martedì, Settembre 29, 2020

Morto a 53 anni Davide Vannoni, padre del metodo Stamina

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

Si è spento a 53 anni Davide Vannoni a causa di un male incurabile, lui che aveva promesso la guarigione per tante malattie. Padre del discusso e controverso metodo Stamina, se n’è andato a Torino il 10 dicembre, lasciando dietro di sé una vita di contestazioni, grida al miracolo, indagini giudiziarie, speranze e disillusioni. Era salito alla ribalta delle cronache nel 2013, quando annunciò di aver trovato il metodo per curare svariate malattie neurodegenerative, attraverso la somministrazione di cellule staminali appositamente “educate”. Il sistema Stamina era stato quindi testato da indagini e accertamenti di laboratorio, che non ne hanno mai confermato la validità scientifica. Ma complice un battage mediatico, incalzato da alcuni servizi delle Iene, e una buona dose di carisma convincente di Vannoni, la cura “figlia del miracolo” è stata più e più volte inseguita, anelata, richiesta, esatta. Leggi anche: Neuroni Alternativi, quando la ricerca scientifica diventa social

Storia di una cura miracolosa…

Il leader di Stamina raccontava che nel 2007, in Ucraina, sperimentò su se stesso, per una paralisi facciale, un trattamento innovativo. Ritenendo di aver trovato letteralmente la cura a ogni male, decise di portarla in Italia. Alla base della ricerca, la convinzione che con le cellule staminali mesenchimali si possano curare innumerevoli tipi di malattie, in particolare quelle neurodegenerative. La prima richiesta di brevetto avanzata negli Stati Uniti venne respinta, ma la Stamina Foundation, fondata da Vannoni, non smise di combattere. In Italia, dopo varie vicissitudini, riuscì a ottenere un beneplacito dall’agenzia del Farmaco e dalla Regione Lombardia, che classificò il sistema Stamina come semplice trattamento compassionevole. Diede anche la possibilità di somministrarlo presso gli Spedali Civili di Brescia a pazienti terminali, senza nessun’altra speranza terapeutica.

…ovvero di un abbaglio corale

Intanto Vannoni era riuscito a introdurre il protocollo in alcune strutture private italiane. La terapia, che consisteva in infusioni di cellule prelevate dal midollo spinale dei pazienti e rilavorate, aveva un costo tra i 20 e i 50 mila euro. Ma le incongruenze e le scorrettezze nella procedura di somministrazione della cura, destarono i sospetti della comunità scientifica, che allertò l’Aifa per opportuni accertamenti. Il conseguente blocco dei trattamenti portò il caso Stamina all’attenzione del grande pubblico, dividendolo tra agguerriti sostenitori e feroci detrattori. I primi, rivendicavano la libertà di cura, anche attraverso i volti e la voce di testimoni illustri. I secondi, definivano il metodo Stamina “alchimia pura”, privo di qualsiasi consistenza scientifica. Uno dei casi più emblematici dell’illusione provocata dal metodo Stamina è stato quello della bambina Sofia. I genitori della piccola, morta nel 2017 a causa di una gravissima forma di leucodistrofia, avevano fatto di tutto per continuare la cura di Vannoni, nonostante l’evidente inefficacia. Leggi anche: Laureanda italiana cura una malattia che nessun medico americano era riuscito a diagnosticare

Accusato di truffa e processato

Dopo un battage mediatico e giudiziario, che vide alterne sospensioni e riprese del trattamento, Stamina venne definitivamente bloccata nell’ottobre 2014. Vannoni sosteneva:

La metodica messa a punto dai due scienziati ucraini può salvare la vita a un milione e mezzo di persone in Italia e chissà quanti in Europa. Perché il sistema funziona davvero: abbiamo le prove. Ho tutto qui, tutto documentato: una stanza zeppa di documenti che porterò in tribunale.

Nello stesso anno, Vannoni venne accusato di truffa, per aver raggirato pazienti in condizioni psicofisiche gravissime, facendo leva sulle fragili condizioni in cui versavano. Il pubblico ministero torinese Raffaele Guariniello condannò, insieme a lui, anche altri medici e collaboratori. Su tre medici che lo avevano dapprima sostenuto, ma poi abbandonato Vannoni diceva:

È una follia disconoscano le loro relazioni. E poi con quelle motivazioni, roba del tipo mi sono fatto suggestionare.

Il processo finì con un patteggiamento, poi sospeso, di 1 anno e 10 mesi e l’impegno da parte di Vannoni di non somministrare più la terapia. In realtà si scoprì poco dopo che aveva continuato a farlo all’estero, in Georgia. Seguì quindi l’arresto nel 2017 che recentemente era stato tramutato in detenzione domiciliare per i problemi di salute di Vannoni.

Ma chi era Davide Vannoni?

Nato a Torino nel 1967, Davide Vannoni aveva conseguito una laurea in Scienze politiche e si era avvicinato al marketing e alla divulgazione. Forte della sua cattedra a Udine in Psicologia della comunicazione, aveva pubblicato un manuale sulla comunicazione persuasiva, fondamento su cui incentrò la sua battaglia per Stamina. Amante delle discipline orientali e dello yoga, ma anche fumatore incallito, fino alla fine ha creduto nelle sue idee senza perdere mai la testa. Anche se purtroppo, la sua invenzione, non ha salvato né se stesso, né le altre persone che gli avevano così strenuamente creduto. leggi anche: La rinascita di Mila: un farmaco studiato su misura per lei di Enrica Vigliano        

Enrica Vigliano
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Enrica Vigliano, 33 anni, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.

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