lunedì, Aprile 19, 2021

Mondiali 2022, in Qatar morti almeno 6.500 lavoratori immigrati durante i lavori

Secondo un recente studio del The Guardian, in previsione dei Mondiali di calcio 2022 nei cantieri del Qatar sembrano essere morte più di 6.000 persone.

Luca Tartaglia
Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

Da brusio di sottofondo a coro incalzante quello di protesta contro il Qatar negli ultimi giorni riguardo le condizioni di lavoro dei molti operai stranieri su suolo qatariota. Il paese arabo fu scelto nel lontano 2011 per ospitare i Mondiali 2022 di calcio. Oltre ad essere il primo paese arabo ad ospitare tale evento, l’emirato nella penisola arabica risulta essere uno dei paesi più “democratici” nel panorama arabo, nonché uno dei più ricchi al mondo. Però da questa recente inchiesta del rispettato quotidiano inglese The Guardian sembra che i lavoratori immigrati da altri paesi per partecipare alla costruzione dei vari stadi, aeroporti, palazzi e così via versino in condizioni estremamente precarie, tra sfruttamento, abusi e morti elevate. A perdere la vita sembra siano stati 6.500 immigrati, e questo conteggio sembra essere purtroppo un calcolo per difetto. Accuse che il Qatar respinge fermamente.

I Mondiali 2022 in Qatar, tra investimenti e difficoltà

Questa indagine del quotidiano inglese abbraccia un periodo di tempo che va da 2011 al 2020. Il piccolo paese arabo, da quando ha vinto l’assegnazione dei mondiali, ha investito miliardi di dollari in monumentali cantieri tra cui sette stadi, un aeroporto e molte altre infrastrutture come strade, edifici e addirittura una città intera per ospitare la finale dei Mondiali 2022 di calcio. Cantieri che richiedono una manodopera massiva. Per questo nei vari cantieri sono confluiti circa 2 milioni di lavoratori immigrati viste le possibilità di lavoro nell’edilizia o come collaboratori domestici. I Paesi di provenienza che hanno fornito più migranti sono Bangladesh, India, Sri Lanka e Nepal. E proprio grazie a dei dati incrociati con i paesi di origine dei lavoratori che si è arrivati a più di 6.000 vittime legate al lavoro in Qatar, un dato probabilmente sottostimato. Un paese che ad esempio è stato poco interessato dalla pandemia del coronavirus.

Stadio Qatar 2022
Una foto di uno stadio in costruzione per i Mondiali 2022 in Qatar.

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L’inchiesta sui decessi in Qatar e le rivelazioni del The Guardian

Nonostante il rifiuto netto da parte dei rappresentati qatarioti dei mondiali, che dichiarano essere 37 le morti ufficiali legate ai lavori dei mondiali, l’inchiesta del Guardian è dettagliata e solida nel proprio studio. I dati provenienti da India, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka hanno rivelato che sono state circa 5.927 le persone morte nella decade precedente (2011 – 2020) su suolo qatariota. Un ulteriore dato è quello del Pakistan che hanno indicato 824 decessi sul lavoro di cittadini pakistani. A questa somma totale di 6.500 morti circa, un vero bollettino di guerra, non si hanno i numeri di molti altri lavoratori provenienti da paesi come Kenya e Filippine. In particolare, le cause dei massivi decessi sono per cause naturali, in special modo insufficienza cardiaca, respiratoria acuta o causati da stress termico, infatti le temperature del Qatar oscillano intorno ai 40 gradi d’estate, arrivando fino ai 50 gradi quando ci sono le i flussi desertici.

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Una storia risaputa quella delle condizioni dei lavoratori immigrati in Qatar

Un altro punto di questo dossier spiega come le famiglie delle vittime siano state lasciate senza risarcimenti o spiegazioni su come siano morti i loro cari. Inoltre, in Qatar, nella maggior parte dei casi i morti non vengono sottoposti a nessuna autopsia, così che nella documentazione medica non possa esserci scritto nulla riguardo eventuali decessi legati al contesto lavorativo. Nonostante il Qatar sia ancora uno dei paesi più ricchi al mondo, secondo i dati del 2015 del Fondo monetario internazionale il Qatar era il paese con il più alto pil pro-capite al mondo (circa 68 mila dollari annui, dati 2018), le condizioni in cui versano questi lavoratori immigrati sono state a più riprese segnalate da diverse organizzazioni come disumane, una vera “schiavitù” moderna. Amnesty International (ma non solo) in un recente rapporto parla di abusi sistematici e sfruttamento vero e proprio. Si parla anche di compensi mancati e condizioni di lavoro totalmente privi di sicurezza. Questo anche dopo l’impegno di “controllare”, da parte della comunità internazionale, le condizioni e il rispetto dei diritti nel paese del golfo arabo. Speriamo che con questa nuova inchiesta si possa avere un cambio di marcia radicale, così che un evento lieto e di goliardia globale non sia adagiato su così tante tragedie e anacronistiche barbarie.

LA MIA VITA QUI È COME UNA PRIGIONE. IL DATORE DI LAVORO HA DETTO: “SE VUOI RIMANERE IN QATAR STATE TRANQUILLI E CONTINUATE A LAVORARE”.

Luca Tartaglia
Luca Tartaglia
Classe 88. Yamatologo laureato in Lingue Orientali, specializzato in Editoria e Scrittura, con un Master conseguito in Diritto e Cooperazione Internazionale. Ama dedicarsi a Musica e Cultura, viaggiare, “nerdeggiare” e tutto ciò che riguarda J. J. R. Tolkien

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