Giornata per la Prevenzione del Suicidio, come aiutare in maniera concreta

Il tema della Giornata per la Prevenzione del Suicidio 2023 è “Agire per costruire speranza”. Ecco in che modo puoi aiutare chi sta pensando al suicidio.

Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
Giornalista con studi in Mediazione Linguistica, una formazione da teatrante e una generale tendenza a perdersi nei vicoli di una fervida immaginazione. Ama in egual misura la scienza e la poesia e si spende da tempo per la crociata della Mental Health Awareness come missione di vita.
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Il 10 settembre è la Giornata per la Prevenzione del Suicidio. Istituita nel 2003 con il nome ufficiale di World Suicide Prevention Day, la ricorrenza è promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale allo scopo di fare sensibilizzazione e prevenzione, a livello istituzionale che privato, su una delle tematiche più complesse in ambito di salute mentale.

Giornata per la Prevenzione del Suicidio: agire per costruire speranza

Il tema scelto per il triennio 2021-2023 è Creating hope through action, ossia Agire per costruire speranza, un motto che può essere letto in due direzioni: da una parte suggerisce alle persone che sperimentano ideazioni suicidarie che c’è ancora speranza e supporto per loro, dall’altra ricorda ad amici, parenti e conoscenti che solo attraverso le azioni – anche quelle all’apparenza più insignificanti – questo sentore di speranza può raggiungere chi ne ha bisogno.

In questo articolo ci concentreremo su questo secondo aspetto, analizzando comportamenti e azioni che possono effettivamente concorrere alla prevenzione del suicidio, semplici gesti di supporto che possono essere compiuti da chiunque.

Il problema del suicidio a livello globale

statistiche suicidio prevenzione

Il numero di morti per suicidio annuali nel mondo, stando a quanto riportato dall’OMS, è stimato intorno alle 700mila persone, delle quali la maggioranza è di sesso maschile, con un rapporto di circa 4 a1 tra uomini e donne.

Non si può associare una singola motivazione a un’ideazione suicidaria. Tante e diversificate sono le variabili da tenere in considerazione: la presenza di un disturbo del tono dell’umore come depressione o disturbo bipolare, un trauma che ha lasciato cicatrici profonde, un periodo molto difficile o un generale senso di abbandono e insoddisfazione sono solo alcune delle motivazioni alla base di un problema tanto complesso.

Allo scopo di prevenire una tale epidemia silenziosa, sempre più strumenti vengono messi a disposizione di chi soffre: si va da misure governative volte a supportare chi ha contratto debiti ingenti ai bonus economici per le psicoterapie, fino a numeri da contattare in caso di emergenza.

E tuttavia non sempre questi strumenti sono sufficienti a salvare una vita, spesso a causa di una delle realtà più devastanti con cui chi soffre si ideazioni suicidarie deve spesso confrontarsi: un imponente senso di solitudine, abbandono e incomprensione.

Leggi anche: Cara Delevingne: “Sono pansessuale, mi vergognavo e ho pensato anche al suicidio”

Come aiutare in maniera concreta chi sta pensando al suicidio

prevenzione del suicidio

La prevenzione del suicidio passa attraverso l’ascolto. Uno degli ostacoli più difficili da affrontare quando si sperimentano ideazioni suicidarie è il non poter parlarne con chiunque. Se il suicidio è universalmente vissuto come una tragedia, le ideazioni suicidarie sono ancora un tabu difficile da scardinare: le reazioni più comuni sono evitare l’argomento, quasi in maniera scaramantica, oppure minimizzarlo.

Vale in particolare per gli uomini, spesso assoggettati al tossico e diffuso pregiudizio secondo il quale chiedere aiuto li renderebbe deboli o poco virili.

Leggi anche: Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, 5 pregiudizi da cambiare subito

1. Agire per primi chiedendo all’altra persona come si sente

Chi attraversa una fase complessa difficilmente riesce a chiedere supporto alle persone intorno, di conseguenza può essere di grande aiuto agire preventivamente e tendere una mano quando ci si rende conto che qualcuno comincia a comportarsi in maniera insolita.

I campanelli d’allarme a cui fare attenzione sono in particolare i seguenti:

  • L’altra persona è diventata silenziosa, si è isolata o non si fa più sentire. È un atteggiamento da tenere d’occhio soprattutto se soffre o ha sofferto in passato di depressione, se ha già tentato il suicidio in passato o ha una storia di suicidio in famiglia.
  • L’altra persona si comporta in maniera diversa dal solito, ha cambiato atteggiamento senza un motivo apparente, ha cambiato abitudini e i suoi ritmi sonno/veglia o il regime alimentare sono diventati irregolari.
  • L’altra persona ha smesso di dedicarsi alle proprie passioni o non prova più interesse per cose che un tempo che amava.
  • L’altra persona sta attraversando un evento doloroso: ha perso il lavoro, ha contratto debiti, ha perso una persona cara, ha scoperto di avere una malattia grave o la malattia ha colpito una persona cara.
  • L’altra persona ha cominciato a fare abuso di sostanze come alcol o droghe, o a dedicarsi ad attività pericolose come guida spericolata o in stato di ebbrezza.
  • L’altra persona si è procurata armi o oggetti che potrebbe utilizzare per farsi del male.
  • L’altra persona ha cominciato a parlare o a scrivere di morte e argomenti ad essa legati.

2. Parlare con l’altra persona dei suoi pensieri di suicidio

Il primo passo per abbattere i tabu è parlarne. Se una persona cara ha pensato o sta pensando al suicidio, chiederle di parlarne può aiutarla a lasciar andare i pensieri e a razionalizzarli. Diversamente da quanto si creda, parlare di suicidio non spinge le persone a compierlo.

Se non si sa da dove cominciare, la via più efficace è fare domande chiare, che non facciano uso di perifrasi o giri di parole, e poste con tono neutro, non giudicante né allarmato.

Ecco alcune domande che possono instradare la conversazione verso un’ottica più funzionale:

  • Come stai affrontando le difficoltà della tua vita in questo periodo?
  • Hai voglia di mollare?
  • Stai pensando che vorresti morire?
  • Hai pensato di farti del male?
  • Hai già tentato di farti del male?
  • Hai pensato al suicidio?
  • Hai mai pensato a come farlo o a cosa usare?
  • Possiedi oggetti che potrebbero essere usati per farlo?

3. Mostrarsi empatici e supportivi

Quando una persona parla di suicidio, non è in cerca di grandi verità traboccanti saggezza, ma solo di supporto e comprensione. Non è sempre necessario offrire grandi discorsi di conforto: la sola presenza può cambiare notevolmente la percezione dell’ambiente intorno per chi sta sperimentando ideazioni suicidarie. Un orecchio attento all’ascolto e un atteggiamento privo di giudizio è fondamentale, in particolare quando non si possiedono le competenze per gestire situazioni complesse, come un grave episodio depressivo.

Altra accortezza necessaria è non invalidare l’esperienza dell’altra persona con frasi del tipo “Hai così tanto per cui vivere”, e non rendere le sue risposte oggetto di discussione o di manipolazione emotiva, ad esempio dicendole che sentirla parlare in quel modo ci fa star male, affinché non si tiri indietro sentendosi incompresa o giudicata.

Una volta mostrato il proprio supporto alla persona che sta soffrendo, si possono valutare insieme soluzioni più efficaci che possano aiutarla a venir fuori dal periodo che sta vivendo. In questo, come in molti altri casi, l’intervento di uno psicoterapeuta o di un altro professionista della salute mentale è la via più funzionale per elaborare e risolvere il problema.

Leggi anche: Ecco come puoi aiutare chi soffre di depressione: 3 atteggiamenti sbagliati e in che modo cambiarli

Come agire in situazioni gravi o di emergenza

Se la persona si trova in un momento di crisi o si teme che possa tentare il suicidio a breve, è fondamentale mantenere la calma e mostrarsi presenti e attenti a ciò che ha da dire.

In primo luogo, è utile accertarsi che non sia sotto l’influenza di sostanze inebrianti o stupefacenti. Se fosse così, è consigliabile offrirsi di accompagnarla in un luogo sicuro.

Se c’è la possibilità concreta di un suicidio – ad esempio perché ha accesso ad armi o si trova in un luogo pericoloso –la prima cosa da fare è allertare i servizi di emergenza, dopodiché rivolgersi alla persona e chiederle di parlare di come si sente, ascoltandolacon atteggiamento aperto e comprensivo.

Fondamentale è esprimere sempre empatia e supporto e, se la persona dovesse mostrare ripensamenti sulle sue intenzioni, offrirsi di accompagnarla dove può ricevere aiuto. Aiutare la persona a trovare supporto presso un professionista o chiamare insieme a lei un numero di emergenza dedicato è la soluzione più efficace.

I numeri attivi in Italia per la prevenzione del suicidio sono i seguenti:

  • Numero verde Samaritans, attivo dalle 13 alle 22: 06 77208977
  • Telefono amico, attivo dalle 10 alle 24: 02 2327 2327
  • Emergenza medica e psichiatrica, attivo 24/7: 118

Leggi anche: Maggio è il mese della salute mentale: ecco 3 cose che devi smettere di fare subito

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Marianna Chiuchiolo
Marianna Chiuchiolo
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