Un tesoro nelle miniere: tramite lo stoccaggio, energia dai siti abbandonati

Il progetto dell'IIASA che ridà nuova vita agli spazi sotterranei, fornendo energia pulita senza sprechi.

Enrica Vigliano
Enrica Vigliano
Enrica Vigliano, romana per adozione. Lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione di eventi, dopo gli studi di Archeologia e di Business dei beni culturali. Adora parimenti la matematica e la grammatica, avendo una predilezione per le parole crociate e per la vita all’aperto.
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Da luoghi dove si cerca un tesoro a luoghi dove vi si conserva: le miniere sono al centro di uno studio per il loro recupero e la loro valorizzazione come unità di stoccaggio per l’energia rinnovabile.

Il mondo è disseminato di miniere abbandonate, nella sola Italia si contano oltre 3.000 siti minerari dismessi, che potrebbero incamerare l’energia prodotta in eccesso dagli impianti solari, eolici e geotermici, sufficiente per soddisfare il fabbisogno mondiale giornaliero di elettricità.

Energia rinnovabile e caduta dei gravi

L’impulso dettato dalla transizione energetica a trovare soluzioni innovative impone lo sfruttamento e il recupero di risorse esistenti in modo da assolvere al duplice compito di rispondere alla domanda sempre crescente di elettricità, rispettando l’ambiente e riducendo al minimo la generazione di gas serra e l’inquinamento.

L’Istituto Internazionale d’Analisi dei Sistemi Applicati ha avviato una ricerca dal nome UGES (Underground Gravity Energy Storage system) per trasformare le miniere in gigantesche batterie sotterranee, capaci di immagazzinare energia pulita e non utilizzata che altrimenti andrebbe dispersa.

Secondo le stime dei ricercatori, le miniere trasformate in batterie a gravità sarebbero in grado di assorbire 70 TeraWatt all’ora di produzione in eccesso, abbastanza per dare tutta l’energia necessaria al mondo intero nell’arco di una giornata.

Leggi anche: Le 5 tipologie di energie rinnovabili

Differenze tra batterie tradizionali e batterie a gravità

Miniere - interni

Le batterie cui siamo solitamente avvezzi sono in grado di immagazzinare l’energia attraverso dei processi elettrochimici che prevedono l’utilizzo di materiali e sostanze non riciclabili e spesso tossiche.

Al contrario, le batterie a gravità si basano su procedimenti meccanici e fisici che non sfruttano reagenti chimici: il principio è abbastanza semplice, poiché l’energia prodotta in eccesso da fonti rinnovabili, come l’eolico o il solare, viene impiegata per sollevare un peso che, una volta rilasciato all’occorrenza, alimenta una serie di generatori per gravità. La frenata rigenerativa in discesa viene utilizzata anche per la risalita del peso.

Si tratta dello stesso principio di caduta dei gravi impiegato oggi nelle centrali idroelettriche dotate di impianti di accumulo gravimetrici.

Leggi anche: Sorpasso delle rinnovabili sul gas: l’Europa risparmia 10 miliardi di euro

L’energia in miniera

Diagramma del funzionamento dell'impianto in miniera

Partendo da questo concetto, il modello dell’IIASA impiega impianti e strutture tipiche delle miniere già esistenti per poter sfruttare al meglio e senza sostanziali ristrutturazioni i siti abbandonati o dismessi.

Protagonisti del sistema meccanico a gravità sarebbero i vani degli ascensori e i pozzi, dove i pesi, ossia contenitori riempiti di sabbia o materiale di scarto caricati dall’alto, possono essere sollevati per oltre 300 metri, altezza sufficiente per attivare i generatori gravimetrici collocati lungo le pareti dei pozzi discendenti in caso di richiesta di elettricità.

Valorizzazione del territorio e salvaguardia del lavoro

Il vantaggio, oltre a disporre già degli spazi necessari per la realizzazione di questi impianti e l’allaccio alla rete, sta nel fatto che la trasformazione della miniera in un impianto di stoccaggio impedisce la rovina dei siti e delle comunità ad essi afferenti.

Infatti solitamente le città e i paesi che fioriscono attorno a un’attività estrattiva subiscono pesanti conseguenze dalla sua eventuale chiusura, che comporta la perdita di posti di lavoro di centinaia di persone. In questo modo, invece, i lavoratori possono riconvertirsi a un nuovo genere di attività, con meno rischi e maggiori possibilità di reimpiego.

Leggi anche: Fotovoltaico e lavoro: +22 milioni di impieghi entro il 2050

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