lunedì, Aprile 19, 2021

Myanmar, ancora proteste contro i militari dopo il golpe

In Birmania vanno avanti da giorni le manifestazioni di protesta contro la giunta militare e il colpo di stato avvenuto un mese fa.

Luca Tartaglia
Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

Myanmar, una foto dal forte carico emotivo sta girando sui media e i social di tutto il mondo negli ultimi giorni. Una sorta di “Nuova Tienanmen”.

Una suora cattolica, nel nord del Myanmar, in ginocchio di fronte a decine di poliziotti in assetto antisommossa, tra le strade di Myitkyina, importante centro urbano dello stato del Kachin in Myanmar.

Immagini molto forti, ad un mese dal colpo di stato nel paese asiatico, dopo l’improvviso arresto di Aung San Suu Kyi, leader del governo, incarcerata, non si sa dove, con accuse pretestuose e false.

Una nazione che aveva da pochi anni trovato un poco di equilibrio e che con questo nuovo coup rischia di rigettare il paese in un baratro di caos e che potrebbe anche condurre ad un conflitto interno.

Il colpo di stato in Myanmar e l’arresto di Aung San Suu Kyi

Myanmar proteste

Il primo febbraio, in Myanmar (o Birmania), l’esercito è sceso in strada e ha arrestato tutti i principali leader del partito di maggioranza, tra cui Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e a tutti gli effetti il capo del governo.

Alla testa di questo rovesciamento forzato c’è il capo delle forze armate birmane, il generale Min Aung Hlaing, che ad oggi ricopre, illegalmente a detta dei più, il ruolo di capo del governo.

Tutto questo è avvenuto subito dopo delle elezioni, tenutesi lo scorso novembre, che avevano visto la vittoria netta della Lega nazionale per la democrazia (NLD), il partito di Aung San Suu Kyi, e perse dal partito sostenuto dai militari. Dopo le elezioni, i militari avevano contestato i risultati accusando la NLD di brogli, fino ad oggi, dove da più di un mese va avanti questa situazione di stallo. Stallo fatto di arresti, feriti, repressione e morti.

La leader e Nobel per la pace ad oggi è detenuta in una località segreta, accusata di crimini come la violazione delle legge sulla comunicazione, l’incitamento al disordine pubblico, l’aver violato le restrizioni alle importazioni e così via, una serie di maldestri e mal celati pretesti per imprigionare la leader birmana.

Leggi anche: Colpo di Stato in Birmania: arrestata Aung San Suu Ky. Il potere passa all’esercito

Myanmar, le proteste pacifiche e la violenza repressiva dei militari

Ambasciatore UN Myanmar

Le proteste in Myanmar, che conta circa 54 milioni di abitanti, sono iniziate quasi subito dopo la presa di potere illegale.

Pochi giorni dopo il golpe migliaia di persone sono scese in strada per protestare pacificamente nella città di Yangon, capitale della Birmania fino al 2005.

Nel mese scorso queste manifestazioni di dissenso verso la giunta militare si sono sempre più diffuse a macchia d’olio all’interno di tutto il paese, portando i militari al governo ad aumentare le misure di soppressione.

In un primo momento hanno bloccato la rete internet e i social network, poi hanno dispiegato mezzi militari in tutti i centri nevralgici del paese fino ad arrivare a vere e proprie risposte violente con lacrimogeni e colpi di arma da fuoco, sia di gomma che veri.

Il tutto è culminato lo scorso 28 febbraio, dove la repressione della polizia si è fatta estremamente violenta e che, secondo le Nazioni Unite, ha portato alla morte di 18 persone, causato decine di feriti e arresti ingiustificati. Bisogna ricordare che queste manifestazioni, per lo più pacifiche, interessano tutte le classi della popolazione, da medici a religiosi, da contadini e cittadini comuni.

Le reazioni internazionali al golpe, dall’Italia a Biden

Le reazioni internazionali sono state quasi unanimi nel condannare questo atto di aggressione interna. Il nostro Ministro degli Esteri Luigi di Maio si pronuncia così: “esprimo la piena solidarietà dell’Italia nei confronti di tutti coloro che stanno manifestando pacificamente in Myanmar”.

Il presidente americano Biden ha minacciato a più riprese il ripristino delle sanzioni economiche che colpivano il Myanmar ai tempi della dittatura della giunta militare, rimosse da Obama quando è iniziato il processo di democratizzazione.

Differente l’atteggiamento della Cina, che vede nel Myanmar un potenziale alleato. Infatti, a golpe appena avvenuto,  il governo di Pechino aveva bloccato la bozza di risoluzione Onu che condannava il colpo di stato. Nazioni Unite che in un recente comunicato affermano: “Condanniamo fermamente l’escalation di violenza contro le proteste in Myanmar e chiediamo ai militari di interrompere immediatamente l’uso della forza contro i manifestanti pacifici”.

Nonostante questo, sempre all’ONU si è creata da qualche giorno una impasse che vede ricoprire il ruolo di ambasciatore del Myanmar da due diversi funzionari. Il primo è Kyaw Moe Tun, legittimamente incaricato prima del colpo di stato, e che condanna con estrema fermezza ciò che sta accadendo nel suo paese, e l’altro un funzionario scelto dalla giunta militare.

Leggi anche: Biden, gli USA approvano una manovra di aiuti da 2mila miliardi di dollari

Luca Tartaglia
Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

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