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IL LABORATORIO-CILE, ECCO COME ESPLODE LA PIAZZA

Perché il Cile è il più grande laboratorio di democrazia partecipata. Ecco cosa accade in queste ore.

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Il Cile è oggi il più grande laboratorio di democrazia partecipata. E non parliamo di internet, ma di piazza, di assemblee e anche di scontri violenti. Passaggi di una fase di transizione non tutta rose e fiori. Nel video che IlDigitale.it mostra qui in anteprima, un migliaio di persone circondano e colpiscono una stregua resistenza dei Carabinieros. La piazza ribolle e i risultati arrivano: le troppe diseguaglianze subite a lungo dalla popolazione si stanno incarnando in una proposta di nuova Costituzione attenta allo stato sociale. È stato annunciato in queste ore che il Cile terrà il prossimo anno un referendum per sostituire la Costituzione risalente all’epoca della dittatura di Augusto Pinochet. La decisione è davvero storica, e così in effetti è stata definita anche dal nuovo ministro dell’Interno, Gonzalo Blumel. La mossa, annunciata dal presidente del Senato Jaime Quintana, va incontro alle richieste delle proteste di piazza, sfociate nell’ultimo mese in scontri e violenze che hanno fatto 20 morti.

 

Il nuovo patto sociale, avanti i cittadini

L’attuale Costituzione, in vigore dal 1980 e considerata ispirata all’ancien regime di Pinochet, è stata modificata numerose volte negli anni. La Carta non stabilisce che lo Stato provveda a sanità e istruzione dei cittadini, due delle richieste portate avanti dai milioni di cileni scesi in piazza, nelle ultime settimane. Il Parlamento ha concordato di tenere un referendum, ad aprile 2020, con due quesiti: se la Costituzione deve essere sostituita e se sì, con quale metodo deve avvenire la sua stesura. Ha dichiarato Blumel:

Questo accordo è un primo passo, ma è un primo passo storico e fondamentale per costruire un nuovo patto sociale e in questo la cittadinanza avrà un ruolo guida.
A scatenare la rabbia dei cileni è stato l’aumento del 3,7% del prezzo del biglietto della metro a Santiago del Cile, poi cancellato dal governo. In realtà, quella che si è rivelata la peggiore crisi sociale degli ultimi decenni affonda le sue radici in un sistema socio-economico ereditato dalla dittatura di Pinochet (1973-1990), neoliberale: bassi livelli di salari e pensioni, scarsa assistenza sanitaria pubblica e istruzione, divario sempre più ampio tra ricchi e poveri, con un quinto della popolazione che vive con meno di 140 dollari al mese.
di Aldo Torchiaro
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