sabato, Settembre 19, 2020

Giornata Mondiale delle Api: “La produzione di miele è crollata dell’’80%”

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

Il monitoraggio della Coldiretti sulla produzione Made in Italy di miele, realizzato in occasione della Giornata mondiale delle api, è piuttosto allarmante. Quest’anno due barattoli di miele su tre saranno di importazione, poiché l’Italia ne ha prodotto l’80% in meno. La causa è da ricercare nell’andamento anomalo del clima che ha provocato gravi siccità, riducendo le fioriture e stressando le api. Ma è da anni ormai che, su scala globale, si cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, perché la lenta moria delle api e di altri insetti impollinatori sta mettendo a rischio la biodiversità dell’intero Pianeta.

Un resoconto negativo

Coldiretti, la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, precisa che in molte regioni italiane quest’anno, causa il caldo inverno e le gelate primaverili, si sono registrati gravi problemi agli alveari. Le api non sono in grado di raccogliere il nettare e il poco miele che producono basta loro per la sopravvivenza. Anche se rispetto allo scorso anno non mancano situazioni più positive lungo la Penisola, l’Italia potrebbe subire ulteriori perdite legate alla produzione di miele. Scrive Coldiretti:

In Italia esistono più di 60 varietà di miele. Dal miele di acacia al millefiori, da quello di arancia a quello di castagno, dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino.

Tutta questa varietà potrebbe essere perduta se non si interviene subito in favore delle api. Ma non solo. Leggi anche: Allarme clima: 1 persona su 3 soffrirà le temperature del Sahara

Api, sentinelle della biodiversità

Questi insetti fanno molto di più del miele. Le api sono considerate un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono, letteralmente, il lavoro dell’agricoltura grazie l’impollinazione dei fiori. Un terzo del cibo che mangiamo dipende dal lavoro di questi insetti. Solo in Europa, le api garantiscono oltre 4.000 tipi di verdure. Per non parlare della frutta. Chi impollinerebbe i fiori in mancanza di api? In America è stata tentata l’impollinazione artificiale tramite api robot, ma si è dimostrata una pratica faticosa, lenta e costosa. Il valore di questo servizio, per ora prestato gratuitamente dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno. Scrive Coldiretti:

Secondo la Fao tre colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura, per resa e qualità, dall’impollinazione dalle api. Tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni.

L’agricoltura BIO può salvare le api

Negli ultimi 50 anni oltre il 50% del numero delle api è diminuito per via dell’intervento dell’uomo. Tra le cause principali ci sono perdita dell’habitat, cambiamenti climatici e principalmente l’utilizzo smodato di pesticidi. In particolare, i neonicotinoidi, derivati della nicotina, costituiscono un rischio diretto per la salute degli impollinatori. In Europa, grazie anche all’attento lavoro dell’associazione ambientalista Greenpeace, tre degli insetticidi più dannosi per le api sono stati banditi permanentemente dall’agricoltura. Ma non è ancora così nel resto del mondo. Un’agricoltura più ecologica e sostenibile è possibile, ma è necessario trasformare l’attuale sistema agricolo di stampo industriale. E questo sarebbe positivo per le api, ma anche per l’ambiente e per la nostra sicurezza alimentare. Bisogna continuare a sensibilizzare i produttori di tutto il Pianeta. Leggi anche: Lego diventa green: arrivano i mattoncini in bioplastica da canapa

Cosa possiamo fare noi? Piantare

Trasformare l’attuale sistema agricolo non è impresa facile, ma neanche impossibile. Ci vogliono interventi di governo e leggi strutturali per ottenere un reale cambiamento. Sviluppare una coscienza rispetto al problema e scegliere rappresentanti della politica più attenti alle questioni ambientali è già un primo passo importante. Ma più in concreto, e nel breve termine, possiamo scegliere di piantare. Ci sono fiori che più di altri offrono nutrimento e riparo alle api. Calendula, lupinella, coriandolo, cumino, borragine, rosmarino, timo, lavanda e molte altre, sono piante ideali da coltivare in vaso, come in giardino. Greenpeace ha messo a disposizione degli utenti una lista completa per chiunque volesse contribuire, nel piccolo, a salvare la vita delle api. Sul sito, per i più motivati, ci sono anche istruzioni per costruire un vero e proprio alveare per api selvatiche.

Le api amano la canapa

Un recente studio dell’Università del Colorado ha evidenziato come la canapa può aiutare a preservare la biodiversità degli insetti impollinatori. Nelle coltivazioni a scopo alimentare questi insetti accorrono in gran numero. In parte perché questo tipo di pianta raramente viene trattata con pesticidi, offrendo un vero rifugio per i piccoli insetti. In secondo luogo, perché nonostante il polline della canapa non sia adatto alla produzione di miele, la pianta soddisfa a pieno gli appetiti delle api. Un maschio di canapa può produrre quantità enormi di polline durante i mesi della fioritura, senza bisogno di essere impollinata a sua volta. Per api e insetti impollinatori trovarsi in una piantagione di canapa è come partecipare a un ricchissimo buffet. Per giunta, la canapa fiorisce da agosto fino ai primi mesi autunnali, momento in cui le altre piante hanno già esaurito il polline. Attingendo dalla canapa le api sono in grado di cibare la colonia quando ormai le scorte nell’alveare vanno scarseggiando. Questa pianta, quindi, potrebbe aiutare le api nei periodi in cui il polline è poco e potrebbe rappresentare una piccola oasi nei paesaggi agrari industriali, dove ci sono molti campi coltivati e pochi boschi.

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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