domenica, Settembre 20, 2020

Gravidanza e coronavirus: “Le strutture si sono organizzate”

È di pochi giorni fa una notizia che fa ben sperare: al Gemelli una donna affetta da Covid ha messo al mondo un neonato perfettamente sano. Il piccolo Noah, nato il 26 marzo, sta bene e beve il latte materno raccolto in un biberon. La madre prosegue le cure in isolamento, ma la notizia dovrebbe tranquillizzare una parte di popolazione che vive questo periodo storico con articolare timore: le donne in gravidanza. Mai come in questo periodo storico l’idea di un corridoio d’ospedale ci fa paura. La pandemia che sta confinando i casa la popolazione di mezzo mondo ci spinge a evitare le corsie, attualmente sovraffollate, in favore di luoghi più sicuri, le suddette mura di casa ad esempio. Eppure gli ospedali possono essere anche luogo di grandi e belle notizie, come la nascita di un bambino. Ma come ci si relaziona con la gravidanza quando si è nel mezzo di una pandemia? Le donne che hanno scoperto di essere incinte la scorsa estate di certo non immaginavano che i loro figli sarebbero venuti al mondo in un periodo del genere. Facciamo chiarezza su cosa vuol dire partorire in questo periodo storico. Leggi anche: Coronavirus: quando si fermeranno i contagi in Italia?

Gravidanza e Coronavirus, quali sono i rischi?

Gli effettivi rischi per una gestante dipendono anche dalla sua zona di residenza. Laddove i focolai sono più intensi, nel Nord in particolare, è buona regola adottare misure precauzionali più stringenti. Mai riutilizzare una mascherina, ad esempio. O anche lavarsi le mani più spesso del solito e utilizzare gel sanificatori. Ma, a parte le direttive dettate dal buonsenso, che valgono per chiunque in questo periodo, alle gestanti manca gran parte della formazione solitamente a loro disposizione in condizioni normali. Con i corsi preparto sospesi, le donne in stato di gravidanza si avvicinano alla data del parto con un senso di spaesamento difficile da affrontare, ma non tutti sanno che la situazione non è così grave come si potrebbe pensare. Al momento non sembrano esserci particolari problemi per un feto, anzi sembra che il virus non riesca ad attraversare la placenta, riducendo quasi a zero i rischi per il bambino, soprattutto se nato con parto naturale. Le donne con patologie preesistenti, come ad esempio diabete, obesità o ipertensione sono per natura più a rischio di quelle sane, indipendentemente dal rischio di Covid o meno. Leggi anche: Coronavirus e scuole chiuse: tutte le ipotesi per riapertura e Maturità

Gli ospedali hanno creato percorsi separati per le partorienti affette da Covid

In occasione dell’emergenza gli ospedali hanno creato dei percorsi separati per le donne con sospetto di Covid e per quelle effettivamente positive: camere e sale parto separate per evitare ogni interazione potenzialmente contagiosa. I sintomi cui prestare attenzione sono sempre gli stessi: difficoltà respiratorie, tosse, dolore alla gola o alle vie aeree. In questi casi ci si può rivolgere al pronto soccorso ostetrico e ginecologico. Nel mese di marzo negli ospedali lombardi dedicati ci sono stati ben 42 casi di Covid tra le partorienti. Le donne, tenute sotto stretto controllo medico per monitorarne i sintomi, sono state al centro di uno studio per comprendere meglio questo particolare tipo di casistica. I dati più interessanti emersi dall’osservazione sono i seguenti: generalmente i sintomi in caso di gravidanza sono lievi o moderati, solo in 4 casi le donne hanno partorito con l’ausilio di respiratori. Questo suggerisce che gli estrogeni potrebbero avere un effetto protettivo dalle forme di Covid più gravi, sebbene resti sempre un dato penalizzato dalla stessa incognita che sta falsando tutte le attuali predizioni: non è ancora disponibile un conteggio effettivo di tutti i positivi asintomatici. Leggi anche: Coronavirus, la maschera da snorkeling diventa respiratore con la stampa 3D

“Le strutture si sono organizzate”, le rassicurazioni della dottoressa

Nonostante gli ospedali si siano attrezzati in maniera celere ed efficace per ospitare le donne in gravidanza senza esporle a rischi, molte continuano ad aver paura del ricovero e chiedono di partorire in casa. Tuttavia i medici ribadiscono che non è la scelta giusta, particolarmente in caso di complicazioni che renderebbero necessario l’intervento di un’ambulanza. Irene Cetin, a capo del dipartimento Donna-mamma-neonato al Buzzi-Sacco, conferma:

In questo momento le ambulanze sono molto occupate con i pazienti gravi di coronavirus, le strutture invece si sono organizzate. Direi che tutti hanno creato percorsi separati per chi ha o potrebbe avere il virus e chi no. All’ingresso viene effettuato un pre-triage da medici che decidono in quale iter indirizzare le donne. Loro, però, ci devono aiutare a garantire le migliori condizioni di cura. È importante che dicano da subito se sospettano di aver contratto il virus o se hanno avuto contatti a rischio. È più sicuro sia per loro sia per il neonato.

Leggi anche: Coronavirus, i veterinari: “Abbracciate i vostri animali, sono un conforto”

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