martedì, Gennaio 26, 2021

Guatemala, Parlamento in fiamme. Perché?

In Guatemala l'incendio del Parlamento mostra la stessa rabbia e la stessa frustrazione dei cittadini di tutto il mondo che protestano non solo per il Covid

Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

Le proteste in Guatemala contro il governo, accusato di sostenere le grandi imprese, stanno aumentando. Nella giornata di ieri i manifestanti hanno fatto irruzione nel Parlamento e hanno appiccato il fuoco. 

Le mobilitazioni vanno avanti da qualche giorno e alcune persone incappucciate, quindi irriconoscibili, hanno forzato la porta d’ingresso del Congresso e una finestra e hanno lanciato all’interno dell’edificio alcune torce infuocate provocando un incendio.

La causa delle proteste in Guatemala

Dopo che i guatemaltechi si erano recati alle urne lo scorso gennaio e avevano dato fiducia al nuovo presidente Alejandro Giammattei perché aveva promesso guerra alla corruzione e alla criminalità organizzata, lo scorso mercoledì è stato approvato il bilancio 2021 che ha scatenato scontento senza pari. La soglia della rabbia dei cittadini era già alta per via delle polemiche sulla cattiva gestione della pandemia da parte del governo del Guatemala. Di fatto il Congresso, dominato da partiti conservatori, ha approvato un budget di quasi 13 miliardi di dollari, una cifra record per il paese, la cui fetta più grossa è destinata alle infrastrutture legate alle grandi imprese. Questo ha fatto da detonatore della bomba sociale.

Ferro e fuoco non solo in Guatemala 

Le proteste in Guatemala arrivano sulla scia di mobilitazioni sociali che da circa un anno attraversa il mondo in lungo e in largo. “Il mondo è una pentola a pressione”, aveva profetizzato un anno fa il giornalista globalista Roberto Savio in un suo video messaggio.

Negli ultimi 12 mesi, ancora prima dello scoppio della pandemia, proteste e manifestazioni hanno infiammato le strade e le piazze di paesi lontanissimi tra loro, eppure accomunati dallo scontento e dalla rabbia dei cittadini che accusano i loro governi di averli abbandonati. 

Stringendo l’obiettivo sull’America Latina, la scia delle proteste è tanto più evidente. Un anno fa, il 18 ottobre 2019, il Cile ha dato la prima picconata ancora prima dell’emergenza mondiale Covid. Lo hanno seguito Ecuador, Bolivia, Honduras, Guinea, Haiti, Colombia. Ora anche il Guatemala e il Brasile. 

Le cause delle proteste mondiali

I cittadini del mondo sono sempre più poveri a causa di un sistema economico che crea enormi disuguaglianze, un sistema che avvantaggia solo l’1% della popolazione globale nelle cui mani si accumula tutta la ricchezza. Si tratta dei grandi imprenditori, delle grandi multinazionali, delle industrie. Tutti gli altri soffrono: la classe media scivola nella povertà e chi era già povero lo è ancora di più. I cittadini del Guatemala si ribellano proprio per questo.

Le politiche neoliberiste hanno reso i cittadini “compratori” di servizi, non più “fruitori”. La politica è asservita alla finanza e, per sopperire ai danni della bolla finanziaria e alla conseguente crisi economica mondiale del 2008, sono stati fatti continui tagli al welfare, ai servizi appunto, come quelli alla sanità pubblica. L’arrivo della pandemia ha portato i nodi al pettine e la gente, soprattutto i giovani che vogliono riprendersi il futuro, ora protesta con ancora più forza sfidando il rischio di contagiarsi.

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Violenza genera violenza

L’ingiustizia sociale, le disuguaglianze, il razzismo, la corruzione, i privilegi di pochi a discapito di tutti gli altri, la fame, l’insufficienza delle strutture sanitarie per affrontare la pandemia e contemporaneamente anche la negazione del virus contro le misure “antieconomiche” di contenimento dello stesso, sono tutte benzina. A prescindere da come la si pensi, i livelli di rabbia e frustrazione sociali sono alle stelle e centinaia di migliaia di persone alzano la voce.

La violenza di un sistema che le ha schiacciate accende violenza pari e opposta. Gli scontri con le forze di polizia sono durissimi: di rimbalzo le autorità fanno uso eccessivo di altra violenza per zittire anche chi è sceso in piazza pacificamente per una società equa e giusta.

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Cecilia Capanna
Cecilia Capanna
Direttrice di Othernews, appassionata di temi globali e madre di tre figli del cui futuro sente un grande senso di responsabilità.

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