tetraparesi spastica, era stato seguito e amorevolmente accudito da un’infermiera di 62 anni. Dopo qualche tempo, il bambino è stato dichiarato “adottabile” dal Tribunale dei minori, e affidato alla signora, nonostante l’età e nonostante fosse single. Quando, infine, i genitori naturali sono tornati sui loro passi, la Suprema Corte ha rifiutato la loro richiesta, scatenando il giubilo di ogni aspirante genitore single. In realtà, casi simili sono  previsti nell’articolo 44 della legge, spiega il presidente del Ciai, Centro italiano aiuti all’infanzia.

Sono le cosiddette “adozioni speciali”: piccoli orfani o particolarmente vulnerabili possono essere adottati da persone con le quali hanno un legame affettivo importante, anche se sono single e superano i limiti d’età.

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Il bene del minore al di sopra di tutto

Facendo un po’ di chiarezza, dunque, le legge del 1983 ammette l’adozione da parte di persone single a patto che il benessere del minore sia tutelato.

L’avvocatessa penalista Lorena Croatto ha spiegato in merito al caso:

L’adozione può essere consentita anche ai single se salvaguarda la continuità affettiva e continuativa della relazione tra l’adottante e l’adottato. L’interesse del minore è sempre prioritario, quindi può andare oltre l’età e lo stato civile di chi adotta. In questo caso la Cassazione ha stabilito che la continuità affettiva del minore e chi lo cura, anche se è single, va salvaguardata.

Più complessa la situazione se si volesse adottare ex novo, quando cioè non sussistano quei legami maturati nel tempo tra adottante e adottato che, se recisi, procurerebbero al minore grossi disagi. L’età e lo stato di chi adotta rivestono ancora un ruolo importante nella scelta dell’affido, così come la solidità del matrimonio e la presenza di una famiglia.

A ogni bambino, la sua famiglia: un sogno che potrebbe diventare realtà

Tuttavia, la sentenza di giugno apre la strada a una riforma del sistema di adozione in Italia. Numerose sono le proposte di legge al vaglio del Parlamento, che recepiscono i segnali di una società in trasformazione. Lo testimonia il fatto che in Italia ci siano più famiglie in lista d’attesa per adottare un figlio che minori disponibili. Si stima che per ogni bambino adottabile, esistano 7 famiglie pronte ad accoglierlo. Il caso dell’infermiera sessantaduenne rappresenta un precedente significativo: la speranza è che presto vengano snellite le pratiche burocratiche per ottenere l’adozione, pur rispettando sempre la dignità dei bambini e aspirando soprattutto alla loro serenità.

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di Enrica Vigliano

 

 

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