sabato, Maggio 21, 2022

La guerra raccontata su TikTok è una realtà bizzarra e grottesca

La generazione Z ha portato sui social network l'invasione russa in Ucraina, decretando la piattaforma online di TikTok come la migliore per descrivere gli orrori della guerra.

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

La guerra raccontata su TikTok è il trend social del XXI secolo?

I tiktoker ci stanno narrando sui social il conflitto tra Russia e Ucraina. Come abili direttori esecutivi che esercitano la responsabilità artistica di un’opera cinematografica, i giovani registi ci stanno raccontando gli sviluppi del conflitto sfruttando la creatività e la brevità dei contenuti online.

TikTok è diventato sia un palcoscenico virtuale-teatrale che ospita l’azione scenica dello scontro tra due paesi, sia un documentario storico girato dagli adolescenti che, per non deludere le speranze e le aspettative di un mondo assetato da curiosità, divertimento e sballo, si sono calati nei panni dello Spielberg di turno.

La guerra raccontata su TikTok: il ruolo del social network

Ogni guerra ha bisogno di essere raccontata tramite un mezzo di comunicazione. La misura tradizionale, per narrare i fatti osceni provocati da un conflitto è sempre stata quella della stampa che, a seconda delle varie epoche storiche, si è adattata all’influenza linguistica e sociale del momento. I vecchi mass media sono stati sostituiti dai nuovi social media che si sono impossessati delle viscere della narrazione.

TikTok ha aperto le porte alla guerra. Questo, infatti, è il primo conflitto ad essere interamente raccontato sul social network di proprietà dell’azienda cinese ByteDance, con oltre un miliardo di utenti attivi.

Ci sono i video delle bombe che cadono su Kiev, dei bambini disperati che piangono per l’allontanamento dai genitori, di ragazzine che si improvvisano militari al fronte, di donne che partoriscono i loro figli nel bel mezzo della guerra e di animali impauriti che scappano dal frastuono degli spari, cercando riparo nei palazzi adiacenti. Questa è solo una parte di quello che viene trasmesso.

Tutto ci viene mostrato in un continuum infinito di realtà, finzione e propaganda in cui la verità appare decontestualizzata. Il ruolo della piattaforma è quello di disegnare un flusso ininterrotto di video abbastanza brevi in cui l’algoritmo registra gli interessi e gli apprezzamenti degli utenti, allo scopo di proporre contenuti che possano attrarre l’attenzione e catturare la presenza visiva di moltissime persone.

Infatti, tra il 20 e il 28 febbraio, le visualizzazioni di video, registrati con l’hashtag Ukraine, sono passate da 6,4 a 17,1 miliardi. La guerra raccontata su TikTok funziona perché crea un’esperienza più diretta, un coinvolgimento più immediato. Il giornalista americano Chris Stokel-Walker ha dichiarato in merito:

Gran parte del successo di TikTok dipende sia da quanto è visivo sia da quanto è istantaneo. Dai meme e dai balletti all’assalto al Campidoglio, cattura il mondo con un’immediatezza che altre piattaforme non possono eguagliare.

L’ascesa di TikTok è, ed è sempre stata, il risultato di quanto sia facile da usare. Gli strumenti di editing ed i filtri dentro all’app rendono più semplice di qualsiasi altra piattaforma catturare e condividere il mondo che ci circonda.

Se Facebook è pesante, Instagram è curato e YouTube richiede un carico di attrezzature e tempo di editing, TikTok è veloce e sporco, il tipo di piattaforma video che può modellare la percezione di come si sta svolgendo un conflitto.

Perché TikTok è il social prediletto per il racconto di guerra?

Il social cinese è la piattaforma che trasmette più contenuti sulla situazione in Ucraina perché riesce a fornire in tempo reale gli accadimenti e gli sviluppi sul conflitto. La guerra raccontata su TikTok ha raggiunto il successo principalmente per tre motivi:

  • Struttura mobile-first: permette di condividere e di usare strategie di storytelling che consentono di attirare tramite contenuti vincenti studiati sulla base di meccanismi di profiling.
  • Viralità dei video: questa piattaforma è nata per produrre contenuti brevi e facilmente editabili costituiti da un’intuitiva struttura di filtri, musiche e interazioni con gli altri utenti. Queste caratteristiche hanno arruolato schiere di giovani produttori di video verticalizzati che intrattengono le masse con i loro broadcaster.
  • La visibilità della società contemporanea: la paura di restare tagliati fuori motiva i fruitori ad apparire e a mostrarsi davanti alla videocamera per parlare di eventi che trascendono da loro, risparmiandogli, in un certo senso, la fatica e l’impegno di produrre contenuti propri.

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La guerra è il trend social del XXI secolo?

In questo momento, la guerra raccontata su TikTok è un forte contenuto social, divulgato sulla piattaforma cinese e seguito da tutto il mondo. Molti profili stanno sfruttando le tendenze di questo periodo per trasformare il loro account in popolare. La seria testimonianza delle fasi del conflitto si sta scontrando con la realtà bizzarra e grottesca di TikTok. Pensare che il format di 10 secondi possa sposarsi con le terribili immagini dei bombardamenti, era pura utopia fino a qualche anno fa.

I codici linguistici e simbolici subiscono da sempre il potere del periodo storico che li genera. Se fino a qualche tempo fa, la comunicazione passava attraverso la stampa e la radio, oggi, il mezzo preferito dai giovani e non, è la modalità del Web, capace di canalizzare coinvolgimento, realtà e brevità del contenuto.

La generazione Z ha imparato a modellare e ad adattare i propri contenuti al palinsesto comunicativo di TikTok. Dall’interno dei propri bunker, i ragazzi mostrano con normalità, al mondo dell’online, un arredamento ormai ingrigito dalla disperazione e dalla distruzione della guerra, raccontando le proprie giornate e condividendo video di bersagliamenti sempre più vicini.

Nonostante la guerra sia un retaggio antico, lontano dalle dinamiche sociali del mondo contemporaneo, ha subito l’influsso e il potere di un algoritmo, quello della modernità. Plasmato da interattività, connessione e interdipendenza, TikTok è stato addirittura etichettato come fonte privilegiata, attendibile e accurata per trasmettere gli sviluppi dello scontro.

In una babele di informazioni, il pericolo però è che tutto passi per reale e per naturale. La guerra raccontata su TikTok sta assumendo i toni piacevoli e divertenti di una sit-com in cui l’utente medio sta diventando impassibile di fronte alle terribili conseguenze provocate dall’invasione russa.

Ma se la funzione principale del social è quella di divertire e di intrattenere, condividere certi contenuti, carichi di dolore e tristezza, non rischia di decentralizzare e smembrare l’attenzione dell’utente?

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Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

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