giovedì, Ottobre 29, 2020

Migranti, la storia di Mustapha che parla ai giovani gambiani: “Non avventuratevi in Europa”

Mustapha Sallah è originario del Gambia. È stato incarcerato e torturato in Libia. Sopravvissuto per miracolo, ha fondato YAIM, la radio che cerca di sensibilizzare i giovani africani sui rischi dell'emigrazione illegalmente: “Non importa quanto la vita sia difficile qui, è meglio di quello che vivreste avventurandovi nel viaggio verso l’Europa”.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Mustapha Sallah, 26 anni, è originario del Gambia, un paese che fino a tre anni fa era oppresso dal regime del dittatore Yahya Jammeh. La sua politica brutale ha costretto migliaia di giovani gambiani a scappare dal paese per trovare asilo politico all’estero, in Africa e in Europa. Anche Mustapha ha tentato il grande viaggio verso una vita diversa, ma ha trovato condizioni ancora più terrificanti in Libia, dove ha fatto esperienza delle carceri. Lui è sopravvissuto, ma molti altri migranti, suoi compagni in prigione, sono morti di torture, percosse e fame. Sono spariti senza lasciare alcuna traccia. Riflettendo sulla sua esperienza, Mustapha non poteva che abbracciare una nuova missione. Insieme a altri giovani gambiani fonda YAIM: “Youths Against Irregular Migration”, Giovani contro la Migrazione Irregolare. Un’associazione che, attraverso la radio, informa e scoraggia i migranti a intraprendere il viaggio verso l’Europa, fatto di stenti e illusioni, quando non rischia di essere mortale.

YAIM, la radio dei migranti

Mustapha Sallah ha un carattere forte ed è riuscito a lasciarsi dietro le spalle l’esperienza di detenzione in Libia. E anzi l’ha trasformarla in un’opportunità. Grazie all’aiuto dell’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni, Mustapha è stato messo su un volo di ritorno per il Gambia e ha lasciato la Libia per sempre. Mentre era in carcere, con i suoi compagni, pensava al grande inganno che era capitato loro. E il suo desiderio di riscatto ha fatto nascere YAIM. L’associazione oggi usa alcuni spazi offerti da emittenti radio locali del Gambia, ma anche i social media, per diffondere il suo messaggio: la Libia è un miraggio mortale. Dice Mustapha:

In Gambia non succede spesso che un gruppo di ritornati ha il coraggio di dire tutta la verità sul viaggio verso l’Europa. Noi cerchiamo di scoraggiare i giovani a farlo. Noi siamo andati là, abbiamo visto, abbiamo sperimentato tutto il male che può capitare a un migrante, e quando parliamo, questi giovani ci ascoltano, perché sanno che siamo al loro stesso livello.

Leggi anche: “Non emigrate”: il profugo cantante che vuole convincere gli africani a non partire

Migranti per cultura

migranti
I giovani volontari di YAIM.

Saihou Tunkara, anche lui membro di YAIM, prima di diventare barbiere è stato un migrante. Sfuggito all’inferno libico, grazie al progetto di Oim “I’m not for sale”, Io non sono in vendita, ha potuto seguire un corso professionale e aprire la sua bottega. Racconta:

Se avessi avuto un po’ di aiuto qui in Gambia, non avrei intrapreso il viaggio. In Gambia nessuno si occupa di dare un’opportunità di impiego a noi giovani. Ma quando uno decide l’avventura del deserto e del Mediterraneo, ecco che appaiono amici e parenti che ti danno dei soldi. Sperano che tu faccia fortuna in Europa, e li ripaghi con gli interessi!

Molto spesso, infatti, sono proprio gli stessi familiari che spingono i giovani a partire. Questo è un problema culturale molto serio in Africa. Spiega Saihou:

Cambiare la mentalità di chi finanzia il tuo viaggio, parenti e amici, è la cosa più difficileNon hanno fiducia in ciò che un giovane può fare qui in Gambia e ti spingono a partire.

Il racconto dei migranti

Pa Modou Jatta, è membro di un’altra associazione di ritornati, RFTB, Returnees From The Backway”, i ritornati dal viaggio nel deserto. Oggi è un fattore. Grazie all’associazione umanitaria, che ha ricevuto dalle autorità locali un appezzamento di terra dove creare una fattoria, ha potuto seguire un corso finanziato da un programma dell’Unione Europea. Come lui, altri si sono specializzati in agricoltura e allevamento. Racconta Pa Modou:

Dopo le torture e i lavori massacrati in Libia, dobbiamo subire ancora i giudizi negativi di chi ci ha visti tornare, e questo aumenta la nostra frustrazione. Ti fanno sentire uno che ha tradito le aspettative della tua famiglia, che credeva divenissi un tipo importante in Europa.

Grazie a RTFB invece ci è stata data l’opportunità di dimostrare che possiamo fare ancora qualcosa di bello nella vita.

Leggi anche: Guardia costiera libica uccide tre migranti. E noi la finanziamo

YAIM, sperimentare la solidarietà

Tutti i migranti sopravvissuti alla Libia hanno storie terrificanti da raccontare. Un altro membro di YAIM, Ndow, incalza: 

In Libia siamo stati trattati come schiavi, per mesi non ci siamo potuti lavare, e appena uno accennava a una richiesta o dava il sospetto di tentare la fuga, era picchiato senza pietà. Ho conosciuto Mustapha che non poteva reggersi in piedi, talmente lo avevano torturato. È lì che ho deciso di unirmi a lui per far prendere coscienza ai nostri connazionali che il viaggio nel deserto è una pazzia.

Teads

Dalla folle esperienza di detenzione in Libia è nata la YAIM, la radio dei migranti che diffonde messaggi di solidarietà, ma anche di speranza ai giovani africani. Racconta Saihou:

Noi abbiamo creato YAIM in prigione. Lì abbiamo sperimentato la solidarietà non solo tra di noi, ma soprattutto verso i giovani che in Gambia stanno ancora sognando di fare il viaggio. Ciò che abbiamo sperimentato noi, non lo auguriamo neppure al nostro peggiore nemico.

L’Africa può crescere e prosperare

Dal gennaio 2017 in Gambia, a seguito di regolari elezioni democratiche, è presidente Adama Barrow. Questo cambiamento ha ridato fiducia ai giovani che vedono aprirsi prospettive economiche nuove e intravedono un futuro migliore sì, ma nella loro terra. Il messaggio di Mustapha ai migranti allora arriva forte e chiaro:

Non importa quanto la vita sia difficile qui, è meglio di quello che vivreste avventurandovi nel viaggio verso l’Europa.

Leggi anche: Nello Scavo minacciato per le inchieste su Malta e migranti: “Fermatevi o vi fermeremo noi”

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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