giovedì, Dicembre 1, 2022

I giovani non fanno più sesso, la colpa è del capitalismo

Una vera recessione sessuale è in atto tra le fasce di popolazione più giovani. La causa risiede nel capitalismo e in una sempre più tossica cultura del lavoro. Ma quali sono le conseguenze?

Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato da teatrante e una generale tendenza a perdersi nei vicoli di una fin troppo vivida immaginazione. Ama in egual misura la scienza e la poesia, qualunque forma quest'ultima assuma, e si spende da tempo per la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita.

Una sessualità a aperta e appagante è necessaria per il benessere psicofisico, eppure negli ultimi anni stiamo assistendo a una sempre più preponderante recessione sessuale. I giovani non fanno più sesso: lo segnalava, nel 2018, un articolo dell’Atlantic basato su studi condotti in tutto il mondo, e lo conferma un ulteriore studio portato avanti dalle Università di Firenze e Catania nel 2020.

Su un campione di 1.515 giovani, bel il 53% ha dichiarato di non essere appagato sessualmente. Le cause di una così preponderante recessione? Il capitalismo e la cultura del lavoro che ne consegue.à

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I giovani non fanno più sesso: troppa competizione a scuola e al lavoro

Altro che passioni di gioventù: negli ultimi decenni il numero di relazioni intime tra le fasce più giovani è precipitato e l’età media del primo rapporto sessuale si è alzata di oltre un anno.

La psicologa Alexandra Solomon ha messo in luce l’avanzata di una sorta di cultura anti-romantica, una mancanza di relazioni sempre più diffusa che minaccia il benessere sessuale della popolazione. Al contrario, la fruizione di pornografia e la pratica dell’autoerotismo aumentano, complice anche la pandemia negli ultimi due anni.

A differenza di quanto pensino gli irriducibili de i giovani non conoscono l’amore perché fanno sesso occasionale, le app di incontri c’entrano ben poco con questa recessione sessuale. Il problema, secondo la Salomon, è il ridirezionamento del concetto di realizzazione personale verso il successo accademico e professionale, con lo spettro della competizione a tutti i costi che grava sulle spalle dei ragazzi già a partire dal periodo scolastico.

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Le conseguenze del capitalismo sul benessere sessuale

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Che l’ambiente culturale in cui si è cresciuti potesse riscrivere le necessità della popolazione l’aveva suggerito lo stesso Marx nel 1859. Nel 1955, Herbert Marcuse rincarava la dose in Eros e civiltà, sottolineando come il lavoro potesse risucchiare le energie della popolazione per indirizzarle verso la ricerca della produttività, vista come ideale da perseguire poiché in grado di garantire stabilità economica e, di conseguenza, maggiore attrattività dal punto di vista umano.

Ancora, nel 1959 il sociologo Robert King Merton ribadiva come il lavoro salariato alla base della società contemporanea rendesse la stessa vita umana una merce da quantificare in termini di capitale.

Ancora, una ricerca antropologica condotta nel 1990 e riportata da Kristen Ghodsee nel suo libro Why Women Have Better Sex Under Socialism and other arguments for economic independence ci metteva davanti a dati decisamente interessanti. In un confronto tra donne della Germania orientale e donne della Germania Ovest, più istruite e inserite nel mercato del lavoro, queste ultime riportavano una vita sessuale molto meno soddisfacente e un numero decisamente più basso di orgasmi ottenuti nella vita.

Recessione sessuale tra i giovani, la situazione attuale

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Attualmente, come si diceva in apertura, stiamo assistendo a una recessione sessuale senza precedenti. Colpa del troppo lavoro, o meglio, del lavoro alienato, poco appagante, sfibrante sia da un punto di vista fisico che mentale. Una concezione di lavoro che risucchia la libido in un disperato tentativo di renderla produttiva, lasciando la popolazione a inseguire una promessa di realizzazione che si concretizza nello status sociale ed economico, più che nell’appagamento personale.

In assenza di lavoro – e quindi di prospettive – la forma mentis che si insedia nella popolazione è quella dell’utilitarismo: competizione a tutti i costi e tutto per uno scopo, con l’amore che passa in secondo piano, come fosse un bisogno secondario.

Non è un caso, infatti, che il Paese con il più alto tasso di insoddisfazione sessuale sia il Giappone, nazione con una delle più tossiche culture del lavoro al mondo, con un concetto di meritocrazia talmente distorto da permeare anche il percorso scolastico dei ragazzi sin dall’infanzia.

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I giovani non fanno più sesso: quali sono le conseguenze?

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Ma cosa succede quando le necessità sessuali vengono prepotentemente zittite? Già nel 1970, Irenäus Eibl-Eibesfeld sottolineava quanto il benessere psicofisico potesse venirne compromesso. L’effetto collaterale più evidente della continua frustrazione in ambito sessuale è l’aumento dell’aggressività. Con i mezzi attuali è molto più semplice osservare questa disgregazione interna della società: i commenti e le esternazioni che affollano i social sono permeati di odio, invidia e cattiveria.

Degno di nota, infine, è il fenomeno dei cosiddetti incel– involontariamente celibatari – cittadini, per lo più uomini, che non riescono a trovare una compagna e si riuniscono in community online dedicate. Se, da una parte, questo li aiuta a trovare supporto e a condividere la propria esperienza, dall’altra essi si espongono spesso in commenti e progetti di violenza nutriti da un agghiacciante livello di misoginia, odio e rabbia repressa.

Note positive: un risveglio di coscienze

In conclusione, tuttavia, è necessario sottolineare quanto la popolazione sia sempre più consapevole di aver preso una strada sbagliata.

Una nuova concezione di lavoro – più libera e appagante – comincia a diffondersi, e la ricerca di professioni in grado di garantire un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata è sempre più dominantetra i giovani lavoratori. Attendiamo di scoprire gli sviluppi di questa nuova e più sana modernità.

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Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, un passato da teatrante e una generale tendenza a perdersi nei vicoli di una fin troppo vivida immaginazione. Ama in egual misura la scienza e la poesia, qualunque forma quest'ultima assuma, e si spende da tempo per la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita.

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