mercoledì, Ottobre 28, 2020

Modifica decreti sicurezza, ecco come sono cambiati

È stata reintrodotta la “protezione umanitaria” per i richiedenti asilo e l’accoglienza diffusa nei centri SPRAR, ora SIPROIMI. Nuove regole anche per le ONG che soccorrono i migranti in mare.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Il governo Conte ha tenuto fede alle promesse. Nella sera di lunedì il Consiglio dei ministri ha approvato la modifica dei “decreti sicurezza”, due leggi che regolano immigrazione, integrazione e ordine pubblico nel nostro Paese, fortemente volute dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e approvate tra il 2018 e 2019. La modifica è stata più volte promessa dal Partito Democratico e richiesta anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva segnalato diversi problemi legati ai decreti e chiesto un nuovo intervento legislativo.

Il ruolo delle ONG, come cambiano i decreti sicurezza

Le modifiche ai decreti intervengono innanzitutto sulle regole imposte alle navi ONG che soccorrono i migranti in mare. Prima della modifica dei decreti sicurezza, il governo poteva impedire l’ingresso in acque territoriali italiane a navi accusate di violare le leggi italiane sull’immigrazione. Pena prevista: multe fino a 1 milione di euro e confisca della nave. Il nuovo provvedimento prevede multe massime di 50mila euro e una revisione delle sanzioni amministrative che erano state introdotte, compresa la confisca del mezzo. Il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane si applicherà solo a navi che non avranno comunicato le loro operazioni di soccorso alle autorità italiane e a quelle del paese di appartenenza. Per chi violerà il divieto di ingresso rimane valido il rischio di reclusione fino a 2 anni “nel caso in cui ricorrano i motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti via mare”.

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Decreti sicurezza, reintrodotta la protezione umanitaria

La modifica ai decreti sicurezza prevede la reintroduzione della “protezione umanitaria” eliminata dai decreti Salvini. Con il primo decreto, infatti, si cancellava di fatto la possibilità per i migranti di richiedere un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, una delle tre forme di protezione, insieme all’asilo politico e alla protezione sussidiaria, previste dal nostro sistema d’accoglienza. Inoltre, adesso i richiedenti asilo potranno iscriversi di nuovo all’anagrafe comunale e ottenere una carta di identità valida per tre anni, possibilità negata con i vecchi decreti sicurezza salviniani.

Il comunicato stampa del Cdm affronta anche il tema della convertibilità dei permessi di soggiorno rilasciati per altre ragioni in permessi di lavoro. Alle categorie già previste, si aggiungono quelle di protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori.

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Tornano gli SPRAR per l’accoglienza diffusa

La modifica dei decreti sicurezza riporta al centro il ruolo fondamentale dell’accoglienza per i richiedenti asilo.

Per quel che riguarda l’accoglienza ai migranti arrivati in Italia, ora i richiedenti asilo potranno tornare ad accedere al sistema di accoglienza diffusa, ex SPRAR, ora SIPROIMI, giudicati molto più efficaci per gestire l’integrazione. Con i precedenti decreti sicurezza i centri erano stati declassati e destinati a ospitare solo persone già in possesso di una forma di protezione. Un provvedimento che di fatto rendeva inutile la gestione dei centri accoglienza, se si considera che per ottenere una forma di protezione bisogna avviare un processo legale dalla durata di diversi anni.

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Divieto di respingimento ed espulsione

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È stato reintrodotto il divieto di respingimento ed espulsione in stati in cui lo straniero rischi di essere sottoposto “a trattamenti inumani o degradanti. E se ne vieta l’espulsione anche nei casi di rischio di violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare”. Il nuovo testo prevede poi che il periodo massimo nei centri per i rimpatri passi da 180 a 90 giorni, e riduce il termine massimo dei procedimenti per il riconoscimento della cittadinanza da 48 a 36 mesi.

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Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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